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How to Evaluate Web Resources

How to Evaluate Web Resources
The Internet has given writers in all fields the ability to conduct research more quickly, and more thoroughly, than ever before. Whether they're writing hosting reviews, tapping out novels, or blogging like a rockstar, nearly everyone who writes now relies in some part on the Internet for information. Yet with almost 640 terabytes of data being transferred every single minute—much of it poorly sourced—it can be difficult to discern, at first blush, the accuracy of information found on the Web, as well as the authority of its resources. Life online has undoubtedly changed the procedures used to gather and assess information forever. But when it comes to well-written and effective content, the need for correct information, from reliable and authoritative resources, remains the same. Even in the cut-and-paste age of Wikipedia, evaluating sources based on their authority, relevance, and accuracy is still a requirement for serious writers. A Visual Guide to Evaluating Sources on the Web:

http://www.whoishostingthis.com/resources/evaluating-web-resources/

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Stiamo crescendo una generazione di “ignoranti digitali”? - ilSole24ORE Non distinguono una notizia da una pubblicità online, non considerano minimamente l’attendibilità delle fonti delle notizie su Internet, sono facilmente ingannabili dai messaggi postati sui Social Network. No, non parlo dei nostri anziani genitori o dei nostri nonni, che in fondo un po’ sarebbero giustificati dalla poca dimestichezza col mezzo. Mi riferisco, drammaticamente, ai “nativi digitali”, quelli nati col tablet in mano e che ora vanno all’università o alle scuole superiori. Gli autori di una ricerca della Stanford University, condotta su 7.804 studenti in 12 Stati tra il gennaio 2015 e giugno 2016, la più ampia mai realizzata, sintetizzano in una parola l’abilità dei giovani di ragionare sull’attendibilità delle informazioni trovate su Internet: agghiacciante. Nella ricerca, per esempio, si legge che oltre l’80% degli studenti di scuola media non distingue su un sito Internet tra una pubblicità segnalata come tale e una notizia.

Bufale un tanto al chilo Le citazioni improbabili: Albert Einstein Ma davvero Einstein ha detto questo? Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti Nessuno ne riporta una fonte, nessuno ha idea di quando sarebbe stata detta questa cosa, ma sempre più gente condivide immagini come quella qui sopra, o ancor meglio come quella qui sotto: Egocentrismo: la lezione di David Foster Wallace - Nuovo e Utile L’egocentrismo è un tratto emergente del nostro tempo, o è solo diventato più visibile e chiassoso? Come e perché siamo tutti intrappolati nella nostra soggettività? Per trovare qualche risposta non ovvia sono andata a rileggermi un bellissimo discorso tenuto da David Foster Wallace ai neolaureati del Kenyon College. Vi invito a fare altrettanto (qui l’originale inglese.

Otto consigli per evitare le truffe sentimentali Il Telegraph segnala gli ultimi dati delle forze anticrimine britanniche che si occupano di romance scam o truffe sentimentali, notando che l’anno scorso sono state circa 4000 le vittime che si sono fatte avanti per segnalare il raggiro crudele e che le cifre sottratte a queste vittime ammontano a circa 39 milioni di sterline (circa 49 milioni di franchi, 45 milioni di euro). Gli uomini sono il 40% dei truffati ed esistono bande specializzate nel prendere di mira chi ha più di cinquant'anni. Ecco le regole segnalate dal Telegraph: Se avete dubbi su un profilo, segnalatelo al sito d’incontro o all’app in modo che venga verificato.

Bufale un tanto al chilo C’è un confine molto leggero nel giornalismo, un confine che però fa una differenza immensa una volta varcato, stiamo parlando di quella linea rossa che distingue tra chi informa e chi manipola l’informazione, anche quando la manipolazione è sottile, come nel caso di cui andremo a parlare. La notizia è tragica: La potete trovare su Leggo (con quell’errore su torcendogli) ma l’hanno riportata in tanti, era sul Sun e sul Daily Mail, sappiamo bene che ad Ansa e ADNKronos piacciono moltissimo queste fonti. Prima di andare avanti premetto che la notizia della morte del bimbo è tragica e reale. Il ventenne difatti è stato condannato.

Gravità Zero : GIOVEDÌSCIENZA: BUFALE E TEORIE DEL COMPLOTTO NELL'ERA DEI SOCIAL In una quotidianità super connessa con rapporti personali filtrati dalle chat dei social media, siamo sovente informati della complessità del mondo attraverso le pagine dei nostri “amici” sui social network e sui blog. È un fatto positivo o le notizie che ci arrivano sono meno verificate e circolano quindi informazioni false? Il World Economic Forum annovera le informazioni non verificate tra i pericoli più grandi per la nostra società al pari del terrorismo. Inoltre, spesso tendiamo a cercare informazioni che conformano le nostre credenze rifiutando le contraddizioni. Questo forma gruppi polarizzati, dove si rinforza una certa visione del mondo. Quali sono quindi le dinamiche sociali nell’era della credulità?

