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Per favore, non chiamateli nativi digitali

Per favore, non chiamateli nativi digitali
Vado spesso nelle scuole a insegnare le basi della sicurezza informatica e della gestione della privacy in Rete, per cui incontro sovente i cosiddetti “nativi digitali”: i giovani che hanno sempre vissuto attorniati dalle tecnologie digitali e dalle consuetudini sociali che li caratterizzano. Quelli che non si ricordano del mondo prima di Internet, cellulari, tablet, Playstation e smartphone e quindi li considerano elementi assolutamente ovvi e naturali della propria esistenza. I genitori di questi nativi li contemplano spesso estasiati, ammirando la naturalezza con la quale maneggiano i dispositivi digitali, come se vedessero Mozart al clavicembalo, e sospirano rassegnati, convinti di non poter competere con chi è cresciuto sbrodolando omogeneizzati sul touchscreen e sicuri che basti dare ai loro virgulti un iCoso per garantire loro l'articolata competenza informatica di cui avranno bisogno nella carriera e nella vita quotidiana. Se solo sapessero. *Credits foto: Antonio Sofi Related:  Competenze digitaliSCUOLA DIGITALENativi digitali

L’equazione Internet eguale libertà è una enorme ingenuità | CapoVerso: New Leader Abbiamo rivolto al prof. Pier Cesare Rivoltella – Direttore del CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia), Professore ordinario di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento, Università Cattolica del S. Cuore (UCSC), Milano – una domanda secca su un tema quanto mai di attualità. Una certa vulgata (e anche certe prese di posizione ideologiche) vogliono che lo sviluppo di Internet rappresenti una risposta alla manipolazione e al pensiero unico imposti dai media e, di conseguenza, favorisca nuove forme di democrazia alternativa e partecipata. Noi siamo un po’ scettici su questa visione. Lei cosa ne pensa? L’equazione internet eguale libertà di espressione e pluralismo è ingenua, per almeno due ragioni: 1) chi la sostiene non sa (o finge di non sapere) che circa l’80% del traffico nel Web (e di conseguenza delle informazioni disponibili) è attribuibile a 4 players: Facebook, Google, Amazon e Ebay; “- parlarne. – insegnare la riflessione.

Convertire presentazioni PowerPoint in video Hai creato una fantastica presentazione in PowerPoint, vorresti farla vedere a tutti i tuoi amici, ma non hai la sicurezza che essi abbiano installato sul loro computer PowerPoint? Ho la soluzione che fa al caso tuo: convertire la presentazione PowerPoint in un video. In questo modo, tutti i tuoi amici, anche quelli che non hanno installato PowerPoint sul tuo computer, potranno vedere la tua presentazione. Per convertire una presentazione PowerPoint in un video, basta utilizzare il programma gratuito E.M. Free PowerPoint Video Converter. Scaricare ed installare E.M. Collegati su questo sito Internet e fai click sulla voce Download Now sotto E.M. Nella prima finestra che si apre, fai click sul pulsante OK. Convertire una presentazione PowerPoint in un video Nella finestra principale del programma, fai click sul pulsante Add e seleziona la voce Add file(s). Pubblicità Nella sezione Audio seleziona la voce Add audio file. Nonostante venga indicato il contrario, E.M.

Il sorpasso: i bambini trascorrono più tempo su Internet che davanti alla TV Per la prima volta nella storia la televisione è stata battuta. Secondo l’Ofcom, l’organismo che monitora e regola il settore delle comunicazioni nel Regno Unito, il tempo che i bambini trascorrono su Internet ha sorpassato il numero di ore davanti alla TV. Secondo il report dell’Ofcom Children and Parents: Media Use and Attitudes, avrebbe raggiunto un livello record: i ragazzi tra i 5 e i 15 anni trascorrono circa 15 ore alla settimana connessi. Meglio il web della TV Anche i bambini di età prescolare (3-4 anni) preferiscono l’ipad alla TV, trascorrendo 8 ore e 18 minuti a settimana connessi: circa un’ora e mezza in più rispetto agli anni passati. Per effetto contrario, i ragazzi trascorrono molto meno tempo davanti al televisore: dalle quasi 15 ore settimanali siamo passati a 13 ore e mezza. Youtube piace a tutti Ma dove vanno i ragazzi online? Sempre più tablet personali

Ecco perché i nativi digitali sono una realtà (anche se ignoranti) Recentemente, è stato ripreso sul Web, con un certo successo, un vecchio (2013) e fortunato articolo (trentaseimila like su Facebook e duemilaseicento condivisioni on-line) per Agenda digitale di Paolo Attivissimo Per favore non chiamiamoli nativi digitali che, riprende la vecchia polemica sull’esistenza o meno dei “nativi digitali”. Ho contribuito a suscitare questo dibattito in Italia con il mio Nativi digitali (Bruno Mondadori, 2011) e dopo 5 anni dall’uscita di questo volume sono ancora convinto della validità euristica della “categoria” coniata a suo tempo da Mark Prensky (Prensky, 2001). Facciamo il punto della situazione. I nostri figli sono nati in questo mondo e il loro ambiente sociale e di vita è radicalmente differente da quello dove siano nati noi “figli del libro” ed “immigrati digitali”. a. b. c. Bibliografia Académie des sciences, il bambino e gli schemi (2016), ed. it., a cura di Ferri, P. e Guerini, Milano Ferri, P. (2011), Nativi digitali. , Bruno Mondadori, Milano.

