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Articoli e saggi su "ambienti di apprendimento"

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L'evoluzione della tecnologia a scuola in una infografica. Gianfranco Marini (Insegnantiduepuntozero), L’Aula del XXI Secolo come Ambiente di Apprendimento. La “Scuola” intesa come Spazio Fisico Nel dibattito sulla riforma della scuola viene spesso sottovalutata l’importanza della scuola intesa come “Habitat“, spazio fisico e architettonico in cui ha luogo il processo di insegnamento e apprendimento.

Gianfranco Marini (Insegnantiduepuntozero), L’Aula del XXI Secolo come Ambiente di Apprendimento

L’idea che gli ambienti in cui si svolge l’attività educativa siano come lo Spazio newtoniano “vuoti contenitori” caratterizzati da uniformità e universale omologazione, ha radici antiche nella scuola italiana. Negli altri paesi monitorati dall’OECD, esistono architetti specializzati nello School Design, che lavorano insieme ai rappresentanti di docenti e studenti per creare gli spazi educativi. Ma è davvero irrilevante lo spazio nel quale si svolge la didattica? Può migliorare l’apprendimento scolastico in edifici cadenti e fuori norma? L’ambiente didattico deve essere solo uno scatolone vuoto?

Quali Spazi per una didattica basata sulle Nuove tecnologie? Componenti della Classe del XXI secolo secondo Open Colleges. Prezi di Daniele Barca: Ambienti per la didattica digitale integrata. Rivista Educationduepuntozero: Tecnologie e ambienti di apprendimento. La rivoluzione è al di là dell’”angolo” Tecnologie e ambienti di apprendimento di Mario Fierli | del 02/07/2015 | 4 La rivoluzione delle tecnologie digitali riguarda tutti gli ambiti sociali e culturali.

Rivista Educationduepuntozero: Tecnologie e ambienti di apprendimento

Pone problemi globali e complessi, che meritano una risposta altrettanto globale. La scuola da sola non può offrire l’intera risposta, ma certo ha un compito primario nel produrla. La classe nella nuvola di Chiara Bollattino | del 09/04/2015 | 7 Sono un'insegnante di scuola primaria in un istituto comprensivo della capitale. Gli spazi della scuola nel territorio di Giuseppe Campagnoli | del 01/12/2014 | Ho riletto criticamente la serie di articoli del focus sull’edilizia scolastica pubblicato in ottobre sul n° 4 della “Rivista dell’istruzione” cui anche il sottoscritto ha contribuito, apparendo forse a prima vista utopico, fuori dal mondo ed eccessivamente “creativo”. Il principio del “terzo click” 2016 – Marzo – BRICKS. Media education on Flipboard. Tecnologie alleate ai docenti. Il recente studio dall’Ocse, «Students, computer and learning: Making the connection», basato sui dati dell’indagine 2012 evidenzia un elemento solo apparentemente sorprendente: le tecnologie, pur indispensabili, da sole non bastano per migliorare gli apprendimenti, occorre investire di più sulla formazione degli insegnanti.

Tecnologie alleate ai docenti

Solo la relazione con i docenti può “fare la connessione” tra tecnologie digitali e stili di apprendimento degli studenti. Ma in questi anni gli investimenti si sono orientati altrove. Anche nei paesi più “tecnologici” come gli Usa, la Gran Bretagna e la Finlandia non si evidenzia un miglioramento significativo negli apprendimenti scolastici rispetto a paesi come la Corea e il Giappone, che sono eccellenti nei punteggi Ocse-Pisa – ma dove gli studenti usano meno il computer e internet. Per un’innovazione inclusiva: ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico. La transizione al digitale si è presentata da subito come un processo complesso in cui abbiamo assistito non alla scomparsa/sostituzione dei vecchi media – da molti tuttora paventata – a vantaggio di nuovi media e delle reti sociali digitali; bensì, ad un’integrazione, ibridazione e convergenza, ad una sorta di galassia riconfigurata (McLuhan), in cui l’accesso e le possibilità di elaborare informazioni e conoscenze creano le condizioni per una maggiore autonomia – e quindi responsabilità – dei soggetti comunicanti.

Per un’innovazione inclusiva: ricomporre la frattura tra l’umano e il tecnologico

Ma, pur cambiando profondamente la “natura” degli strumenti, degli ambienti comunicativi e degli ecosistemi sociali, le questioni sono le medesime: la nostra attenzione deve, pertanto, continuare ad essere posta sulla qualità delle relazioni comunicative (e dei processi educativi) e sui rapporti di potere (conoscenze, competenze, asimmetrie, inclusione). (Immagine di copertina). [1] G. Simmel (1903), Die Groβstädte und das Geistesleben, trad.it. . [2] Cfr. . [3] Cfr. . [4] A. Ambienti di apprendimento innovativi – Una panoramica tra ricerca e casi di studio – BRICKS. Indire e.mosa@indire.it; l.tosi@indire.it scarica la versione PDF del lavoro L’attenzione per lo spazio dell’apprendimento non è un tema nuovo: i padri fondatori dell’attivismo pedagogico avevano già riconosciuto un ruolo chiave dell’ambiente nei processi di insegnamento e apprendimento.

Ambienti di apprendimento innovativi – Una panoramica tra ricerca e casi di studio – BRICKS

Da Don Milani alla Montessori e Dewey, da Freinet a Malaguzzi, chiunque abbia avvertito la necessità di mettere in primo piano lo studente è giunto alla conclusione che la cattedra e la sua collocazione sulla predella sono l’emblema di una relazione di tipo gerarchico. D’altronde, l’aula stessa con i banchi allineati propone un’unica affordance1: quella di uno spazio pensato per dispensare informazioni e nozioni, per supportare la lezione frontale e per favorire un atteggiamento di ascolto da parte degli studenti.

Figura 1 – “Giorni di scuola” 1954.Tratta dall’archivio di immagini per la scuola DIA: In questo modello di scuola, ad essere centrale era l’Istituzione, non la persona. Figura 5 – IIS L. Note. Un'iniziativa AICA - SIe-L per la scuola. Un'iniziativa AICA - SIe-L per la scuola.