
giornalismo
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Ugo e Giorgio sono due giovani professionisti con un’idea in testa: il giornalismo può diventare impresa partendo dal basso. Circa quattro mesi fa hanno deciso di creare una piattaforma web per far incontrare la domanda e l’offerta di contenuti giornalistici professionali anche al di fuori delle grandi testate tradizionali: un giornalista produce un’inchiesta, ne pubblica un estratto e la mette all’asta sul sito, chi paga meglio e più velocemente ha l’esclusiva su quella notizia e il sito prende il dieci per cento. Si chiama To Report , “riferire, riportare” in inglese ed è solo uno di una serie di progetti che in questo periodo stanno nascendo in Italia per organizzare e rifondare dal basso il mestiere del giornalista, indebolito dalla crisi del settore. Il Ducato online ne ha contati almeno cinque, nati nel giro di pochi mesi: vere e proprie piattaforme che intermediano la domanda e l’offerta, come To Report , o organizzazioni più o meno strutturate di giovani free lance.
Le aziende non assumono i giornalisti si fanno impresa | Istitut
Il prossimo giornalismo - Luca De Biase
C'è un post da leggere di Jeff Jarvis . Chi stabilisce che cosa è una notizia? Che cos'è la carta per i giornali? Quali sono le cause e le conseguenze del narcisismo dei giornali?Les trucs d'un journaliste pour faire parler de vous dans les mé
Buoni propositi dell'informazione - Luca De Biase
Per dare un contributo al Festival del Giornalismo che abbia il giusto carattere costruttivo, si potrebbe fare una raccolta di link, risorse, podcast, segnalazioni di libri e altro materiale utile per una bibliografia sul citizen journalism, il pubblico attivo e l'informazione partecipata: - testi di riferimento - idee guida - blog di esperti - siti di centri di ricerca - analisi - soluzioni di qualità - casi esemplari di inchieste partecipate - dibattitiThis page may not exist anymore, or the URL may have been misspelled. Either way, we are sorry. To get you back on your feet, why don't you check out some awesome Spaces .
La svolta epocale del Giornalismo Partecipativo - AgoraVox Itali
You may have noticed – you could hardly miss it – the blizzard of anniversary stories last month about the fall of Lehman Brothers , an event that helped spark last year's financial meltdown . The coverage reminded me that journalists failed to do their jobs before last year's crisis emerged, and have continued to fail since then. It also reminds me of a few pet peeves about the way traditional journalists operate.
The new rules of news | Dan Gillmor | Comment is free | guardian
Crise dans les médias
Dans les semaines qui viennent, ce blog ne publiera plus beaucoup de nouveaux billets. Il va se mettre en mode " curator ". Pour parler concrètement, je vais reprendre d'anciens articles. Crise dans les médias compte 1298 articles.Chacun sent que le Web entre aujourd’hui dans une nouvelle phase de son développement. Les tentatives de synthèse fleurissent, mais ne semblent pas suffire à rendre compte des évolutions en cours. Peut-être sont-elles encore trop vagues? ou déjà trop précises?
Cratyle.net
Passo le giornate a osservare i comportamenti delle aziende sul web e ho un sentimento ricorrente: la solidarietà. Per coloro che operano nel marketing e nell’ADV e che sono abituati a spot scintillanti girati in 70 mm, Jingle in dolby surround, foto da galleria d’arte, impaginazioni grafiche da museo. Le marche, infatti, sono abituate a comunicare con una perfezione stilistica totale e oggi si ritrovano di punto in bianco immerse in una vasca in continuo fermento dove la gente le chiama col nome sbagliato, fa loro il verso in contro-spot spesso più popolari dell’originale, ne prova i prodotti e ne parla in pubblico (e non sono modelle, ma consumatrici brufolose e sovrappeso). Solidarietà – sincera – perché sento il disagio che provano coloro che sono i detentori del linguaggio della marca.
Internet e la “vivisezione” dei Brand « Internet P.R.
Arianna Huffington Interview: SOTB 2009 - Technorati Blogging
Tra le tante cose che si potevano dire a favore di noi aspiranti, illusi, giornalisti o “scribacchini”, Gianni Mura ha detto quelle più vere. Provocato da un sarcastico e pungente, ma anche amichevole Smorto (coo-direttore della Repubblica), sulla situazione in Italia delle giovani promesse della “macchina da scrivere”, ha risposto “Se non hai una raccomandazione non vai avanti; puoi essere bravo quanto ti pare ma, qui in Italia, rimani sempre allo stesso punto”. Questa è una realtà che in molti conosciamo e che condividiamo, chi da più anni chi da meno, ma che nessuno hai mai ascoltato seriamente quando è stata esplicata. Non cambieranno le cose le parole di Mura ma, come una brezza estiva, rincuorano in qualche modo: se se ne è reso conto un giornalista come lui, forse ce ne sono altri; e tanto basta per continuare a battere su questa macchina da scrivere digitale. Ma non è solo Mura a spezzare una lancia a favore di chi non può attraversare la soia dei mass media.
festivaldelgiornalismo | Il Cannocchiale blog
Alex Payne — On the iPad
For years, me and thousands of other techies have been wondering what comes after the Personal Computer as we’ve known it. Yesterday, in Apple’s iPad , we caught a glimpse. If I had to pick one predominant emotion in reaction, it would be “disturbed”. The iPad is an attractive, thoughtfully designed, deeply cynical thing.For every example of technology dominating both markets and mindshare – Apple as the most valuable company in the world, Groupon and Zynga accounting for 31% of all IPO money raised in 2011 , Facebook’s own massive upcoming IPO – there is an equal amount of nay-saying, second-guessing, and soul-searching. It’s easy to find people who are excited about making money off technology-driven businesses. At the same time, it’s becoming harder to find people who are unreservedly excited about the overall state of information technology and its impact on our lives. Nick Bilton, the New York Times technology writer, thinks today that the fun is leaving technology .
Alex Payne — Online Writing
Retequattro sul satellite Diceva Aldo Grasso ieri che finalmente a Mediaset stanno pensando di portare Retequattro sul satellite. Ma solo insieme a tutto il resto della tv italiana... Vabbè... Il digitale terrestre doveva servire a cambiare tutto per non cambiare nulla nel sistema televisivo e pubblicitario italico. Ci si accorge che non è una tecnologia priva di difetti.

