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Evoluzione

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Marcello Sala. L’ho vista subito da lontano perché è un oggetto noto e altamente significativo del mio paesaggio professionale; Stephen Jay Gould la chiama la “marcia del progresso”: uno dietro l’altro da sinistra a destra, una scimmia sulle quattro zampe, uno scimmione bipede ma curvo e poi via via ominidi sempre più alti ed eretti, sempre meno pelosi, sempre più somiglianti all’uomo attuale, fino all’ultimo a destra, che è sempre rigorosamente maschio e bianco. A volte il penultimo a destra, capellone tozzo e decisamente brutto d’aspetto, è l’uomo di Neanderthal. Questa rappresentazione veicola l’idea che l’uomo attuale “discende” in modo lineare dalla scimmia attraverso antenati intermedi (Australopiteco, Pitecantropo, uomo di Neanderthal) che sempre più e meglio mostrano la forma verso cui fin dall’inizio tende la meravigliosa costruzione della natura, e che naturalmente è la nostra (di noi maschi occidentali si intende). è uno degli ”idola fori” di Bacone: è una metafora pericolosa: è un “mito”:

Si può parlare di razze umane? No, il termine razza non è scientifico: gli uomini non sono stati isolati geograficamente abbastanza a lungo da creare varietà genetiche distinte. L’uomo è da sempre in continuo movimento e le varietà continuano a diluirsi una nell’altra. Come ha dimostrato il genetista Luca Cavalli-Sforza, che ha demolito i fondamenti biologici del concetto di razza, le civiltà non sono strutture chiuse e isolate. Geni comuni. La somiglianza genetica del genere umano è frutto della comunanza di antenati recenti e delle migrazioni, che hanno determinato unioni e scambi di geni fra individui provenienti da aree geografiche diverse. Razzismo vs scienza. Una cartina tedesca ottocentesca con la distribuzione delle razze. Ragioni storiche. Inutili cataloghi.

Mentre la comunità scientifica dibatteva sul nulla, l’idea di “razza” era già diventata il più potente motore della nuova economia coloniale. Stampelle scientifiche senza fondamento. Gli stessi geni. 5 bufale sull'evoluzione. La "classica" immagine dell'evoluzione è sbagliata! La razze umane non esistono. A 80 anni dalle Leggi razziali fasciste. 28 settembre 2018 Ottant’anni fa, alla ripresa della scuola e dei corsi universitari, i rettori e i direttori degli istituti superiori ricevono una circolare del Ministero dell’Educazione Nazionale guidato da Giuseppe Bottai con la quale vengono invitati a dare ampia circolazione alla rivista La Difesa della Razza e ad assicurarsi che i suoi contenuti vengano assimilati dagli studenti con la massima diligenza.

La rivista è uno dei principali strumenti di propaganda razzista che il governo fascista ha utilizzato per la diffusione delle idee contenute nel Manifesto della Razza pubblicato il 5 agosto del 1938. Questo documento funge da base programmatica per una serie di provvedimenti razzisti che sono stati approvati e messi in pratica a partire dall’autunno dello stesso anno, a cominciare dalla Dichiarazione sulla razza che viene votata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938.

La copertina del primo numero della rivista “La difesa della razza” pubblicato il 26 gennaio 1938. Four billion years of evolution in six minutes | Prosanta Chakrabarty. Razzismo, genetista: "La razza bianca? Senza immigrazione gli europei avrebbero la pelle scura" Oggi, come 80 anni fa, c’è chi afferma di voler salvaguardare “la razza bianca a rischio”. Ma se nel 1938, anno in cui il Fascismo promulgava in Italia le Leggi razziali, “non era una bestemmia credere nella razza perché ci credevano più o meno tutti”, nel 2018 lo è. Perché nel frattempo la genetica ha dimostrato che le razze umane non esistono, erano solo l’invenzione di qualche scienziato di “terza categoria”, come quelli che firmarono il Manifesto della Razza voluto da Mussolini. Classificare gli uomini in gruppi è impossibile. Lo spiega al fattoquotidiano.it Guido Barbujani, genetista e professore all’università di Ferrara, autore di 146 articoli su riviste internazionali e di sei saggi divulgativi: “Ognuno di noi ha il 99,9% del dna e un parente in comune con qualsiasi altra persona sulla Terra”.

