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Gravitazione

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Relative Cosmic Velocities [wide screen, more info] Global Science | Event Horizon, ecco la prima foto di un buco nero. Catturata la prima istantanea di un buco nero. La scoperta è stata effettuata da una rete di otto radiotelescopi che opera su scala mondiale e prende il nome di Event Horizon (Eht), un progetto appositamente creato per ottenere le immagini di un buco nero. La foto è stata diffusa durante una serie di conferenze stampa che si sono svolte nella giornata odierna, in contemporanea in tutto il mondo. Protagonista dello scatto, il buco nero al centro di Messier 87, un’enorme galassia situata nel vicino ammasso della Vergine. Il buco nero ha una massa pari a 6,5 miliardi e mezzo di volte quella del Sole e dista 55 milioni di anni luce dalla Terra. L’Eht collega gli otto radiotelescopi dislocati in diverse parti del pianeta, dando vita a un telescopio virtuale di dimensioni pari a quelle della Terra: uno strumento con una sensibilità e una risoluzione senza precedenti.

Trovata la massa mancante. Di nuovo | MEDIA INAF. Il percorso seguito dalla luce del quasar attraverso i filamenti fino a giungere al telescopio spaziale Chandra. Crediti: Nasa/Cxc/K. Williamson, Springel et al.) Fino a un anno fa il problema era scovarla. Ora comincia a saltare fuori un po’ troppo spesso. Ebbene, a distanza di meno di un anno almeno due studi – il primo pubblicato a giugno su Nature da un team a guida italiana, il secondo la scorsa settimana su The Astrophysical Journal (ApJ) – sostengono di averla individuata, questa massa mancante. Dello studio su Nature avevamo già avuto occasione di occuparcene all’epoca, dunque concentriamoci per ora su quello più recente. Ciò che hanno visto è appunto la presenza della riga di assorbimento O VII, dunque ossigeno con caratteristiche tali da suggerire che si trovi in un ambiente a circa un milione di gradi. «La soluzione all’enigma della materia mancante era già stata proposta in maniera più diretta da noi», conferma infatti Nicastro a Media Inaf.

Per saperne di più: La sonda Voyager 2 è entrata nello spazio interstellare. Venticinque anni fa la sonda Voyager 1 scattò una foto della Terra da oltre sei miliardi di chilometri di distanza. Quell'immagine simbolo divenne celebre come "Pale blue dot" (pallido puntino blu). Fu lo scienziato e divulgatore Carl Sagan a sollecitare la Nasa peché Voyager provasse a ritrarre il nostro pianeta da quella distanza. Le sue parole danno il senso di un momento storico e la consapevolezza della fragilità del nostro mondo: "Osserviamo ancora quel punto.

È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti quelli che ami, tutti quelli che conosci, tutti quelli dei quali hai sentito parlare, ogni essere umano mai esistito, hanno vissuto la propria vita [...] Solar System Orrery by Jeroen Gommers. A Tour of our Moon. LUNA? Sì, ci siamo andati! 0,0000000000667191: ecco il numero di Newton che tiene insieme il cosmo.

ROMA - E' da anni approssimata in vari modi, visto che mancava una misura univoca. Che ora forse c'è, e arriva da fisici italiani. L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Laboratorio Europeo di Spettroscopia non Lineare (Lens) dell’Università di Firenze hanno infatti pubblicato oggi su Nature un importante studio che quantifica in una maniera mai stata così precisa la costante gravitazionale di Isaac Newton. Insomma il valore di quella G maiuscola che molti ricorderanno da scuola. Quel numero è 0,0000000000667191, ovvero 6,67191 per 10 elevato alla -11. La misura di G rappresenta, da oltre 200 anni, una delle maggiori sfide per i fisici sperimentali di tutto il mondo. L’esperimento Magia dell'Infn e del Lens ha invece sfruttato una tecnica del tutto diversa da quelle sperimentate finora.

