
Analizzare un quadro in tre mosse Tempo fa ho scritto un articolo sulla lettura dell’opera d’arte. Un metodo di analisi complesso e approfondito che, però, proprio per la sua vasta articolazione, non può essere praticato sistematicamente per ciascun dipinto da studiare (insomma, quando lo propongo in classe i ragazzi mi guardano storto…). Allora ho cercato di semplificare l’approccio proponendo tre parole-chiave: tecnica, soggetto e poetica. Vediamo cosa si intende per ognuna di queste tre voci. 1. Restando nell’ambito delle arti visive bidimensionali (anche se l’arte comprende anche scultura, architettura, letteratura, teatro, danza, musica etc. etc.) le tecniche più diffuse sono la tempera su tavola, l’affresco, l’olio su tela e l’inchiostro su carta, giusto per citare quelle che si trovano più spesso nel libro di storia dell’arte. Ecco, ad esempio, alcuni dettagli di dipinti realizzati ad olio su tela. 2. WikiArt ce ne propone una sessantina ma quelli più frequenti sono quelli qui sotto. 3. E la poetica?
Scultura, i materiali che non ti aspetti - Didatticarte Quando pensiamo alla scultura ci viene subito in mente il marmo e, in effetti, è un materiale che si presta ad infinite possibilità espressive come abbiamo visto in questo post. Ma, oltre ai materiali tradizionali come pietra, argilla e bronzo, si possono realizzare sculture con un’infinità di altri materiali “non ortodossi“. Materiali poveri, scartati, effimeri, ma con una grande potenzialità comunicativa ed estetica. Vi ho già parlato, ad esempio, dei legni spiaggiati: rami e tronchi che il mare, dopo averli levigati e schiariti, restituisce sulle coste in forme scultoree ed evocative. Più delicati sono gli animali di Vincent Richel. Le creazioni in rete metallica di Benedetta Mori Ubaldini appaiono ancora più impalpabili. Ancora più effimere sono le sculture fatte di ghiaccio. Le sculture si sono liquefatte nel giro di 30 minuti… la Terra quanto ci impiegherà? Senz’altro più durature sono, invece, le sculture di James Corbett. … quelle di Brian Dettmer fatte con musicassette fuse…
Geometria ed arte: la simmetria radiale Mi ha sempre affascinato tutto ciò che è circolare. E tra tutto ciò che è circolare mi attraggono particolarmente tutte quelle figure che mostrano delle simmetrie radiali, dei disegni simmetrici rispetto a tre, quattro, cinque, sei o più raggi. Gli esempi più noti ci vengono dalla natura: cosa sono i fiocchi di neve se non delle costruzioni straordinarie a simmetria radiale? Proprio con i fiocchi di neve si possono realizzare interessanti esercizi grafici per imparare a disegnare oggetti a simmetria radiale. Molti organismi viventi, tra flora e fauna, presentano simmetrie radiali. In questo caso può essere utile, dal punto didattico, far fare agli studenti una raccolta fotografica di elementi con simmetria radiale che scorgono intorno a loro. Oppure si possono ammirare, in contemplazione estatica, le bellissime tavole tratte da “Forme artistiche della natura” dello scienziato Ernst Haeckel. L’uomo ha preso spunto dagli organismi a simmetria radiale fin dai tempi più antichi. SalvaSalva
Le 10 sculture più costose del mondo - My Luxury Un viaggio in lungo e in largo alla scoperta delle dieci sculture più costose al mondo. L’arte è un elemento fondamentale della vita umana e ai giorni nostri è anche una potente attrattiva per il turismo. Accanto alle bellezze naturali, sono infatti le opere e i capolavori del genio umano il motore che spinge milioni di persone a visitare luoghi lontani. Le sculture hanno una voce importate in questo senso: sono infatti l’elemento artistico in grado di mutare l’aspetto di una città, di diventarne il simbolo, di cambiare la percezione dello spazio. Il Cristo Redentore – Rio de Janeiro Al decimo posto troviamo il Cristo Redentore, simbolo di Rio de Janeiro, in Brasile. Portrait de Madame L.R. di Constantin Brancusi Constantin Brancusi è stato uno dei più grandi artisti del secolo scorso ed è una sua opera a finire in nona posizione. Statua della Libertà – New York In ottava posizione troviamo forse la scultura più famosa al mondo, la Statua della Libertà, a New York. La Leonessa di Guennol
Inganni spaziali e illusioni ottiche Ricordate i nove indizi di profondità di cui ho già parlato? Ebbene, si tratta di meccanismi percettivi talmente radicati nel nostro cervello che, nel momento in cui qualche elemento nel campo visivo ne contraddice le regole, non siamo più in grado di stabilire distanze, orientamento o dimensioni degli oggetti osservati. Il nostro sistema visivo, infatti, da un lato si aspetta che gli oggetti lontani appaiano più piccoli di quelli vicini, da un altro lato sa che, a dispetto di tale diversità percepita, gli oggetti non cambiano realmente dimensione o forma (caratteristica definita costanza percettiva) solo perché sono lontani o sono visti di scorcio, e continua a vederli come dovrebbero essere e non come effettivamente li vede. La constatazione del fatto che noi vediamo ciò che abbiamo imparato a vedere (attribuiamo agli oggetti grandezze, forme e colori a priori) crea delle serie difficoltà percettive nel momento in cui le immagini violano i nostri pre-giudizi. Vediamo un altro caso.