Partiamo da un concetto. Le razze umane esistono? No, nell’uomo non ci sono le razze. Quindi si può dire che siamo tutti africani? Perché allora si usa ancora il termine razza? Darwin Day 2018: risorse sulla teoria dell'evoluzione - bSmart Blog. Zanichelli Saraceni Razze. Le origini di Homo Sapiens. Storia del concetto scientifico di razza. L’altro è, etimologicamente, il diverso. Il diverso da me. Ma anche il diverso da noi. Lo studio del «diverso da me» ha interessato e interessa svariate scienze, dall’immunologia alla psicologia. Ed è a queste discipline che demandiamo per l’approfondimento dei forti correlati biologici, mentali e filosofici che la tematica si trascina dietro. Negli ultimi secoli, ma soprattutto nel XX secolo, si è tentato più volte con scarso successo di conferire dignità scientifica alla percezione dell’altro. Ci riferiamo, naturalmente, alla nozione di razza, utilizzata in biologia per classificare insiemi di individui di una medesima specie che presentano caratteristiche comuni e distintive.

Esistono razze umane? Queste domande non sono affatto recenti. Erodoto ha il grande merito di aver scritto in modo ordinato i risultati dei suoi studi e delle sue conoscenze. E così, nel I secolo d. L’ingenuità di Plinio il Vecchio è certo estrema. Ora, non e’ ben chiaro quale sia l’origine della parola razza. Perché le razze non esistono. Gli asiatici sono bassi, i neri sono formidabili corridori, i nativi americani non soffrono di vertigini. Sono luoghi comuni che ognuno di noi conosce, caratteristiche peculiari che sembrano identificare nella specie umana razze distinte, ciascuna con particolarità differenti.

Eppure, per quanto riguarda la nostra specie, non si può impiegare il concetto di classificazione in razze. Anzi, le razze non esistono proprio. Lo spiega al Festival della Mente di Sarzana (SP) Guido Barbujani, professore di genetica all’Università di Ferrara: la suddivisione in razze, da un punto di vista genetico, non è applicabile all’uomo. Lo dice il nostro Dna. Da questo punto di vista è sorprendente sapere che noi umani siamo più simili ai tonni che ai nostri più stretti cugini, gli scimpanzé, con i quali condividiamo quasi il cento per cento del patrimonio genetico. Se deriviamo tutti da un unico ceppo, come mai la distribuzione geografica dei popoli ne influenza la diversità? © Riproduzione Riservata. Si può parlare di razze umane? Perché le razze non esistono scientificamente. Il concetto di “razza” non ha un fondamento scientifico.

Questa frase dovrebbe comparire probabilmente in ogni articolo sulle differenze tra le diverse etnie umane e in particolare tra le diverse classificazioni antropologiche tra gli individui della specie Homo sapiens sapiens. Le classificazioni antropologiche sono quelle che fanno distinzioni tra le persone i cui antenati provengono dall’Africa subsahariana, quelle che da generazioni e generazioni vivono nell’Asia orientale, gli aborigeni australiani e i cosiddetti caucasoidi. Per capirci, sono quelle che usano poliziotti e medici legali nelle serie tv americane quando devono identificare possibili colpevoli e descrivere i cadaveri all’obitorio.

È con la frase del titolo che inizia un articolo pubblicato su uno degli ultimi numeri della rivista di divulgazione scientifica Nautilus. Alcuni rudimenti di genetica È vero che tutte le persone hanno lo stesso genoma per il 99,9 per cento, ma non è questo il punto Il tempo non è il punto. Perché la razza bianca non esiste secondo la scienza. Attilio Fontana, candidato del Centrodestra alle elezioni regionali in Lombardia, ha dichiarato a Radio Padania che "la razza bianca è a rischio". Simili opinioni aveva espresso, nel luglio 2017, Patrizia Prestipino, della Direzione del Partito Democratico, invocando misure in difesa della razza italiana. In seguito a queste prese di posizione, diversi soci dell’Associazione Genetica Italiana (AGI) sono stati interpellati, da stazioni radio e testate giornalistiche, per chiarire cosa ci dica oggi la genetica a proposito dell’esistenza o meno di razze umane. Abbiamo detto tutti più o meno le stesse cose, e cioè che: 1. Nel linguaggio corrente, la parola razza è ambigua. 2. 3. 4. 5.

Da normali cittadini, ci sembra però che il problema principale non stia nella maggiore o minore esattezza con cui si adopera il termine razza nel discorso pubblico, ma nel senso di queste esternazioni.