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BUFALE

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The Free Scam, Spam or Trust Website Analyzer Tool. Fare ricerche in rete: 10 dritte per riuscirci. Giusto per fare un esempio: a fine 1999, cercando la parola creatività con Virgilio (Google era appena nato e non era ancora così conosciuto) si trovavano 319 risultati.

Fare ricerche in rete: 10 dritte per riuscirci

Nel 2004, cercando creatività con Google se ne trovavano oltre 604.000 (nel caso vi chiedeste come faccio a saperlo: ho conservato i dati). Oggi chi cerca creatività con Google trova 11.400.000 risultati. Se invece si cerca con Google creativity si trovano 209 milioni di risultati. How to Evaluate Web Resources. The Internet has given writers in all fields the ability to conduct research more quickly, and more thoroughly, than ever before.

How to Evaluate Web Resources

Whether they're writing hosting reviews, tapping out novels, or blogging like a rockstar, nearly everyone who writes now relies in some part on the Internet for information. Yet with almost 640 terabytes of data being transferred every single minute—much of it poorly sourced—it can be difficult to discern, at first blush, the accuracy of information found on the Web, as well as the authority of its resources.

Life online has undoubtedly changed the procedures used to gather and assess information forever. But when it comes to well-written and effective content, the need for correct information, from reliable and authoritative resources, remains the same. Even in the cut-and-paste age of Wikipedia, evaluating sources based on their authority, relevance, and accuracy is still a requirement for serious writers. A Visual Guide to Evaluating Sources on the Web: Stiamo crescendo una generazione di “ignoranti digitali”? - ilSole24ORE.

Non distinguono una notizia da una pubblicità online, non considerano minimamente l’attendibilità delle fonti delle notizie su Internet, sono facilmente ingannabili dai messaggi postati sui Social Network.

Stiamo crescendo una generazione di “ignoranti digitali”? - ilSole24ORE

No, non parlo dei nostri anziani genitori o dei nostri nonni, che in fondo un po’ sarebbero giustificati dalla poca dimestichezza col mezzo. Mi riferisco, drammaticamente, ai “nativi digitali”, quelli nati col tablet in mano e che ora vanno all’università o alle scuole superiori. Gli autori di una ricerca della Stanford University, condotta su 7.804 studenti in 12 Stati tra il gennaio 2015 e giugno 2016, la più ampia mai realizzata, sintetizzano in una parola l’abilità dei giovani di ragionare sull’attendibilità delle informazioni trovate su Internet: agghiacciante. Furbizia online: un test di affidabilità di siti web in 6 punti. Fate circolare!

Furbizia online: un test di affidabilità di siti web in 6 punti

Quello che non vi vogliono far sapere! Il grande segreto della multinazionale! Li conosciamo questi link che rimbalzano sui social, vero? E lo sappiamo, che la maggior parte sono “clickbaits”, vero? Che sono esche per farvi cliccare sulla notizia, e con il vostro semplice click regalare bei soldoni fumanti a chi gestisce il sito? StopClickBait, 6 ore di Internet e solo 4 minuti di contenuto vero, il resto è spazzatura - Wired.

The Free Scam, Spam or Trust Website Analyzer Tool. Furbizia online: un test di affidabilità di siti web in 6 punti. How to Evaluate Web Resources. Stiamo crescendo una generazione di “ignoranti digitali”? - ilSole24ORE. Bufale un tanto al chilo. C’è un confine molto leggero nel giornalismo, un confine che però fa una differenza immensa una volta varcato, stiamo parlando di quella linea rossa che distingue tra chi informa e chi manipola l’informazione, anche quando la manipolazione è sottile, come nel caso di cui andremo a parlare.

Bufale un tanto al chilo

Smentire le bufale è inutile? Caitlin Dewey è una giornalista del Washington Post che da più di un anno cura la rubrica settimanale “What was fake this week” (“cosa era falso questa settimana”) in cui spiega le più diffuse e interessanti bufale di quei giorni.

Smentire le bufale è inutile?

Ogni settimana Dewey prende una bufala, una bugia, una notizia non vera spacciata per vera e fa quello che si definisce debunking: smonta, smentisce e smaschera la bugia, dicendo come stanno in realtà le cose e come quella bugia è nata e cresciuta, soprattutto grazie a chi la condivide sui social network. Questa settimana Dewey non ha fatto nessun debunking e ha usato la sua rubrica per parlare di Debunking in a World of Tribes (“fare debunking in un mondo fatto di tribù”), uno studio accademico che spiega che il debunking serve in realtà a poco. Solitamente questo spazio è dedicato a smentire le bugie, le bufale e le teorie del complotto che giorno dopo giorno girano su internet. Ha ancora senso smascherare le bufale? - Galileo. Una recente ricerca ha messo in dubbio l’efficacia del debunking, ossia l’attività di smentire bufale e teorie del complotto.

Ha ancora senso smascherare le bufale? - Galileo

Il debunker Paolo Attivissimo ci spiega perché non è d’accordo Smascherare le bufale è inutile? Secondo Walter Quattrociocchi, direttore del laboratorio di scienze computazionali presso l’Istituto Alti Studi di Lucca, la risposta è sì. In un recente studio, un team di scienziati guidato dal ricercatore italiano ha preso in esame la diffusione di bufale e teorie del complotto sul web (in particolare su Facebook), giungendo a una conclusione sconfortante: la circolazione di informazioni false online sarebbe un fenomeno totalmente inarginabile.

Il motivo è legato essenzialmente alla combinazione di due fattori. Paolo Attivissimo, a differenza di Caitlin Dewey, lei non sembra volersi arrendere. Come «forare la bolla» delle bufale sul web. La disinformazione sul web può anche essere colpa di un algoritmo.

Come «forare la bolla» delle bufale sul web