
REALIZZARE VIDEO DIDATTICI: COSA SERVE PER CREARE UNA VIDEO LEZIONE? | France... Oggi la didattica può servirsi di uno strumento molto potente per far apprendere i contenuti agli alunni… mi riferisco al VIDEO! Quest’ultimo riesce a catturare l’attenzione, a motivare e a fissare meglio i concetti. Perché non usarlo? Per prima cosa occorre conoscere gli strumenti sia software che hardware per realizzare un video didattico efficace. I migliori programmi scaricabili gratuitamente online sono: Windows Media Player e Pinnacle Videospin, con essi puoi già ottenere un buon risultato utilizzando le transizioni, le tracce audio, le scritte testuali e le immagini. A pagamento esistono invece dei programmi molto più evoluti come ad esempio: Power Director 11. Un esempio realizzato da me per l’attività: “La pergamena dei sette segreti“, svolta con l’obiettivo di promuovere comportamenti scolastici virtuosi. Una telecamera digitale, in alternativa potremo utilizzare uno smartphone di ultima generazione o una buona macchina fotografica, anche quelle compatte andranno benissimo.
Decalogo per l'uso dei dispositivi mobili a scuola Il 19 gennaio 2018 la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che si trovava a Bologna in occasione della kermesse “Futura”, happening di tre giorni dedicato al Piano Nazionale Scuola Digitale, ha presentato al Palazzo Re Enzo i risultati della commissione sull’uso responsabile degli strumenti digitali in classe: allo scopo di contrastare la dispersione scolastica e promuovere l’innovazione didattica, sono state stilate dieci regole per insegnanti e dirigenti, utili a regolamentare in ciascun istituto una Politica d’Uso Accettabile (PUA) in merito ai device mobile e ad adottare la politica aziendale del Bring Your Own Device (BYOD) per un interesse comune. Il Decalogo “è ispirato a una visione fiduciosa e positiva del rapporto tra i professori, gli studenti e la cultura oggi plasmata nei suoi linguaggi, stili e codici dall’enorme diffusione di tablet e telefoni interattivi”. Produzione riservata
Perché bisogna passare dalla scuola digitale all'innovazione della scuola Il digitale avanza nella scuola ed i rischi a cui va incontro la cosiddetta scuola 2.0 sono certamente molti. Esattamente quelli di chi cerca di costruire qualcosa di nuovo. Si tratta, infatti, di uscire da uno scenario che conosciamo da decenni, fatto di lezioni, di pagine da leggere e di esercizi da fare a scuola e a casa, di verifiche orali e scritte …insomma, da quella scuola che assomiglia come una goccia d’acqua a quella che abbiamo frequentato noi troppi anni fa. Si potrebbe anche osservare che quando Gentile varava i licei, che sono rimasti la spina dorsale della nostra scuola, sui binari italiani sbuffavano le locomotive a vapore. Oggi sfrecciano sui binari treni che in tre ore vanno da Roma a Milano, ma lavagne e banchi sono sempre lì. Una mancanza di cambiamento che lascia a dir poco sorpresi. Un altro argomento “forte” che va per la maggiore vede il libro sulla sponda opposta dei vari device tecnologici.
Quadro strategico: istruzione e formazione 2020 What is the EU's role in education & training? Each EU country is responsible for its own education and training systems. EU policy is designed to support national action and help address common challenges, such as ageing societies, skills deficits in the workforce, technological developments and global competition. Education and training 2020 (ET 2020) is the framework for cooperation in education and training. ET 2020 is a forum for exchanges of best practices, mutual learning, gathering and dissemination of information and evidence of what works, as well as advice and support for policy reforms. In order to ensure the successful implementation of ET 2020, Working Groups composed of experts nominated by member countries and other key stakeholders work on common EU-level tools and policy guidance. Peer counselling (DE FR) brings together experienced peers from a small number of national administrations to provide advice to a Member State in designing or implementing a policy.
