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Edutopia

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I Social Network in classe - Mamamò All’interno di progetti di educazione civica digitale si sente spesso parlare dell’utilizzo dei Social Network in classe. Non solo i social progettati ad hoc per la scuola e la didattica, ambienti “chiusi”, costruiti sulle esigenze didattiche e rispettosi del sistema normativo, ma i social network cosiddetti generalisti, che spesso alunni (over 13, età minima per l’accesso) usano e conoscono ancor meglio dei docenti. Prima regola per i social media: conoscenza delle norme d’uso Se faccio capisco. La scuola dei laboratori di Fiorella Palomba* Premessa Se faccio, capisco è una frase magica che molti hanno utilizzato convenientemente. Associazione Il Nostro Pianeta Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue La classica tripartizione dei livelli di L2 (principiante/intermedio/avanzato) è stata sostituita da alcuni anni dai risultati di un immenso lavoro elaborato in seno al Consiglio d’Europa, il cosiddetto Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER), conosciuto anche come Framework. Il QCER ha suddiviso il percorso dell’apprendimento linguistico in sei livelli, descritti in modo rigoroso e oggettivo, tenendo conto delle quattro abilità (ascoltare, leggere, parlare, scrivere) e di molti altri parametri.

Trucchi e tecniche per calmare una classe rumorosa Mi è capitato spesso, soprattutto in questo ultimo periodo, di avere conversazioni con alcune colleghe sul tema del silenzio e su come calmare una classe rumorosa. Molte mi hanno chiesto consigli su come gestire le classi un po’ chiacchierone. Non ho bacchette magiche o formule miracolose a disposizione che di colpo possano trasformare una classe rumorosa e chiacchierona in una silenziosa e pacata, però credo che alcune piccole strategie educative o per meglio dire “trucchi” che tutti noi docenti conosciamo, se messe a disposizione di tutti, possano dare un valido contributo e nel tempo dare i risultati sperati. Sappiamo benissimo che la professione di insegnante è tutt’altro che semplice e gestire una classe rappresenta, oggi più che mai, per gli insegnanti una vera e propria sfida. Ricordo che “ai miei tempi” ( si dice sempre così, no?) Ci ritroviamo così a dover imparare a gestire la complessità di un gruppo e a trovare metodi di insegnamento sempre più efficaci ed efficienti.

Metodologie didattiche e tecniche attive di insegnamento Che metodologie utilizziamo nelle attività proposte? Come potrai verificare, ogni scheda didattica che ti propongo contiene la voce METODOLOGIE, in modo che tu possa farti subito un’idea dell’attività. Ecco allora un sintetico elenco di definizioni relative alle metodologie ed alle tecniche attive che vedrai citate. Le spiegazioni utilizzate sono tratte dai testi F. TESSARO – Processi e metodologie dell’insegnamento – SSIS Veneto e Glossario metodologico didattico di V. Martino, a cui si rimanda.

Sviluppare le competenze attraverso compiti autentici Scuola secondaria di primo e di secondo grado Le competenze, queste sconosciute Dalla scuola del primo ciclo d’istruzione all’obbligo formativo e ai percorsi d’istruzione secondaria superiore, i risultati scolastici vengono sempre più spesso declinati in termini di competenza e viene posto l’obbligo di certificare le competenze dimostrate dagli studenti.Due semplici definizioni per iniziare. Apprendimento e insegnamento delle lingue Straniere Una selezione di risorse per imparare il russo, il cinese, il neogreco o l’esperanto. Affina la ricerca Lernu INSEGNARE che fatica! Lo psicologo ci dice perché A cura di Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli (www.educazioneemotiva.it) Che sempre l’insegnamento sia stato un lavoro faticoso cominciano a capirlo in parecchi. Fino a poco tempo fa infatti attorno a questa professione circolavano molti luoghi comuni: hanno tre mesi di ferie all’anno; a Natale e Pasqua se la spassano tranquillamente a casa; lavorano poche ore a settimana. Finalmente ci si rende conto che siamo davanti ad una classe di lavoratori in grossa difficoltà, anche se ciò non è di conforto per i docenti. Come tutte le professioni ad alta esposizione relazionale infatti, l’insegnamento affatica emotivamente, in quanto presuppone il “pescare” da se stessi ogni mattina quelle competenze, motivazioni ed emozioni utili a stabilire i migliori contatti tra sé e gli alunni. Che fare?

