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Reggio Calabria, madre e figlia ridotte in schiavitù E a Cosenza una donna costretta a mangiare a terra - Il Quotidiano della Calabria REGGIO CALABRIA - Un uomo è stato arrestato a Reggio Calabria con l'accusa di riduzione in schiavitù e atti persecutori nei confronti di due donne, madre e figlia. Ma è solo l'ultimo tassello di una lunga sequenza di violenza di genere che ieri, a Cosenza, ha portato all'arresto di un altro individuo che usava violenza sulla compagna fino a costringerla a mangiare a terra. LE DUE VESSATE NEL REGGINO - E’ stata la madre, che ha 54 anni anche se ne dimostra molti di più, a denunciare nell’ottobre scorso la situazione vissuta insieme alla figlia a causa del condizionamento psicologico che Massimo Idone, arrestato oggi a Reggio Calabria per riduzione in schiavitù e atti persecutori, esercitava nei loro confronti. Alcuni militari si sono quindi appostati davanti all’ufficio postale dove la donna, vedova, incassava la pensione di reversibilità del marito e hanno avuto modo di sorprendere Idone che, dopo essersi avvicinato a bordo di uno scooter, si è appartato con lei.

A Roma la politica miope distrugge luoghi di cultura e resistenza - Paola Soriga A Roma, a San Lorenzo, quartiere popolare e studentesco, esiste, da vent’anni, una palestra in cui i muscoli e la pancia piatta non sono tutto. Si chiama Palestra popolare, è piccola ma ha tutto il necessario per i corsi di capoeira, kik boxing, pugilato, karate, arrampicata, yoga, thai box, tai chi. Ha più o meno 500 iscritti, tra cui più di cento bambini. Di questi molti sono bambini in situazioni difficili, che hanno il sostegno a scuola o problemi in famiglia. Loro non pagano niente, tutti gli altri pagano poco. Gli istruttori e le istruttrici delle varie discipline guadagnano poco.

Selma è il film per capire gli Stati Uniti di oggi Era prevedibile che Selma, il film di Ava DuVernay sulla storia della legge che nel 1965 ha eliminato le discriminazioni nel diritto di voto ai neri, non vincesse l’Oscar come miglior film. Per vari motivi. Non ha i toni epici del film storico alla Lincoln né la profondità drammatica di 12 anni schiavo, e le interpretazioni di David Oyelowo nei panni di Martin Luther King e di Tom Wilkinson in quelli di Lyndon Johnson (ormai sembra che Hollywood riesca a parlare di schiavitù e diritti civili solo usando attori britannici) sono buone ma non straordinarie.

Le prostitute nigeriane In Italia: dal sogno alla schiavitù Ola­ri­che ha 15 anni. Vive in un vil­lag­gio ru­ra­le nei pres­si della città ni­ge­ria­na di Benin. La sua fa­mi­glia, per so­prav­vi­ve­re, vende le ver­du­re del­l'or­to. La gio­va­ne aiuta la madre, quan­do Fa­ti­ma, una clien­te abi­tua­le, le pro­po­ne di tra­sfe­rir­si in Ita­lia. Walter Benjamin. A Critical Life Di fronte alle 700 pagine di Walter Benjamin. Una biografia critica, recentemente uscito da Einaudi, di cui sono autori i curatori americani delle opere benjaminiane Howard Eiland e Michael W. Jennings, viene da chiedersi cosa alimenti questa inesausta curiosità biografica nei confronti del filosofo, critico e scrittore tedesco.

LABORATORIO DI POESIA: GLI HAIKU La percezione è il primo atto dell’immaginazione” (W. C. Williams) Jean Renoir e il modello impressionista Se già risaputo è l’influsso della pittura sulla produzione cinematografica, quale fu l’ascendente di Pierre-Auguste Renoir e dei suoi compagni sul figlio Jean? Dalle tele del celebre pittore alle pellicole del cineasta, un’immersione nella poetica rappresentazione della natura e della società. Diversi registi hanno nel tempo guardato alla produzione pittorica, riferendosi a un quadro nel suo complesso oppure a determinati elementi estetici, semantici e iconici. Tra coloro che più hanno ricorso a tale prassi, Jean Renoir, figlio di Pierre-Auguste, è stato influenzato da quest’ultimo nella determinazione del proprio stile registico, com’è facilmente comprensibile. Il regista condivise infatti con il pittore una particolare sensibilità artistica, la propensione a rappresentare con immediatezza, e in riprese sovente en plein air, il mondo circostante, senza però aspirare a una limitante mimesi, ma rileggendo ciò che lo circondava in chiave soggettiva. – Sabrina Crivelli

