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Marco Olivotto

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La teiera di Russell e Photoshop – #3. «Confusion will be my epitaph.»

La teiera di Russell e Photoshop – #3

(Pete Sinfield) Poche cose sembrano confondere i miei studenti come un concetto che in realtà può essere esposto con pochissimi passaggi di semplice aritmetica: la risoluzione. La confusione regna sovrana anche in un numero elevato di tutorial e articoli presenti sul Web. Vorrei darne un esempio riportando alcune affermazioni che più o meno tutti hanno letto o sentito. «Questa immagine verrà stampata male perché ha una risoluzione di 96 DPI soltanto.» Aggiungere l’inverso. In questo articolo esamineremo una tecnica veloce ed efficace per scurire il cielo.

Aggiungere l’inverso

L’effetto si può ottenere in diversi modi, ma questo è particolare perché si basa su una proprietà apparentemente banale che lega un’immagine al proprio negativo. Per capire di cosa si tratta, torniamo a un modello già esaminato. Aggiungere e sottrarre. Il metodo Lab. Premessa (di MO) Questo articolo di Luca è rimasto a lungo in bozza, per la mia cronica mancanza di tempo nella revisione.

Aggiungere e sottrarre. Il metodo Lab.

Lo considero interessante, anche se del tutto teorico, perché applica una serie di ragionamenti sottili per cercare una decomposizione dei colori primari di Lab in termini di colori RGB. Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è! L’appello di R, G e B. Ringrazio ancora una volta Marco per l’ospitalità e per il coraggio, perché se state leggendo queste righe significa che l’ha pubblicato davvero.

Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è! L’appello di R, G e B.

Consideriamo una classe di 25 studenti: l’insegnante fa l’appello. Può farlo in positivo, contando i presenti, ad esempio 20, e dedurre il numero degli assenti: la classe al completo meno i presenti: sRGB o Adobe RGB: prima o poi si capirà? “Come devo impostare lo spazio colore nella fotocamera?”

sRGB o Adobe RGB: prima o poi si capirà?

Lo ammetto, ci sono momenti in cui alcuni argomenti diventano pesanti: non tanto perché lo siano davvero, ma perché vengono discussi, ridiscussi, tridiscussi ad nauseam fino a che le parole sembrano perdere di significato e ancora non si è detto nulla. Ammetto anche di essere un debole, perché ci casco quasi ogni volta, aggiungendomi a una discussione che in realtà discussione non è. Sto imparando lentamente a fare silenzio quando la comunicazione diventa palesemente priva di senso. La maschera del canale fantasma. Non sono riuscito a scrivere molti articoli tecnici ultimamente e me ne scuso.

La maschera del canale fantasma

Lo sciame di seminari e corsi della tarda primavera ha avuto un prezzo e soltanto in questi ultimi giorni sto riprendendo il controllo del mio tempo. Tra l’altro, circa un mese e mezzo fa, la mia valente socia Paola Ravagni ha subito una grave frattura a una gamba che l’ha costretta al blocco forzato: è a casa da allora e le mando pubblicamente i miei migliori auguri con questo post, anche se ci sentiamo praticamente ogni giorno. Questa e altre cose hanno seriamente ridotto il tempo a mia disposizione, ma cerco di rimediare con un articolo che spero troverete interessante. Innanzitutto, un’avvertenza: vi prego di non considerare il contenuto di questo post come definitivo. Lo stratagemma della spugna. In questo primo articolo del 2015 affronteremo un argomento relativamente poco discusso e un po’ misterioso: gli intenti di rendering.

Lo stratagemma della spugna

La “spugna” del titolo non è il ben noto strumento di Photoshop per applicare localmente una saturazione (o desaturazione): in questo caso, la spugna è un umile modello che entrerà in gioco tra breve. Prima di tutto cerchiamo di capire cosa siano gli intenti di rendering e a cosa servano. Sappiamo che esistono gli spazi colore, come ad esempio le infinite varianti di RGB, e sappiamo che sono descritti dai profili colore. Sappiamo che possiamo convertire un’immagine da uno spazio colore a un altro (ad esempio, da ProPhoto RGB a sRGB, oppure da un RGB qualsiasi a un opportuno spazio colore CMYK) e che l’operazione può essere più o meno indolore.

L’intensità del dolore dipende dall’estensione dello spazio di destinazione, ovvero dello spazio nel quale vogliamo convertire il nostro documento. Gamut d’immagine a confronto. Selezioni Cromatiche in RGB. Se seguite Marco, sapete che gli articoli del suo blog sono tutti eccellenti: scritti davvero bene, scientificamente corretti e mai banali.

Selezioni Cromatiche in RGB

Finora! Marco mi ha chiesto se volevo pubblicare qualcosa anch’io. Ed eccomi qua a provarci, pur se mi sono reso conto da subito che una cosa è scrivere qualche post su FB e un’altra mettere insieme un articolo. Ringrazio molto Marco per la sua incoscienza (non parliamo della mia!) Perché di un solo risultato sono piuttosto sicuro, ed è quello di abbassare con questo scritto la media qualitativa del blog. [Nota di MO: dopo questa, sei licenziato prima della fine del periodo di prova.] A volte [le impostazioni colore] ritornano. La terminologia scientifica è affascinante, ma talvolta confonde occultando significati semplici da comprendere dietro parole complicate.Oggi vorrei parlare di inferenza bayesiana: l’espressione incute un certo timore, ma la sua spiegazione intuitiva è facile.

A volte [le impostazioni colore] ritornano

L’inferenza bayesiana si può comprendere semplicemente prendendo in mano un oggetto e lasciandolo cadere. Dal momento che siamo abituati da tutta la vita alla forza di gravità che attira qualsiasi corpo verso terra, ci aspettiamo che l’oggetto si schianti al suolo. Se lo vedessimo prendere il volo verso il soffitto o fluttuare a mezz’aria, avremmo diverse possibilità: potremmo pensare che la legge di gravità sia cambiata; incolpare un’entità satanica (in mancanza di ragionamenti più articolati, la presenza del maligno spiega qualsiasi cosa); osservare che l’oggetto è di ferro e ipotizzare che qualcuno abbia attivato un magnete abbastanza potente sopra le nostre teste.

Photoshop: Impostazioni Colore. Anno nuovo, vita nuova: ultimamente non ho scritto molti articoli tecnici, ma si tratta di uno dei buoni propositi per il 2014, quindi forse è una buona idea iniziare oggi, 1 gennaio.

Photoshop: Impostazioni Colore

Vorrei che il primo articolo dell’anno fosse utile, per questo ho deciso di partire da un messaggio che ho ricevuto di recente. È in pratica la fotocopia di una serie di altri messaggi, segno evidente che la questione sollevata non è ben chiara a molti: Ciao Marco come stai? Ci siamo conosciuti a un tuo seminario sul B&N a Castellanza circa un anno fa… comunque finalmente ho comprato il mio primo mac e volevo chiederti dei consigli su come mettere le impostazioni colori sia sul computer che su photoshop, poi secondo te un colorimetro è necessario?

Se sì quale? Queste richieste si possono riformulare in alcune più semplici e maneggevoli, che elenco qui di seguito.