Furbizia online: un test di affidabilità di siti web in 6 punti Fate circolare! Quello che non vi vogliono far sapere! Il grande segreto della multinazionale! Li conosciamo questi link che rimbalzano sui social, vero? E lo sappiamo, che la maggior parte sono “clickbaits”, vero? Che sono esche per farvi cliccare sulla notizia, e con il vostro semplice click regalare bei soldoni fumanti a chi gestisce il sito?

La pre-verità Perdonatemi l’atteggiamento da esperto su una delle pochissime cose su cui un po’ lo sono: lo so come suona e me ne scuso, ma non sto a fare salamelecchi ipocriti. È che quando è dilagato – qualche mese fa – il dibattito sulle notizie false, a quelli di noi che se ne erano occupati per molto tempo è sembrata un’ottima cosa e un successo: che un problema che era stato a lungo trascurato o accusato di essere un capriccio venisse infine riconosciuto come un tema centrale nel funzionamento delle nostre società e democrazie. “Son trent’anni che lo dico”, avrebbe detto Cacciari. E abbiamo immaginato che ora la questione potesse essere raccolta e affrontata da forze e istituzioni più efficienti e capaci di noi, che – si direbbe – non abbiamo concluso granché in tanto tempo di debunking e divulgazione sulle falsità messe in circolazione da vecchi e nuovi mezzi di informazione.

Corriere della Sera Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato questa foto, dicendo che si tratta di un’immagine che ritrae “Capracotta, il paese sepolto dalla neve” in Molise. La scienza non è democratica (e nemmeno la post-verità) A cavallo tra la fine del 2016 e l’inizio di quest’anno si sta facendo un gran parlare di scienza, democrazia e bufale. Questa discussione è figlia di dodici mesi in cui la Rete ha mostrato molto del suo potenziale, in positivo ma molto più spesso in negativo. Ma iniziamo dalla fine: questo il post in cui Roberto Burioni, “medico, docente di virologia e microbiologia, specialista in immunologia clinica” (dalla descrizione della sua pagina Facebook, professore ordinario presso l’Università-Vita San Raffaele di Milano) affronta la recente esplosione di casi di meningite in Italia smentendo la conclamata bufala che la causa sia da ricercare nei flussi migratori. Questo il post “incriminato”, con cui Burioni “taglia la testa al toro” in una discussione che probabilmente rischiava di degenerare: La scienza non è un processo democratico, e questo la salva da voi ignoranti. E, ancora prima di me, se ne scrisse in un articolo che ancor oggi ha profondo significato:

Quello che internet ci nasconde - Eli Pariser I motori di ricerca e i social network ci conoscono sempre meglio. Grazie alle tracce che lasciamo in rete, scelgono solo i risultati più adatti a noi. Ma in questo modo la nostra visione del mondo rischia di essere distorta Poche persone hanno notato il post apparso sul blog ufficiale di Google il 4 dicembre 2009.

Cos’è la post-verità? Risponde la Crusca - Linkiesta.it Tratto dall’Accademia della Crusca Il lessema post-verità (che da qui in avanti chiameremo meno tecnicamente “parola” per comodità) è esploso nella nostra lingua a seguito della Brexit e più recentemente delle elezioni americane vinte da Trump: al 22 novembre 2016, ricercando con Google sulle pagine italiane del web, si contavano oltre 30.000 risultati (tenendo conto, oltre che di post-verità, anche delle varianti post verità e postverità). Si tratta di un adattamento dall’inglese post-truth (sul cui significato torneremo a breve) e non stupisce che le occorrenze della parola siano aumentate proprio in concomitanza di due eventi storici di rilievo entrambi di ambiente anglofono (dove la frequenza d’uso della parola nel 2016 è salita del 2000% rispetto al 2015). La rete ha senza dubbio delineato i connotati fondamentali di questa dimensione “oltre la verità”. Gli Oxford Dictionaries ci indicano anche la prima attestazione di post-truth per l’inglese: il 1992.

I rischi di una "democrazia dei creduloni" Gérald Bronner ammette che il suo interesse è attratto più dalle cose che non funzionano come dovrebbero nella nostra società che da quelle che funzionano bene. Così negli anni si è occupato di errori, di fanatismo, di false credenze, fino ad arrivare a teorizzare il rischio di una “democrazia dei creduloni”, come ha intitolato il suo ultimo libro. Sociologo all'Università Paris-Diderot, Bronner ha descritto meccanismi semplici e molto diretti che, coniugando il pensiero individuale con le condizioni in cui ci si trova a vivere, ad agire e ad apprendere, possono portare ad abbracciare l'estremismo religioso, a rinnegare semplici verità, a preferire una bufala a una verità scientifica.

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