Quanto sono grandi davvero le stelle? Il nostro Sole non regge il paragone Ecco le “vere” dimensioni delle stelle. Il nostro Sole non regge il paragone. Numeri categorie video educational Laboratorio ABBONAMENTI EDICOLA newsletter Utente Cognome Profilo Logout Quanto sono grandi davvero le stelle? Il nostro Sole non regge il paragone Mute Current Time 0:00 Duration Time 1:04 Loaded: 0% Progress: 0% Stream TypeLIVE Remaining Time -1:04 Playback Rate Chapters Chapters descriptions off, selected Descriptions subtitles off, selected Subtitles captions settings, opens captions settings dialogcaptions off, selected Captions default, selected Audio Track This is a modal window. This is a modal window. Caption Settings Dialog Beginning of dialog window. Se il diametro del “nostro” Sole con i suoi 1.391.400 km ci sembra infinitamente enorme rispetto a quello della Terra (12.756 km), Arcturus, la stella più luminosa della costellazione del Boote, la quarta stella più brillante del cielo notturno osservabile dopo Sirio, Canopo e α Centauri, vi lascerà senza parole per la sua grandezza: il suo diametro è di 35.341.560 km.

Da Taboolada Taboola PromossoPromosso Babbel Annulla. The Orbit Simulator. Scoperto il primo asteroide interstellare? | Asteroidi e dintorni. I corpi celesti in orbita attorno al Sole (come ci insegna la I Legge di Keplero), si muovono su orbite ellittiche, di cui la nostra stella occupa uno dei fuochi. Queste orbite possono essere molto allungate, cioè ad elevata eccentricità (valore che si indica con la lettera e), specialmente per le comete che provengono dalla Nube di Oort, una estesa nube di comete che circonda il Sistema Solare.

Per un’orbita ellittica l’eccentricità e è compresa fra zero (orbita circolare) e 1 (escluso). L’energia totale (somma dell’energia cinetica e di quella potenziale gravitazionale), che possiede un corpo in orbita attorno al Sole è minore di zero, il che significa che il corpo è vincolato al Sole. In teoria, per due corpi soggetti alla reciproca forza di gravità, sono possibili altre due orbite oltre alle ellissi: le orbite paraboliche (e = 1) e quelle iperboliche (e > 1).

In entrambi i casi si tratta di curve aperte, possedute da corpi non legati in modo permanente al Sole. La cometa C/2017 U1. Google Maps ci porta a spasso tra i pianeti del Sistema solare. CON la stessa semplicità con cui Google ci può portare da casa nostra alle steppe della Siberia o sulle cascate del Niagara, ora la sua applicazione maps è capace di farci fare salti di miliardi di chilometri.

Il primo trampolino è la Stazione spaziale internazionale. Poi, balzando da un mondo all'altro, da Mercurio a Venere, Marte e le lune di Giove e Saturno, arrivare quasi ai confini del Sistema solare, per far visita a Plutone. In un post sul suo blog, Big G ha annunciato di aver aggiunto al suo atlante virtuale interattivo 12 nuovi corpi celesti, quelli osservati dalle sonde della Nasa, dell'Esa e della Jaxa (l'Agenzia spaziale giapponese) negli ultimi anni di esplorazione spaziale.

Le immagini della superficie di questi mondi sono servite per realizzare i modelli virtuali e permetterci di navigare tra valli, pianure e crateri. Il pianeta nano Plutone [x] Il tour del Sistema solare inizia navigando grazie alla lista che compare sulla sinistra dello schermo. 7 Ways to Prove the Earth Is Round (Without Launching a Satellite) Greek philosopher Aristotle figured out this one in 350 B.C., and nothing's changed. Different constellations are visible from different latitudes.

Probably the two most striking examples are the Big Dipper and the Southern Cross. The Big Dipper, a set of seven stars that looks like a ladle, is always visible at latitudes of 41 degrees North or higher. Below 25 degrees South, you can't see it at all. And in northern Australia, just north of that latitude, the Big Dipper just barely squeaks above the horizon. Meanwhile, in the Southern Hemisphere, there's the Southern Cross, a bright four-star arrangement. That constellation isn't visible until you travel as far south as the Florida Keys in the Northern Hemisphere.