FARE I CONTI CON LA MATEMATICA - Uno è strano perché solo, pensò il due planando a volo./ Siamo in tre concluse il terzo, sorridendo senza sforzo./ Mister quattro di soppiatto in silenzio si accostò./ Disse il cinque che seguiva: “fammi posto!” e un calcione gli sferrò./ “Sei un bel tipo” disse quello, rimirandosi allo specchio, sei il più bello, per di più sei pure tosto./ Occhio al sette aggiunse l’otto, con lo sguardo spaventato./ Mentre il nove già premeva, stanco serio e impomatato./ ‘Fuori tutti, valgo doppio’ urla il dieci nella testa del piccino./ Ma quel discolo lo afferra, lo divide per benino poi lo butta nel camino./ Brucia il numero fatato: tutto e nulla ha numerato./ Primo o ultimo che sia, è finita la magia./ Non aveva, del pupetto, calcolato l’inventiva che si sa, è cosa viva. I numeri sembrano nati per le filastrocche – anche se diffidano della rima – perché sono disponibili a qualsiasi gioco e perché c’è sempre una regola, la regola del gioco, che ne amministra i comportamenti.

La scuola senza classi: 5 soluzioni adottate in Europa L’"aumento” digitale degli spazi della scuola, il ribaltamento del setting didattico implica un complessivo ripensamento dell’organizzazione scolastica, anche nei suoi spazi fisici e ambienti architettonici. Si prenda ad esempio il caso del cooperative learning, tipico della didattica digitale: l’accentuazione della collaborazione fra studenti, dello scambio di conoscenze, dell’aiuto reciproco - pur con tutte le mancanze, i vuoti, le delusioni, che l’apprendimento in rete può incontrare - ha invogliato a progettare una scuola che tenesse nel dovuto conto la vita sociale degli studenti a scuola. Si tratta di un bisogno di incontro, di vita e di apprendimento non limitato entro mura dell’aula, che, però, può essere assecondato e non represso dagli spazi stessi. Gli “spazi funzionali” sono stati attrezzati sulla base teorica degli studi di Nair, Finley e Lackney (2013).

dienneti Imparare l’inglese, con Dienneti, è ancora più facile: in questa sezione tante risorse per parlarlo e scriverlo correttamente. iSLcollective Migliaia di schede di lavoro in formato .doc pronte da scaricare, in diversi livelli di difficoltà e ricercabili secondo categorie o tag. Le schede sono disponibili gratuitamente previa registrazione.

Guamodì Scuola: Come mantenere viva l'attenzione degli studenti durante la spiegazione (apprendimento cooperativo) La tecnica proposta in questo post ha l'obiettivo di mantenere viva l'attenzione degli studenti durante la spiegazione dell'insegnante. In questo caso, quindi, è prevista la classica lezione frontale affiancata ad attività cooperative degli studenti a gruppi di due. Una breve parentesi, prima di continuare la descrizione di questa interessante attività: nella didattica costruttivista si fa a volte l'errore di demonizzare la lezione frontale, sempre e comunque. O meglio, è questo il messaggio che a volte passa agli insegnanti a cui si dice di evitare la lezione frontale: dopo aver ascoltato da più pulpiti che la "lezione frontale" non è efficace, gli insegnanti sono spesso portati a pensare che IN OGNI CASO la lezione frontale sia da bandire. Nulla di più sbagliato. L'attività che proponiamo in questo post, infatti, dimostra che esiste la possibilità di integrare in modo efficace e proficuo la lezione frontale con modalità di apprendimento cooperativo.

Presentazione efficace: 5 consigli per ottenere il massimo Ma attenzione, mai ignorare l’importanza di una presentazione efficace. Le persone che hai di fronte non sono immuni alla noia: se non riesci a mantenere l’attenzione hai poco tempo a disposizione. Poi la palpebra diventa pesante, lo sbadiglio incalza. Le persone devono guardarti in faccia, devono ascoltare la tua voce. Anche se brutta come la mia, con quella “r moscia” che ricorda inesistenti origini nobiliari. Non importa.

Minecraft in classe? «I bambini andrebbero a scuola anche la domenica» Sono un professionista informatico da parecchi anni ed ho sempre trovato divertente la paradossale battuta riproposta spesso come personalizzazione della propria firma sui forum della grande rete: “Al mondo esistono solo 10 tipi di persone: quelle che capiscono il codice binario e quelle che non lo capiscono”. Quando sono stato invitato il mese scorso al Microsoft Edu Day per raccontare dell’esperienza didattica introdotta presso la classe elementare IV A di Allumiere utilizzando lo “strumento” Minecraft non ho potuto fare a meno di esordire raccontando cio’ che in questi anni ho avuto modo di verificare sul campo: “Al mondo esistono solo due tipi di persone: quelle che conoscono Minecraft e quelle che non hanno figli (dai sei anni in su)”. Minecraft come strumento di apprendimento basato sul gioco Minecraft come gioco inclusivo di genere

Edutopia è un sito fondato dalla George Lucas Educational Foundation che mette in evidenza le best practice didattiche e racconta storie di innovazione educativa nel mondo per migliorare i processi di insegnamento/apprendimento del primo ciclo di istruzione. by alessiascarinci Jan 18

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