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LA PRIMA FASE DELL'EAS

LA PRIMA FASE DELL'EAS

L’algoritmo che anticipa i crimini? Funziona (ma solo coi soliti sospetti) (Ap) A Chicago un pregiudicato che ha finito da poco di scontare la sua pena si ritrova alla porta un poliziotto minaccioso: «Attento, se ci ricaschi stavolta finirà molto male, seguiamo ogni tuo passo». A Los Angeles, Atlanta e in altre 58 città americane di 15 Stati, le autopattuglie della polizia vanno a presidiare soprattutto piccole zone urbane - a volte mezzo isolato o un solo caseggiato - evidenziate come luoghi ad alto rischio criminale: dei quadratini rossi che spuntano sulle mappe interattive fornite da PredPol, una start up creata da alcuni ingegneri informatici che produce servizi di «polizia predittiva». Polizia precrimine «Minority Report», il romanzo breve e il film di Steven Spielberg, raccontava di una polizia capace di prevedere i crimini, ma collocava la storia, che a quel tempo sembrava di pura fantascienza, in un futuro remoto: il 2054. Come funziona Holder Modello

La stanza intelligente - Codice Edizioni La conoscenza come proprietà della rete Il sapere, prima trasmesso su un supporto rigido e definito come la carta stampata, per la prima volta nell’epoca di internet è alla nostra portata in modo pressoché illimitato. Nella stanza in cui siamo riuniti – internet – dove le fonti non sono certe e nessuno è mai d’accordo su nulla, circola molta più conoscenza di sempre, gestita con capacità superiori a quelle delle nostre singole menti e istituzioni. Eppure, ci dice David Weinberger, internet non ci rende più stupidi; al contrario, questa massa di conoscenza sempre a disposizione ci consente di prendere decisioni migliori di quelle di un qualunque esperto, basta sapere come muoversi al suo interno. Weinberger firma con La stanza intelligente un libro destinato a lasciare il segno, ridefinendo il concetto classico di conoscenza e il suo ruolo all’interno di un mondo sempre online. Tag: Filosofia, nuova grafica Codice, Tecnologia

Internet: big data, algoritmi, fake news? Singapore vara la PreCrimine Roma - Con enorme preoccupazione è stata accolta da molti la notizia delle nuove disposizioni varate a Singapore per combattere il terrorismo informatico. Disposizioni che allarmano perché di fatto consentono alle autorità di perseguire come criminale anche chi non abbia ancora compiuto un reato informatico. Le nuove opzioni a disposizione della polizia di Singapore si devono ad una legge approvata dal Parlamento, denominata "Computer Misuse Act", che offre all'Esecutivo una enorme quantità di poteri di azione preventiva. In particolare possono essere perseguiti coloro che si ritiene possano minacciare l'integrità delle infrastrutture informatiche e mettere a rischio la sicurezza nazionale, la Difesa, i rapporti internazionali o la fornitura dei servizi essenziali. Inevitabile che qualcuno ricordi la PreCrimine, la polizia descritta in un lavoro del grande scrittore visionario Philip K. Dick e che Steven Spielberg ha trasformato nel celeberrimo lungometraggio Minority Report.

Philip Roth e le correzioni a Wikipedia Il premio Pulitzer Philip Roth ha pubblicato ieri sul New Yorker una lunga lettera aperta indirizzata agli amministratori di Wikipedia. Roth racconta che la pagina di Wikipedia su La macchia umana, un suo romanzo pubblicato nel 2000, conteneva un grave errore che ha chiesto venisse corretto. Roth racconta che alla sua richiesta, fatta a fine agosto, Wikipedia aveva risposto dicendo di non ritenerlo una fonte affidabile. «Ci rendiamo conto del suo punto di vista, e che l’autore sia la principale autorità sui suoi racconti – avevano scritto gli amministratori – ma a noi serve una seconda fonte». Philip Roth, 79 anni, statunitense, è uno dei romanzieri più famosi del mondo. Secondo la voce di Wikipedia, la figura del professore era ispirata a quella dello scrittore e critico Anatole Broyard, morto nel 1990. Anche Umberto Eco ha avuto un problema simile con Wikipedia – anzi, più di uno – e li ha raccontati in un famoso articolo sull’Espresso di qualche anno fa.

Veneto – Italiano 2017-2018 Progetto Lincei Scuola Veneto – Italiano 2017-2018 Titolo del corso: INVENTARE, ARGOMENTARE. SITUAZIONI E CONTESTI PER MOBILITARE E VALUTARE LE COMPETENZECoordinatori dei corsi: Prof. Daniele Baglioni, ricercatore di Linguistica italiana presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia Istituti Secondari di I grado (.pdf) Questo sito utilizza cookie necessari ad una buona navigazione. Una comunicazione "più umana e universale": gesto, prossemica, multimedialità, multimodalità Emoji, tra segni, gesti e sistemi di scrittura Se vi incuriosiscono le emoji e l’impatto che possono avere su lingua e comunicazione, vi suggerisco di leggere A Linguist Explains Emoji and What Language Death Actually Looks Like di Gretchen McCulloch. McCulloch prende spunto dall’affermazione che le emoji saranno la rovina dell’inglese, frequente sui media e sui social anglofoni, e la smentisce con esempi molto efficaci. Chiarisce innanzitutto la differenza tra lingua e linguaggio, due concetti che in inglese sono espressi dalla stessa parola, language, e dimostra che le emoji non sono in grado di comunicare sistematicamente concetti astratti come invece una lingua e quindi sono inadeguate a diventare un sistema linguistico alternativo. Possono però rafforzare o disambiguare il senso di una comunicazione scritta in modo simile all’uso di intonazione, gesti ed espressioni del volto nella comunicazione orale (funzione paralinguistica). Mi ha fatto pensare a un diagramma che mi è capitato di vedere in un libro del 1997 (epoca pre-emoji!)

Underkoffler: "Così l'interfaccia gestuale cambierà le relazioni" - CorCom “Il futuro della tecnologia sarà solo schermi, pixel e movimenti delle mani. Tastiere e mouse diventeranno oggetti del passato e anche l’avvento dei device mobili, l’elemento più dirompente dello scorso decennio, sarà un fenomeno superato: tutto si giocherà sulla capacità di manipolare i pixel che compongono le immagini nei display”. È la convinzione di John Underkoffler, lo scienziato del Mit di Boston che nel 2002 ha lavorato agli effetti speciali di Minority Report. Nel film, ambientato nel 2054, Tom Cruise naviga tra contenuti digitali, scorrendo e manipolando immagini presenti su vari display, semplicemente con movimenti delle mani a distanza e senza touch.

Il digitale, dalla dimensione lavorativa alla vita Il paradossale rifiuto dell'argomentazione Nicholas Carr: "Internet ci rende sempre più stupidi. Per colpa sua non siamo più critici" PERDERE LA TESTA per internet si può eccome, ribadisce Nicholas Carr. Otto anni fa la sua confessione scatenò un dibattito che ancora divide gli appassionati: "Mi manca il mio vecchio cervello, Google ci rende stupidi", disse lo scrittore americano in un ormai celebre articolo. Ne ricavò anche un libro: "Internet ci rende stupidi?" (Raffaello Cortina, 2011). E ora non pare affatto aver cambiato idea. Anzi. Lei ha lanciato l'allarme otto anni fa. Derrick de Kerckhove parte dalla sua tesi ma la contesta. Big data, internet delle cose, robot. Strategie di resistenza all'idiozia: qual è il suo consiglio per allenare il pensiero critico?

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