These different stellar views make sense if you imagine the Earth as a globe, so that looking "up" really means looking toward a different sliver of space from the Southern or Northern hemisphere. Solar System 101. Se il Sole frena | MEDIA INAF. Un’immagine del Sole presa con l’Helioseismic and Magnetic Imager (HMI) a bordo della sonda NASA Solar Dynamics Observatory. HMI è uno strumento progettato per studiare le oscillazioni e il campo magnetico della fotosfera, la superficie solare. Crediti: NASA Un team internazionale di astronomi potrebbe aver risolto un mistero che dura da almeno vent’anni: perché lo strato più esterno del Sole ruota più lentamente dell’interno?

Almeno una parte della “colpa” parrebbero averla i fotoni. Grazie ai dati raccolti in anni d’osservazioni condotte con l’Helioseismic and Magnetic Imager della sonda SDO (Solar Dynamics Observatory) della NASA, il team ha scoperto che la luce emessa dal Sole, la stessa radiazione che scalda la Terra, provoca un “rallentamento”. «In questo lavoro i ricercatori hanno dimostrato che nell’ultimo strato subito sotto la superficie visibile del Sole, la fotosfera, si osserva una brusca diminuzione della velocità di rotazione, o velocità angolare.

Per saperne di più: November Supermoon a Spectacular Sight. While the moon's surface is battered by millions of craters, it also has over 200 holes – steep-walled pits that in some cases might lead to caves that future astronauts could explore and use for shelter, according to new observations from NASA's Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) spacecraft. This video shows images from NASA's LRO spacecraft of various lunar pits. Credits: NASA's Goddard Space Flight Center/D. Gallagher The pits range in size from about 5 meters (~5 yards) across to more than 900 meters (~984 yards) in diameter, and three of them were first identified using images from the Japanese Kaguya spacecraft. Hundreds more were found using a new computer algorithm that automatically scanned thousands of high-resolution images of the lunar surface from LRO's Narrow Angle Camera (NAC).

This is a spectacular high-Sun view of the Mare Tranquillitatis pit crater revealing boulders on an otherwise smooth floor. This image from LRO's NAC is 400 meters (1,312 feet) wide, north is up. Il sistema solare in scala reale partendo da una Terra grande quanto una biglia. Se si cercano delle immagini del nostro sistema solare e dei pianeti che lo compongono su Google o su un libro di scuola difficilmente si troverà qualche immagine con una scala di come appaiano le proporzioni nella realtà. La semplificazione non è dovuta a qualche misteriosa teoria del complotto, ma semplicemente al fatto che, se riprodotti in scala rispetto alla distanza dal sole, i pianeti semplicemente non si vedrebbero. Sotto, una rappresentazione classica del sistema solare, con i pianeti e il sole completamente fuori scala.

I registi Alex Gorosh e Wylie Overstreet hanno recentemente realizzato un filmato attraverso il quale ricostruiscono la scala veritiera delle dimensioni dei pianeti partendo da una Terra che misura quanto una biglia. Il team ha utilizzato delle sfere di vetro illuminate a LED e strumenti GPS in grado di realizzare un modello veritiero dei pianeti, della loro orbita e del sole, che rappresenta il centro del nostro sistema orbitale. 30 giugno: il giornocon un secondo in più. Il «secondo intercalare» del 30 giugno 2015 Sessanta (secondi) per sessanta (minuti) per 24 (ore) fa 86.400. Sono i secondi che ci sono in un giorno. Il 30 giugno saranno 86.401, ma tranquilli: non dovrete smanettare sui vostri orologi. L’International Earth Rotation Service (Iers), organismo internazionale che ha sede a Parigi e che si incarica - tra le altre cose - di misurare la durata esatta della rotazione della Terra e del giorno solare, ha stabilito che alla mezzanotte esatta del 30 giugno e prima che inizi il 1° luglio gli orologi atomici superprecisi agli atomi di cesio che calcolano il Tempo universale coordinato (Utc) - ossia l’orario standard del pianeta al quale tutti fanno riferimento - dovranno aggiungere un secondo. shadow carousel La storia degli orologi atomici I motivi Ma qual è il motivo che obbliga gli orologi atomici alla correzione?