Pagina principale - Wikimedia Commons Cancel Edit Delete Preview revert Text of the note (may include Wiki markup) Could not save your note (edit conflict or other problem). Please copy the text in the edit box below and insert it manually by editing this page. Upon submitting the note will be published multi-licensed under the terms of the CC-BY-SA-3.0 license and of the GFDL, versions 1.2, 1.3, or any later version. Add a note Draw a rectangle onto the image above (press the left mouse button, then drag and release). Save To modify annotations, your browser needs to have the XMLHttpRequest object. [[MediaWiki talk:Gadget-ImageAnnotator.js|Adding image note]]$1 [[MediaWiki talk:Gadget-ImageAnnotator.js|Changing image note]]$1 [[MediaWiki talk:Gadget-ImageAnnotator.js|Removing image note]]$1

Stiamo crescendo una generazione di “ignoranti digitali”? - ilSole24ORE Non distinguono una notizia da una pubblicità online, non considerano minimamente l’attendibilità delle fonti delle notizie su Internet, sono facilmente ingannabili dai messaggi postati sui Social Network. No, non parlo dei nostri anziani genitori o dei nostri nonni, che in fondo un po’ sarebbero giustificati dalla poca dimestichezza col mezzo. Mi riferisco, drammaticamente, ai “nativi digitali”, quelli nati col tablet in mano e che ora vanno all’università o alle scuole superiori. Gli autori di una ricerca della Stanford University, condotta su 7.804 studenti in 12 Stati tra il gennaio 2015 e giugno 2016, la più ampia mai realizzata, sintetizzano in una parola l’abilità dei giovani di ragionare sull’attendibilità delle informazioni trovate su Internet: agghiacciante. Nella ricerca, per esempio, si legge che oltre l’80% degli studenti di scuola media non distingue su un sito Internet tra una pubblicità segnalata come tale e una notizia.

Metodo Montessori: meglio del digitale Negli ultimi 10 anni le risorse della scuola pubblica sono state tagliate senza alcun pudore. Ormai lo sanno tutti. Nel giro di pochi anni le sono stati tolti 7 miliardi di euro e 150 mila operatori. L’unica voce che si è salvata da questa distruzione è stata quella che riguardava il settore tecnologico, o meglio, il settore della didattica digitale. La LIM Si è incominciato qualche anno fa con la cosiddetta LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) da far pervenire praticamente in tutte le scuole italiane. Erano 416 le classi di questo tipo nell’anno scolastico 2012/2013. Una prospettiva che non porterebbe alcun risparmio. Il primato della sensorialità Occorre ragionare in termini pedagogici e in termini di apprendimento. Scuola: elementari e medie Cosa vuol dire? Dunque, per arrivare ad essere dei geni creativi del nuovo mondo digitale bisogna aver trascorso l’infanzia fuori dal mondo digitale. La parola alla scienza Un’altra ricerca si sposta dal terreno infantile a quello più generale.

Thinglink: un software per rendere interattive le immagini Per coinvolgere i nostri alunni, appassionarli ad un nuovo argomento, rendere più interessanti le lezioni e soprattutto per comunicare in modo più efficace esistono ormai moltissimi programmi : uno di questi è Thinglink. E’ un servizio che permette d’inserire dei tag (annotazioni) interattivi in qualsiasi immagine. Per poter utilizzare il programma è necessario registrarsi, oppure entrare con l’account di facebook o di twitter. L’ immagine potrà essere scelta dal vostro archivio personale, dal web inserendo l’url dell’immagine desiderata ,dal vostro profilo facebook oppure dal vostro profilo flickr. Completato il lavoro sarà possibile pubblicare l’immagine appena creata grazie al codice di EMBED. Ecco un buon videotutorial realizzato da Laura Cimetta. Mi piace: Mi piace Caricamento...

Ecco perché i nativi digitali sono una realtà (anche se ignoranti) | Agenda Digitale Recentemente, è stato ripreso sul Web, con un certo successo, un vecchio (2013) e fortunato articolo (trentaseimila like su Facebook e duemilaseicento condivisioni on-line) per Agenda digitale di Paolo Attivissimo Per favore non chiamiamoli nativi digitali che, riprende la vecchia polemica sull’esistenza o meno dei “nativi digitali”. Ho contribuito a suscitare questo dibattito in Italia con il mio Nativi digitali (Bruno Mondadori, 2011) e dopo 5 anni dall’uscita di questo volume sono ancora convinto della validità euristica della “categoria” coniata a suo tempo da Mark Prensky (Prensky, 2001). Facciamo il punto della situazione. I nostri figli sono nati in questo mondo e il loro ambiente sociale e di vita è radicalmente differente da quello dove siano nati noi “figli del libro” ed “immigrati digitali”. a. b. c. Bibliografia Académie des sciences, il bambino e gli schemi (2016), ed. it., a cura di Ferri, P. e Guerini, Milano Ferri, P. (2011), Nativi digitali. , Bruno Mondadori, Milano.