Alberto Giacometti: "Non può esserci riuscita" | Doppiozero Sono trascorsi cinquant’anni dalla morte di Alberto Giacometti. Pubblichiamo, per ricordarlo, una conversazione con Jean-Marie Drot, trascrizione dal film Giacometti un homme parmi les autres trasmesso il 12 novembre 1963, realizzato da Jean-Marie Drot, pubblicata sul numero 11 della collana «Riga» a lui dedicato (a cura di Marco Belpoliti e Elio Grazioli, 1997). Traduzione di Elio Grazioli. Giacometti nel suo studio, ph. Giacometti, entrando nel suo atelier si è al tempo stesso infastiditi e rassicurati. Io non mi nascondo; non mi nascondo in particolare, no, ma per quel che riguarda il lavorare in vostra presenza, ne approfitto, e mi serve tanto più perché comincio, riprendo un lavoro che non avevo ripreso in mano da tempo. È un po’ un gioco di pazienza. Che cosa? Il suo lavoro. No, niente affatto, è piuttosto una mania. Una mania? Sono piuttosto maniaco, credo. Cosa significa: non è così, comunque? E tuttavia ricomincia sempre. Perché non riesco, ricomincio. Mira a qualcosa? Certo. Crede?
A qualcuno piace tondo… È rotondo l’oculo del Pantheon, l’hula hoop, il bersaglio per le frecce, l’iride e la pupilla, la sezione di un’arancia e di un tronco d’albero, l’increspatura che fa il sasso lanciato nello stagno, il disco in vinile, il disegno del Sole e della Luna… E poi è circolare la fede nuziale, la moneta antica o moderna, il salvagente, il girotondo, la ruota, la ciambella, la tavola di re Artù, la mappa della terra, la pizza o la torta di compleanno, il piatto su cui mangiamo, il piumino della cipria, il tombino che ci fa inciampare, il sottopentola, il quadrante dell’orologio, il centrino di nonna, il rotolo di nastro adesivo… insomma siamo letteralmente ACCERCHIATI da tondi di ogni tipo! Di alcuni esempi di tondi nell’arte ho già parlato a proposito della simmetria radiale ma non tutto ciò che è circolare presenta questo schema geometrico. Le figure, infatti, sembrano voler assecondare il perimetro scegliendo di adattarsi ad una cornice che non ha base né altezza.
Geometria e arte: i solidi di rotazione Perché parlare di solidi nell’arte? E poi cosa saranno mai questi solidi di rotazione? Ve lo spiego subito. I solidi sono di due tipi: i poliedri (ottenuti dalla combinazione di figure piane e privi di superfici curve) e, appunto, i solidi di rotazione o di rivoluzione (ottenuti dalla rotazione di una superficie piana attorno ad un asse e dotati di superfici laterali curve). Se facciamo ruotare a 360° un rettangolo attorno ad un lato si ottiene il cilindro, se facciamo questa operazione con un triangolo rettangolo che ruota attorno ad un cateto si realizza un cono, mentre se utilizziamo un semicerchio si crea una sfera. Questi sono i più semplici solidi di rotazione. E qui interviene già l’arte. Rendere la tridimensionalità di un solido di rotazione su un supporto bidimensionale come un foglio di carta è abbastanza arduo: la luce scorre sulla superficie con angolazioni sempre differenti creando, così, dei gradienti continui di luminosità. … o come quelli di Jaan Mobach, terrosi e vissuti.