"Nativi digitali"? La mera tecnologia non aiuta la Scuola La settimana scorsa il prof. Paolo Ferri è intervenuto su questo giornale a proposito della vexata quaestio relativa all'esistenza dei “nativi digitali”. Nel farlo ha citato alcune mie ricerche come esempio di “tecno-scetticismo”. Rispondo qui in merito ai riferimenti fatti alle mie ricerche e alle mie posizioni, che nell'articolo sono state accomunate a quelle di Paolo Attivissimo ma che in realtà si distinguono da quelle sia nel contenuto che nelle finalità. L’articolo del prof. Questo significa essere “tecno-scettici”? C'è inoltre da dire che i livelli di apprendimento standardizzati non sono l’unico indicatore che può misurare l'impatto dei media digitali nella scuola. La questione è, quindi, complessa e si presta sempre meno alla contrapposizione astratta tra apocalittici e integrati. Bibliografia Barrera-Osorio, F. and Linden, L. randomized experiment in Colombia. Cristia, J. Development: Evidence from the One Laptop per Child Program, IZA Discussion Papers 6401, Institute
È ancora possibile parlar bene della scuola? Qualcuno pensa di sì | Simone Giusti Dopo aver letto l’ennesimo appello di insegnanti e intellettuali sulla scuola italiana non riesco a togliermi dalla mente l’idea che, in fondo in fondo, al di là dell’evidente volontà controriformista che accomuna le iniziative di questo genere, tutte volte a restaurare pratiche e consuetudini di un passato ormai reso mitico a forza di storielle, il vero problema del discorso sulla scuola consista proprio nella sua sostanziale negatività. La scuola, per gli insegnanti e gli intellettuali italiani, è un luogo sostanzialmente sbagliato, malfunzionante e brutto, la cui situazione sarebbe “preoccupante” (Appello per la scuola pubblica), il cui senso sembra progressivamente svuotarsi di significato esattamente a partire dall’entrata in vigore dell’ultima riforma – alla fine degli anni ’90 era quella dell’autonomia, negli anni zero era la revisione delle indicazioni nazionali, poi l’alternanza scuola-lavoro ecc., temo all’infinito – la cui abolizione sembra l’unica cura possibile.
Chi è l'Animatore Digitale by Paolo Quadrino on Prezi Che cosa è il Design Thinking e come attuarlo in classe (in 6 step) “Essere empatici. Cercare di capire a che cosa la gente dia veramente valore. La grande cosa del Design Thinking è che permette alle persone di costruire idee sulle idee degli altri. Tu pensi a qualcosa, io ho un’idea, poi qualcuno da qualche parte dice: ‘Ehi, questo mi ha fatto pensare che dovremmo fare questo e potremmo fare quello.’ Così arrivi ad un punto che non avresti mai raggiunto con un’unica mente”. Il processo del Design Thinking in classe Il Design Thinking si ritiene oggi un elemento importante in ambito scolastico nell’adeguamento delle competenze professionali degli insegnanti alle esigenze di innovazione derivanti dalla veloce diffusione delle tecnologie, la volontà di dotare gli studenti (sin da piccoli) di strumenti per affrontare il costante aumento delle informazioni disponibili per renderli cittadini consapevoli. Le sei fasi del Design partecipativo 1. 2. “Nessuna idea è troppo stupida”, questo è il mantra del secondo step nel processo del Design Thinking. 3. 4. 5.
