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10 RAGIONI PER “FLIP” O CAPOVOLGERE L’INSEGNAMENTO

10 RAGIONI PER “FLIP” O CAPOVOLGERE L’INSEGNAMENTO
Traduzione e adattamento di un documento di Kathleen P. Fultona cura di Silvia Faggioli Capovolgere l’insegnamento Introduzione Silvia Faggioli Da quando abbiamo avviato su ADiRisorse il progetto della Flipped classroom, e dopo la bella relazione di Graziano Cecchinato al seminario residenziale ADi di Lecce, sta crescendo anche fra noi l’interesse per il flipped learning. L’autrice racconta in premessa che nell’autunno 2009 nel distretto scolastico di Byron vicino a Rochester nel Minnesota, le scuole si trovarono a fronteggiare una gravissima crisi economica, non c’erano soldi per comperare i libri di testo di matematica, e quelli vecchi non erano più adeguati ai nuovi standard introdotti dallo Stato. Cominciarono a lavorare sulle risorse online nel gennaio 2010. L’esperimento fu avviato nell’autunno del 2010 con poche classi e pochi argomenti. Oggi questa innovazione copre interamente tutti i corsi di matematica del distretto e altre aree disciplinari stanno intraprendendo questa strada. Related:  INNOVAZIONEFlipped classroom

Thinglink: un software per rendere interattive le immagini Per coinvolgere i nostri alunni, appassionarli ad un nuovo argomento, rendere più interessanti le lezioni e soprattutto per comunicare in modo più efficace esistono ormai moltissimi programmi : uno di questi è Thinglink. E’ un servizio che permette d’inserire dei tag (annotazioni) interattivi in qualsiasi immagine. Per poter utilizzare il programma è necessario registrarsi, oppure entrare con l’account di facebook o di twitter. Una volta registrati al sito www.thinglink.com , si può “creare” una immagine interattiva in pochi passi: Cliccare sul tasto in alto a destra “Create” L’ immagine potrà essere scelta dal vostro archivio personale, dal web inserendo l’url dell’immagine desiderata ,dal vostro profilo facebook oppure dal vostro profilo flickr. Completato il lavoro sarà possibile pubblicare l’immagine appena creata grazie al codice di EMBED. Ecco un buon videotutorial realizzato da Laura Cimetta. Mi piace: Mi piace Caricamento...

Pearltrees, la via più social per ordinare i tuoi siti preferiti | Cronache Anconetane Quante volte abbiamo gettato la spugna nel tentativo onorevole -ma disarmante- di mettere ordine al nostro lungo elenco dei “preferiti”. Pearltrees.com è un interessante esperimento che propone un nuovo approccio, visual e social, alla gestione di bookmarks. Vuoi provarlo? Come aggiungere e ordinare le perle. Creare la tua collezione è facile. Fuori dal guscio: l’aspetto social di pearltrees. La drop zone e la pearltrees extension Funzioni utili che meritano di essere trattate a parte. Allo stesso modo tutte le volte che visiterai gli alberi di perle di un tuo amico o contatto su pearltrees potrai fare drag e drop e “rubare” le perle che ti interessano e intascarle nella tua drop zone. di Michela Sbaffo

Le 33 competenze digitali che ogni Insegnante dovrebbe avere nel 21° SECOLO Ogni singolo docente è preoccupato per le sue pratiche di insegnamento e le competenze coinvolte in questo processo. Quante volte vi siete chiesti in merito a un modo migliore per insegnare la stessa lezione che hanno impartito ad una classe prima di voi? Quante volte avete utilizzato la tecnologia per coinvolgere gli studenti e migliorare il loro apprendimento? Queste sono alcune domande ricorrenti ogni volta che le nostre capacità di insegnamento sono messe alla prova. E 'incredibile come la tecnologia ha cambiato il mondo intero dando vita a nuove forme di educazione a cui non abbiamo mai pensato. I nostri studenti sono più concentrati in digitale che in qualunque altro momento. In realtà ci sono diversi vantaggi nell'utilizzo della tecnologia nella didattica e cercare di elencarli tutti qui è ben oltre lo scopo di questo breve post. Non c'è dubbio che gli studenti a cui si insegna oggi sono completamente diversi da quelli del secolo scorso. Free Audio Tools for Teachers

Progetto Centopenne PULSEPEN Il blog del Prof | Per chi spegne la TV e accende la Mente byod Il BYOD impone di andare oltre le peculiarità dei singoli device e dei relativi sistemi operativi, concentrandosi sulle funzionalità, sulla capacità dei diversi device di interagire sulle stesse basi di condivisione cloud. Cloud dal quale non si prescinde quando si lavora, com'è nel BYOD, con device mobili. Di BYOD molto si è parlato nell'ultimo anno su siti internazionali. Anche quando sono fonti italiane a proporlo, come qui Di esperienze italiane non ne sono state documentate molte. Molto si trova in forma di frammenti ed inserti soprattutto sui social network dei docenti. Allora se è Emilia-Romagna partiamo con ….Anna Rita Vizzari, che insegna a Sestu (CA) italiano e storia nella scuola secondaria di primo grado. Poi Gabriele Benassi, che insegna alla Scuola Media Pepoli di Bologna dividendo il suo impegno di servizio con la partecipazione al Servizio Marconi. il BYOD di Anna Rita Vizzari il BYOD di Gabriele Benassi

Formazione 2.0 - Elearning 2.0 amentia verna Pedagogia dell'insegnamento capovolto. Alcuni presupposti teorici. red - Si parla tanto in questo periodo di insegnamento capovolto, conosciuto con l'espressione "flipped classroom", ma spesso non si fa menzione a quelli che sono ritenuti i presupposti pedagogici che stanno alla base di questa moderna metodologia didattica. La maggior parte della letteratura sulle flipped classroom si concentra su come "capovolgere l'aula" nel senso strettamente tecnico, senza spiegare cosa dovrebbe essere programmato in quel tempo che si guadagna grazie alla natura di questa nuova metodologia. Capovolgere, non vuol dire soltanto propinare video e schede di lavoro, ma va effettuato un lavoro di programmazione a monte che sia orientato più verso la scoperta del curricolo, piuttosto che verso la trattazione sequenziale e sterile dello stesso. I docenti che iniziano l'anno scolastico senza pensare alla possibilità di attività di tipo flipped, programmano secondo le modalità tradizionali, facendo prevalentemente riferimento ai libri di testo. 1 . 2 . 3 . Robert J. Creare

Come si fa a parlare agli studenti? Serve competenza (anche digitale) Continua il mio diario sulla summer school di Impara Digitale all’Itis “Marconi” di Jesi. Ieri, siamo passati alla parte pratica del corso che si focalizza sulla conoscenza del digitale e sulla sua applicazione alla didattica. Alla guida Dianora Bardi, insieme alle sue collaboratrici Aurora Mangiarotti e Marcella Jacono. Siamo stati divisi in gruppi. Il nostro compito era quello di simulare dei consigli di classe per costruire unità di apprendimento trasversali (che coinvolgono quindi più materie) basate ovviamente sulla competenza digitale. Compito impegnativo? Ma torniamo alla domanda iniziale: cosa intendiamo per competenza? Una volta chiarito ciò, ci mettiamo al lavoro per riempire la griglia di progettazione dell’UdA, appuntando le nostre idee su un muro di condivisione con Padlet, realizzando documenti a più mani con Google drive e caricando poi il lavoro finito sul sito appositamente creato con Google sites. di Vittoria Paradisi

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