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Se il testo diventa immagine

Se il testo diventa immagine
Ho già parlato delle narrazioni nascoste in un’immagine, dunque del passaggio dalla figura al racconto. Oggi, invece, voglio inoltrarmi in un altro affascinante percorso, quello riguardante il potenziale visivo dei testi scritti. Ed essendo segni, sono leggibili anche come immagini, al di là del significato semantico che possiedono. Se n’erano già accorti i miniatori medievali quando trasformavano il capolettera in una piccola opera d’arte figurativa basandosi sulle forme geometriche delle varie iniziali. Alcuni tipi di scrittura, come quella araba, quella cinese o quella giapponese, si prestano in modo particolare ad essere osservate per le loro caratteristiche estetiche. Scrivere con queste calligrafie è già di per sé una forma d’arte! Il nostro alfabeto, se da un lato proviene dagli ideogrammi, non ha la stessa immediatezza visiva delle grafie orientali. Questo avveniva fin dall’epoca classica con i cosiddetti Carmina figurata e poi, nel XX secolo con i calligrammi e le poesie visuali.

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Esercizi creativi con una graffetta L’idea mi è venuta dopo aver visto il video di Ken Robinson sulla necessità di cambiare i paradigmi dell’educazione, video di cui avevo già parlato in questo post. Ad un certo punto (esattamente al sesto minuto del video), sostenendo la tesi che la nostra struttura scolastica uccida la creatività e la capacità di utilizzare il “pensiero divergente“, Robinson fa l’esempio della graffetta: quanti modi di utilizzarla vi vengono in mente? Generalmente non più di 10-15 e tutti legati alla sua funzione di tenere insieme dei fogli. Un bambino della scuola dell’infanzia, o una persona che coltivi il pensiero divergente, può arrivare a trovarne fino a 200 andando a considerare anche modalità non-convenzionali di uso della graffetta o graffette diverse da quelle comuni. La cosa sconcertante è che gli stessi bambini, dopo pochi anni, perdono le loro facoltà creative e, anche loro, trovano una quantità molto inferiore di utilizzi della graffetta.

Lo spazio svelato dalla luce Invisibile e impalpabile. Eppure dà forma al mondo e innesca la scintilla vitale negli esseri viventi. La luce è questo e molto altro. Ma ciò che qui mi interessa esplorare è la capacità della luce di creare lo spazio architettonico rivelandone l’essenza. L’Intelligenza artificiale «conquista» i direttori del personale: il 58% usa algoritmi Hilton, la catena di hotel presente in tutto il mondo, ha ridotto i tempi per la ricerca del candidato ideale da 42 giorni a 5 giorni, grazie a un sistema che analizza i video delle persone mentre rispondono alle domande e passa ai raggi x la voce, i gesti e l'intonazione. Unilever, attraverso un game in 12 prove da risolvere sul proprio dispositivo mobile in 20 minuti, è riuscita invece a “scremare” fino all'80% dei 250mila cv ricevuti ogni anno. Sono solo due esempi a livello mondiale di come l'intelligenza artificiale stia entrando con forza anche nel recruiting del personale.E in Italia? Secondo una survey appena conclusa da Aidp, l’associazione italiana per la direzione del personale, il 58% dei manager delle risorse umane (su tutti i tremila iscritti intervistati) negli ultimi tre anni ha introdotto sistemi digitalizzati e automatizzati nei processi di reclutamento e selezione.

Il volto nell’arte tra realismo, idealizzazione, stilizzazione ed espressionismo La rappresentazione del viso umano nella storia dell’arte è un argomento complesso ma affascinante. Uno di quelli che si possono affrontare in maniera filosofica e dotta oppure in modo più intuitivo e sensoriale. Se volete approfondire la materia secondo il primo approccio non posso che consigliarvi la lettura dei numerosi testi di Flavio Caroli dedicati alle varie declinazioni del volto umano: dalla fisiognomica al viso di Cristo, dal rapporto volto-anima alla storia del ritratto dal Rinascimento ad oggi… In questo post voglio provare, naturalmente, con il secondo approccio, quello che ritengo più utile dal punto di vista dell’efficacia didattica.

A qualcuno piace tondo… È rotondo l’oculo del Pantheon, l’hula hoop, il bersaglio per le frecce, l’iride e la pupilla, la sezione di un’arancia e di un tronco d’albero, l’increspatura che fa il sasso lanciato nello stagno, il disco in vinile, il disegno del Sole e della Luna… E poi è circolare la fede nuziale, la moneta antica o moderna, il salvagente, il girotondo, la ruota, la ciambella, la tavola di re Artù, la mappa della terra, la pizza o la torta di compleanno, il piatto su cui mangiamo, il piumino della cipria, il tombino che ci fa inciampare, il sottopentola, il quadrante dell’orologio, il centrino di nonna, il rotolo di nastro adesivo… insomma siamo letteralmente ACCERCHIATI da tondi di ogni tipo! Di alcuni esempi di tondi nell’arte ho già parlato a proposito della simmetria radiale ma non tutto ciò che è circolare presenta questo schema geometrico. Le figure, infatti, sembrano voler assecondare il perimetro scegliendo di adattarsi ad una cornice che non ha base né altezza.

Il secolo dello spegnimento dei lumi - Wittgenstein È un post strano, lungo e tirato via. È che abbiamo ordinato da bere delle cose in un bar di Milano, vedendosi tra amici al ritorno delle vacanze, probabilmente troppe cose da bere e troppe vacanze, perché ci siamo impelagati in una riflessione universale sulla piega che stanno prendendo le cose che si è risolta in una lettura apocalittica e disarmante da cui, la mattina dopo, prendo alcune distanze. Non va tutto così male, e conserviamo estese ragioni di felicità: ma ho messo in successione logica le cose – abbozzate – che ci siamo detti, che alcune invece hanno pezzetti di senso, con l’obiettivo indicato nell’ultima frase. Quando siamo nati, ognuno di noi, eravamo egoisti e ignoranti. Cogli il movimento… fai una foto futurista! In una quinta, trattando l’arte futurista, ci siamo soffermati sulla rappresentazione del movimento in atto. Si tratta di una grande novità nel linguaggio artistico, una vera svolta espressiva. Se fino a quel momento – parliamo dell’inizio del Novecento – il dinamismo era solo suggerito, evocato (come nell’antico Discobolo, o nelle sculture di Bernini), adesso si compie davanti ai nostri occhi lasciando una scia nella direzione del movimento. Come recita il Manifesto Tecnico della Pittura Futurista: “Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido.

Inganni spaziali e illusioni ottiche Ricordate i nove indizi di profondità di cui ho già parlato? Ebbene, si tratta di meccanismi percettivi talmente radicati nel nostro cervello che, nel momento in cui qualche elemento nel campo visivo ne contraddice le regole, non siamo più in grado di stabilire distanze, orientamento o dimensioni degli oggetti osservati. Il nostro sistema visivo, infatti, da un lato si aspetta che gli oggetti lontani appaiano più piccoli di quelli vicini, da un altro lato sa che, a dispetto di tale diversità percepita, gli oggetti non cambiano realmente dimensione o forma (caratteristica definita costanza percettiva) solo perché sono lontani o sono visti di scorcio, e continua a vederli come dovrebbero essere e non come effettivamente li vede. La constatazione del fatto che noi vediamo ciò che abbiamo imparato a vedere (attribuiamo agli oggetti grandezze, forme e colori a priori) crea delle serie difficoltà percettive nel momento in cui le immagini violano i nostri pre-giudizi. Vediamo un altro caso.

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