background preloader

DIDATTICA DELL'ARTE

Facebook Twitter

Progetti Di Educazione Artistica, Murales Scuola e Educazione Artistica. Situazione di apprendimento. D’apres e citazioni d’arte. Copiare.

D’apres e citazioni d’arte

Una pratica considerata disdicevole nella scuola e nella vita. Ma se la copia non è plagio, anzi si arricchisce della personalità e dello stile del secondo autore, allora diventa espressione di creatività, diventa un “d’apres“, una citazione colta ed originale. Lo hanno fatto anche i più grandi artisti senza che per questo la loro levatura ne sia stata diminuita. Persino un pittore introverso come Magritte si è dedicato, con non poca ironia, alla citazione dei grandi del passato. Guardate cosa ha fatto alla povera Madame Récamier (1800) di Jacques-Louis David! Stessa sorte paradossale hanno avuto i personaggi affacciati sul balcone di Edouard Manet (che a loro volta citavano alcuni celebri balconi di Goya). Tuttavia questa vena irriverente nasce solo nel Novecento, con il Dada e il Surrealismo. È in questo senso che Lorenzo Lotto ridisegna la Cacciata dall’Eden di Michelangelo alla Sistina: non per “aggiornarla” ma per carpirne i segreti dell’originale composizione.

Il vuoto che fa paura: l’arte dell’horror vacui. Siamo figli del Partenone.

Il vuoto che fa paura: l’arte dell’horror vacui

Non c’è niente da fare. Il nostro metro di giudizio sull’arte di ogni epoca è rimasto fermo là, ancorato a quegli equilibri, a quelle proporzioni, ad un’armonia impeccabile di pieni e di vuoti. Cinque modi per creare il volume. Abbiamo già visto come rappresentare la profondità spaziale di un ambiente sul supporto bidimensionale del foglio, ma non abbiamo ancora parlato della resa della tridimensionalità di un oggetto.

Cinque modi per creare il volume

Fondamentale è, in questo caso, il ruolo della luce. La sua direzione, infatti può favorire o meno la percezione del “modellato”, cioè della morfologia della superficie e del volume come dimostra il confronto tra una foto scattata con cielo coperto (dunque priva di forti ombre) e una con luce solare diretta (in questo caso con ombre nette ed evidenti). Come abbiamo già osservato nell’esercizio della foto caravaggesca, è la luce laterale, la cosiddetta “luce di taglio”, quella che riesce a rendere meglio la volumetria dell’oggetto rappresentato. Guardate questa testa d’aglio. Acquisisce volume solo nel momento in cui sulla superficie si forma il chiaroscuro creato da una fonte laterale. Naturalmente si possono utilizzare anche le altre direzioni della luce in base all’effetto cercato.

Un esempio? Insegnare l’arte con la matematica. Tenetevi forte!

Insegnare l’arte con la matematica

Stavolta l’esperimento è veramente azzardato. Quello che voglio raccontarvi oggi è un tentativo di spiegare la storia dell’arte attraverso concetti propri della matematica. Perché la matematica possiede un’esattezza, una forza di sintesi, un linguaggio simbolico che altre discipline non hanno. E così, ogni tanto, la uso per parlare di arte (tra lo sconcerto generale degli studenti…). Prendiamo la trigonometria. Prendiamo in particolare la funzione y = sen (x). Sì, ma che me ne faccio di una sinusoide per spiegare la storia dell’arte? Detta così è un po’ grossolana, lo capisco. Sembra emergere un bisogno periodico di certezze, di misura, di staticità e di equilibrio che viene bilanciato successivamente da una tensione verso il deforme, l’eccessivo, il dinamico, il patetico.

Rappresentazioni emozionali del pensiero: le mappe mentali. Esistono molti tipi di mappe per la rappresentazione delle conoscenze.

Rappresentazioni emozionali del pensiero: le mappe mentali

Una di quelle più “creative” è la mappa mentale. A differenza di quella concettuale (formata da parole inserite in box e collegate tra loro attraverso preposizioni o verbi, con una conformazione a rete), la mappa mentale ha un centro da cui si irradiano altri concetti, dai quali, a loro volta, si dipartono ulteriori ramificazioni. In effetti la struttura che ne deriva, anche se può presentare una struttura radiale, è sostanzialmente configurata ad albero. E tale forma è rafforzata dal fatto che la mappa mentale non prevede collegamenti reciproci tra i “rami”. Una struttura, quindi, gerarchica ma dall’andamento spesso sinuoso e libero. Una splendida raccolta di mappe mentali disegnate a mano libera si può trovare su MindMapArt.

Tuttavia, spesso nella pratica scolastica non c’è il tempo e lo spazio per produrre simili elaborati. Se volete istruzioni più “creative” (e ironiche…), allora ecco la mappa che fa per voi! Come vediamo il mondo intorno a noi? Guardare e vedere.

Come vediamo il mondo intorno a noi?

Ho già parlato della differenza tra questi due atti. Guardare è ricevere passivamente uno stimolo visivo, è una sorta di azione involontaria, mentre vedere è un atto che implica la volontà di conoscere, di capire, di indagare la realtà che ci circonda. A vedere si impara: per osservare, infatti, è importante disegnare e, in particolare, copiare. È così che percepiamo proporzioni, dettagli, ritmi che altrimenti passerebbero inosservati. Tuttavia anche il semplice guardare è un momento attivo, un processo “creativo” se vogliamo. Il nostro occhio non è una macchina fotografica (lo è solo per quanto riguarda la parte, per così dire, “meccanica”), dunque non registra fedelmente ciò che gli appare davanti. Le nostre basi culturali, i nostri interessi e le nostre aspettative ci portano a percepire selettivamente la realtà (“vediamo ciò che vogliamo vedere” ho già scritto a proposito delle pareidolie).

Perché?