Dal Cloud all'Intelligenza Artificiale. Come cambierà la scuola nel 2018 | iSchool | StartupItalia! La tecnologia sta influenzando e cambiando tutti i campi, compreso quello dell’insegnamento. Un piccolo sguardo nel mondo digitale è indicativo di come la tecnologia stia cambiando l’educazione, e di come abbia già stravolto il tessuto dell’apprendimento tradizionale, sviluppando metodologie di apprendimento nuove e più evolute. Il rapido aumento della connettività internet è stato un importante catalizzatore per la crescita dell’e-learning. Nel Piano Nazionale Scuola Digitale elaborato dal Miur si ribadisce l’importanza di attivare processi di innovazione scolastica nei quali le tecnologie digitali siano centrali. Realtà virtuale e gamification La realtà aumentata, la realtà virtuale e la gamification danno agli studenti un’esperienza intensa e di prima mano attraverso la simulazione grafica, estendendo così il concetto di apprendimento esperienziale. Il cloud nell’educazione Apprendimento automatico e intelligenza artificiale
Tutto ciò che sappiamo sulla retribuzione degli Animatori Digitali Ho deciso di scrivere questo post per provare a fare un minimo di chiarezza sullo spinosissimo tema della retribuzione degli Animatori Digitali. Il gruppo dedicato agli A.D. che ho creato su Facebook ha da poche ore oltrepassato quota 3000 utenti e non passa giorno in cui qualcuno non ponga la fatidica domanda: “Verremo pagati? Esiste un compenso per l’Animatore Digitale?”. Partiamo da alcuni dati di fatto. docenti cui affidare il coordinamento delle attivita’ di cui al comma 57. Poco dopo si specifica che dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ciò significa che gli A.D. dovranno lavorare gratis? Nel Piano Nazionale Scuola Digitale, dove finalmente appare la figura dell’Animatore si specifica che quest’ultimo Fin qui tutto chiaro, ma poco dopo si arriva al paragrafo della discordia: Partiamo dal fatto che i 1.000€ sono assegnati alla scuola. I 1.000 sono il compenso per l’Animatore?
I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente Francesca Ungaro Webwriter e Content Manager. Psicologa.Ho lavorato come Responsabile della Comunicazione Corporate. Psicologia e scrittura sono le realtà che si intrecciano da sempre nella mia vita. Latest posts by Francesca Ungaro (see all) In un articolo di Panorama del 4 aprile 2016 si legge che i Nativi Digitali pensano diversamente rispetto alle generazioni precedenti. E’ dimostrato che i Nativi Digitali, quasi costantemente iperconnessi, non presentano una correlazione tra il numero di ore di esposizione alla Rete e l’aumento del quoziente intellettivo. Il pensiero dei Nativi Digitali tende ad abbandonare strutture logico-deduttive e lineari. La velocità di apprendimento e di pensiero logico-emotivo pare ridotta a un tempo talmente insufficiente che le informazioni, le emozioni e le esperienze non riescono ad essere strutturate e immagazzinate nella Memoria (ne ho scritto qui: Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?)
Abolire le tecnologie a Scuola, perché sbagliano i nuovi conservatori A leggere i giornali anche quelli “scolastici” sembra che l’utilizzo delle tecnologie a scuola rappresenti un vero e proprio “nemico” da combattere. Ogni giorno appaiono proclami, manifesti, articoli sul giornale contro l’uso delle ICT a scuola. Ultimo ma solo in ordine di tempo il contro-decalogo di Antonio Calvani al quale Tuttoscuola ha dato risalto. Se non fosse che si tratta di Calvani, il padre dell’utilizzo degli ipertesti che all’epoca rappresentavano il prodotto delle “nuove tecnologie” dedicate alla didattica. “Amico” fu all’epoca un software per la produzione facilitata degli ipertesti che ebbe una grande diffusione all’epoca. Oggi Calvani, autore tra l’altro di numerosi testi proprio sulle ICT, sembra aver cambiato completamente idea. Scrive Calvani: Non è scontato che l’innovazione sia di per sé positiva: occorre valutare le conseguenze. Condivido pienamente anche questa affermazione. Per i bambini ai quali si rivolgeva era soprattutto un gioco.
IL PNSD IN micropillole by francesca amurri on Prezi Generazione Digitale - I nuovi spazi della scuola Quando si parla della scuola del futuro, ovviamente il primo pensiero va alle nuove tecnologie, la cui introduzione, se pur con tempi diversi, si sta facendo pian piano strada nelle scuole del Paese. Ma con l'arrivo di nuovi strumenti e la diffusione di una didattica innovativa nei processi di apprendimento, non è pensabile che anche gli spazi e gli arredi restino uguali a quelli di una volta. C'è bisogno di un cambiamento negli ambienti d'apprendimento, ne parliamo con i nostri ospiti: Rita Coccia, dirigente scolastico dell’Istituto Volta di Perugia, Elisabetta Mughini, ricercatrice Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, i nostri ragazzi e il professore Mario Morcellini. Tags Condividi questo articolo