#Skillage:quali competenze digitali possediamo per il mercato del lavoro? #DigComp - cittadinanza digitale Per trovare il proprio spazio nel mercato del lavoro è necessario mettere in campo tutte le competenze, anche quelle digitali. Esse possono essere la marcia in più che fa la differenza nel momento in cui si fa domanda per un impiego. Siamo pronti per lavorare nella città digitale? A questo quesito ci aiuta a rispondere l’applicazione Skillage guidandoci in un percorso di autovalutazione su 5 specifiche categorire: Idoneità a lavoroProduttivitàComunicazioneSocial MediaGestione dei contenuti e sicurezza Skillage è stato creato da Telecentre-Europe AISBL (www.telecentre-europe.org), un’associazione internazionale no-profit attiva in Europa, con un finanziamento iniziale di Microsoft. www.skillage.eu Come funziona? Skillage aiuta l’utente ad individuare le competenze tecnologiche necessarie per essere competitivi in ambito lavorativo. Mettendosi alla prova, inoltre, si contribuisce a creare un quadro completo della competenze TIC nel contesto EU. 1. 2. 3. 4. 5.

Licenze Creative Commons Queste licenze si ispirano al modello copyleft già diffuso negli anni precedenti in ambito informatico e possono essere applicate a tutti i tipi di opere dell'ingegno. Le licenze CC, in sostanza, rappresentano una via di mezzo tra copyright completo (full-copyright) e pubblico dominio (public domain): da una parte la protezione totale realizzata dal modello all rights reserved ("tutti i diritti riservati") e dall'altra no rights reserved ("assenza totale di diritti"). La filosofia su cui si fonda lo strumento giuridico delle licenze CC si basa sul concetto some rights reserved ("alcuni diritti riservati"): in questo senso è l'autore di un'opera che decide quali diritti riservarsi e quali concedere liberamente. Le licenze[modifica | modifica wikitesto] Le libertà[modifica | modifica wikitesto] Le licenze Creative Commons. Le due libertà sono: Le condizioni di utilizzo dell'opera[modifica | modifica wikitesto] Combinazioni: le sei licenze CC[modifica | modifica wikitesto] Evoluzione Altre fonti

Dilaga la tecnofobia in Italia: allarme rosso | Agenda Digitale La “tecnofobia” è molto diffusa in Italia. Questo tema, poi, è particolarmente rilevante oggi perché i media generalisti, i giornali e la televisione in questi ultimi due anni stanno diffondendo più che in passato un diffuso “panico morale” rispetto all’uso delle tecnologie digitale e di Internet soprattutto da parte dei bambini e dei preadolescenti. Di che cosa si preoccupano i genitori. Da sempre Internet è stata vista con grande “sospetto” a causa dell’accelerazione nella possibilità di “scambi sociali” sul web che genera. Il capostipite dei nuovi “Savonarola” è Nicholas Carr, noto giornalista e saggista statunitense, che ha pubblicato nel 2010, un fortunato volume tradotto in Italia con il titolo italiano Internet ci rende stupidi? Fin qui Casati non ha torto, molti aspetti della vita umana fortunatamente non si prestano a essere trasposti in digitale. Libro versus tablet: ma perché? Sul primo argomento la posizione di Casati è “romantica” ma davvero piuttosto debole.

Una mappa per non perdersi tra i #digitalskills In questa bellissima mappa interattiva realizzata da All Aboard (con l’ottimo ThingLink) è possibile navigare tra i digital skills che non solo ogni studente, ma anche e soprattutto ogni insegnante dovrebbe padroneggiare. Ogni ‘linea’ di questa metropolitana digitale parte con un breve video che sintetizza gli obiettivi che caratterizzano ciascuna competenza digitale, mentre le ‘fermate’ mostrano come poterle raggiungere: Strumenti e TecnologieCercare e UsareInsegnare e ImparareIdentità e Benessere (digitali)Comunicare e CollaborareCreare e Innovare La mappa interattiva è uno strumento davvero efficace utilizzabile da insegnanti e studenti per non perdersi tra le varie tappe che devono essere affrontate nel viaggio verso la cittadinanza digitale. All Aboard è un progetto collaborativo che si baserà sui tanti esempi eccellenti di ricerca di alta qualità, di formazione e di progetti di cooperazione già avviati o in corso nel mondo dell’istruzione irlandese. Mi piace: Mi piace Caricamento...

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