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Raspberry Pi rilascia Pixel OS per Mac e pc. ZEUS News - Notizie dall'Olimpo informatico. Windows 10 Transformation Pack Tutorial - B00merang. Tavoli interattivo low cost- Progetto SODILINUX - CTS Verona- i monitor compatibili. Microsoft sposa Linux. Quando Free non significa gratis Che Futuro! Questo matrimonio non s’ha da fare.

Microsoft sposa Linux. Quando Free non significa gratis Che Futuro!

L’annuncio dell’ingresso di Microsoft Corporation nella Linux Foundation non è stato accolto bene da tutti. Microsoft è il più grande produttore di sistemi operativi per desktop computer ed ha sempre avversato lo sviluppo del software libero e open source. La Linux Foundation è invece una fondazione non profit che dalla nascita è devota allo sviluppo del kernel Linux e di progetti open source. È un matrimonio innaturale. Microsoft ha una lunga storia di cause per atteggiamento anticoncorrenziale, è nota per la sua capacità di lobbying, ed è un monopolista del software. Andiamo con ordine: l’annuncio è arrivato nella giornata di mercoledì 16 novembre 2016. In effetti la Microsoft ha da tempo deciso di collaborare con il mondo Linux e open source attraverso vari progetti come OpenDaylight, Open Container Initiative, Open API Initiative. Quindi il suo ingresso nella Linux Foundation è legittimo e in larga misura atteso.

Tutto bene dunque? Croazia (chi)ama open. Il Ministero dei veterani della Croazia ha pubblicato lo scorso anno un manuale (con licenza aperta CC-BY-NC-SA) per tutte le pubbliche amministrazioni su come utilizzare la distro Linux e la suite LibreOffice nelle migrazioni in Pubblica Amministrazione.

Croazia (chi)ama open

Il rilascio del manuale fa parte di un progetto pilota che il Ministero ha portato avanti in merito alla possibilità di implementare l’utilizzo del software libero e formati standard aperti all’interno delle proprie direzioni per aumentare la capacità di interoperabilità con le altre pubbliche amministrazioni e ridurre così nel lungo periodo i costi di manutenzione dei sistemi informativi. Il caso. Croazia (chi)ama open. EUPL.IT. Il sito EUPL.IT nasce a prosecuzione dell’attività di ricerca svolta presso l’Università di Bologna, con l’idea di diffondere la EUPL (European Union Public Licence) mediante approfondimenti, segnalazioni, scambi di esperienze e di materiale utile.

EUPL.IT

La EUPL è la licenza pubblica dell’UE con cui può essere rilasciato l’open source software (OSS) in alternativa ad altre licenze pubbliche di matrice americana (es. GPL). La EUPL può essere molto utile per attuare le strategie di riuso del software da parte delle pubbliche amministrazioni. Il sito crescerà a poco a poco in tutti i suoi contenuti.

Chi ha progetti relativi alla EUPL o software rilasciati in EUPL e desidera segnalarli per dare evidenza su questo sito, può darmene comunicazione via e-mail utilizzando il seguente indirizzo: segnala@eupl.it La cultura open source e i vantaggi per le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini possono essere sostenuti con la collaborazione di tutti. Il nuovo articolo 68 CAD: siamo davvero alla svolta open source nella PA? Le modalità di acquisizione del software da parte della Pubblica Amministrazione sono da lungo tempo al centro del dibattito politico e giuridico: un dibattito destinato a rinnovarsi a seguito dell’entrata in vigore della nuova formazione dell’articolo 68 del D.lgs 82/2005 (c.d.

Il nuovo articolo 68 CAD: siamo davvero alla svolta open source nella PA?

Codice dell’Amministrazione Digitale), rubricato “analisi comparativa delle soluizioni”, come modificato dalla l. 134/2012 di conversione del D.L. 94/2012. Prima di addentrarci nell’analisi della disposizione da ultimo citata è indispensabile ripercorre le tappe che hanno portato alla sua attuale formulazione. In particolare, si invitavano le pubbliche amministrazioni a “tener conto dell’offerta sul mercato di una nuova modalità di sviluppo e diffusione di programmi informatici, definita open source o a codice sorgente aperto”. A) sviluppo di programmi informatici per conto e a spese dell’amministrazione sulla scorta dei requisiti indicati dalla stessa amministrazione committente;

Le norme per il software libero nella Pa, pro e contro. La montagna ha partorito il topolino.

Le norme per il software libero nella Pa, pro e contro

Lo scorso 8 gennaio, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato la Circolare n. 63/2013, con la quale sono state adottate le Linee guida per la valutazione comparativa prevista dal Codice dell’Amministrazione Digitale per l’acquisizione del software da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Come i lettori di AgendaDigitale.eu ricorderanno, i lunghi lavori per la scrittura del documento sono stati travagliati e – vista la piega che aveva preso la discussione tra i diversi attori seduti al tavolo – la soluzione era affatto scontata. Ma andiamo con ordine. Dopo anni di discussioni, la nuova formulazione della norma prevedeva un vero e proprio criterio di preferenzialità. Alla fine, il documento appena pubblicato dà ragione a questi ultimi, definendo i criteri che ciascuna Amministrazione deve seguire per l’acquisizione di prodotti e soluzioni software da utilizzare per l’assolvimento dei propri compiti istituzionali. Analisi comparativa delle soluzioni. 1.

Analisi comparativa delle soluzioni

Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralità tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato: a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione; b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione; c) software libero o a codice sorgente aperto; d) software fruibile in modalità cloud computing; e) software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso; f) software combinazione delle precedenti soluzioni. 1-bis.

Modifiche all’art. 68 CAD. Dopo la recente modifica dell’art. 68 CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) ad opera del D.L. 83/2012, conv. in L. 134/2012, il legislatore – per iniziativa del Governo Monti – ha predisposto un’ulteriore modifica al medesimo art. 68 CAD, ad opera questa volta dell’art. 9 bis D.L. 179 del 18 ottobre 2012, così come convertito con modificazione nella Legge 221 del 17 dicembre 2012 (pubblicata in G.U. n. 294 del 18.10.2012, S.O. n. 208), recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”.

modifiche all’art. 68 CAD

In forza dell’art. 9 bis ult. cit. (rubricato “Acquisizione di software da parte della pubblica amministrazione”), l’art. 68 CAD risulta innovato come segue: Accesso e fruibilità dei dati. L'articolo 58 del CAD specifica che le modalità di accesso e fruibilità dei dati siano disciplinate mediante apposite "convenzioni-quadro" aperte all’adesione di tutte le amministrazioni interessate, predisposte sulla base delle linee guida redatte dall'Agenzia per l'Italia Digitale, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.

Accesso e fruibilità dei dati

AgID, d'intesa con il Garante per la protezione dei dati personali, ha predisposto le "Linee guida per la stesura di convenzioni per la fruibilità di dati delle pubbliche amministrazioni - versione 2.0", tenendo conto sia delle recenti modifiche al contesto normativo sia dell'opportunità di semplificare il procedimento di formazione delle convenzioni e, nel contempo, rendere pienamente conformi alla disciplina in materia di protezione dei dati personali i trattamenti previsti.