«La marcia non è finita» New YorkIl ponte Edmund Pettus a Selma, Alabama, è un simbolo di decenni di lotta per i diritti civili dei neri americani. Il presidente Barack Obama, ieri, ha ripercorso quei pochi metri dove 50 anni fa la polizia attaccò con bastoni e gas lacrimogeni una marcia pacifica di uomini e donne di colore che manifestavano per il diritto di voto. E ha tenuto un discorso coinvolgente e appassionato. Insieme per liberare dalla schiavitù della prostituzione La prostituzione è una forma di violenza. Le donne schiavizzate costrette a prostituirsi subiscono violenza carnale da ogni cliente a cui debbono fornire prestazioni sessuali. La ripetizione di atti sessuali non desiderati, ma praticati per costrizione o bisogno di denaro, le diseguaglianze e/o lo sfruttamento della vulnerabilità costituiscono di per sé violenza sessuale.

SIL – Società Italiana delle Letterate “Vieni fuori di lì che poi ti devi sposare”. Con questa frase sulle labbra molti padri afferravano per un braccio le figlie e le tiravano fuori, d’autorità, dalle sfilate che il 1° maggio del ’45, ancor più del 25 aprile, avevano messo accanto, sulle nostre strade, partigiani e partigiane finalmente scesi dalle montagne. Altre furono pregate dai comandanti stesse di farsi da parte: non conveniva loro e neppure, forse, alla brigata mostrare quelle giovani donne accanto ai ragazzi, magari con uno sten in mano. Lo raccontano a Donatella Alfonso alcune delle partigiane liguri che, in questi ultimi anni, è andata a intervistare per raccontare la loro epopea nel libro, corredato di foto e anche di un video, Ci chiamavano libertà. Partigiane e resistenti in Liguria 1943-1945.

DIRECTOR'S CUT un progetto di filmidee in collaborazione con Fondazione FORMA per la Fotografia Quali registi stanno lasciando il segno nella contemporaneità cinematografica rivoluzionata dal digitale? New York, due poliziotti bianchi uccisi per vendicare brutalità su neri. Rafforzata la sicurezza New YorkMisure di sicurezza rafforzate per gli agenti di polizia di New York dopo che due poliziotti bianchi sono stati uccisi a sangue freddo per vendicare le violenze sui neri. Il responsabile, un 28enne afroamericano di Baltimora, si è suicidato ma la tensione resta altissima e il dipartimento di polizia ha chiesto agli agenti di indossare sempre i giubbotti antiproiettile e di evitare, al momento, di pattugliare zone non assegnate. La ricostruzione L'agguato si è verificato a Brooklyn, nel contesto delle manifestazioni per la recente decisione del Gran giurì di non incriminare il poliziotto che ha soffocato, fino ad ucciderlo, l'afroamericano Eric Garner. In base a una prima ricostruzione, l'assassino, un uomo di colore, si è avvicinato alla vettura dei poliziotti e ha aperto il fuoco attraverso il finestrino colpendoli alla testa.

Libano: la storia di sei donne ridotte in schiavitù nel sud del paese Una delle sei donne ridotte in schiavitù nel sud del Libano. Una storia riportata da un sito web di base in Costa d'Avorio che ha rivelato l'esistenza di sei donne costrette a vivere e lavorare in condizioni di schiavitù, nella città di Nabatieh, nel sud del Libano, ed ha messo in moto un'indagine governativa. Secondo quanto pubblicato dal recente articolo del sito di informazione Koaci.com, le sei donne, due originarie del Togo, due del Burkina Faso e due ghanesi, erano state intrappolate da una rete di aguzzini che si occupava di reperire collaboratrici domestiche a basso costo nel continente africano, per inserirle nel mercato del lavoro “in un Paese dove vige la cultura secondo cui i neri sono una specie subumana.”

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