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Rifiuti

Rifiuti
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Rifiuti dentro a un cassonetto utilizzato sino a pochi anni fa I rifiuti sono materiali di scarto o avanzo di svariate attività umane. Gli esempi tipici includono i rifiuti solidi urbani, le acque reflue (contenenti rifiuti corporei), il deflusso superficiale della pioggia in idrologia e in particolare nei sistemi di drenaggio urbano, i rifiuti radioattivi e altri. In biologia sono detti rifiuti i prodotti del catabolismo che vengono escreti o che in ogni caso non prendono più parte al metabolismo.[1] Definizione normativa[modifica | modifica sorgente] Italia[modifica | modifica sorgente] Ruspa in azione in una discarica di tipo tradizionale L'atto di "disfarsi" va inteso indipendentemente dal fatto che il bene possa potenzialmente essere oggetto di riutilizzo, diretto o previo intervento manipolativo. Unione europea[modifica | modifica sorgente] Classificazione[modifica | modifica sorgente] I rifiuti si qualificano anche in base al loro stato fisico:

Usa e getta Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. L'aggettivo usa e getta (loc. agg. invar.) si riferisce ad un oggetto progettato per un utilizzo molto limitato nel tempo oppure singolo, in tal caso è ancor più opportuno utilizzare il termine monouso. Origini[modifica | modifica sorgente] Probabilmente il primo prodotto industriale di grande utilizzo, diffusione e destinato ad un utilizzo breve, furono le lamette usa e getta apparse sul mercato agli inizi del 1900. Ciclo di utilizzo[modifica | modifica sorgente] Il termine usa e getta implica un significato di economicità e utilità a breve termine, talvolta in senso dispregiativo e/o metaforico, contrapposto al maggior valore economico e durabilità di medio-lungo termine dei prodotti non usa e getta. Vantaggio d'uso[modifica | modifica sorgente] Smaltimento[modifica | modifica sorgente] Forchetta di plastica Problematiche[modifica | modifica sorgente] Questi prodotti, caso nel caso dei pannolini, incidono pesantemente nei costi di gestione dei rifiuti.

Energia Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. La parola italiana "energia" non è direttamente derivata dal latino, ma è ripresa nel XV secolo dal francese "énergie".[4] «In Francia énergie è usato dal XV secolo nel senso di "forza in azione", con vocabolo direttamente derivato dal latino, mai con significato fisico. In Inghilterra nel 1599 energy è sinonimo di "forza o vigore di espressione". ... Thomas Young è il primo ad usare, nel 1807, il termine energy in senso moderno»[5] Unità di misura[modifica | modifica wikitesto] L'unità di misura derivata del Sistema Internazionale per l'energia è il joule (simbolo: J);[1] in termini di unità fondamentali del SI, 1 J è pari a 1 kg·m2·s−2. A seconda dell'ambito, altre unità di misura sono adottate per misurare l'energia: elettronvolt = 1,602 176 46 × 10−19 Jcaloria = 4,186 799 940 9 JBritish thermal unit (BTU) = 1 055,06 Jkilowattora = 3,6 × 106 J Importanza fisica[modifica | modifica wikitesto] L'energia cinetica[modifica | modifica wikitesto] è uguale a:

ecocentro Cimitero Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il cimitero o camposanto è un luogo, solitamente un'area delimitata, nel quale i corpi dei defunti sono sepolti. Etimologia[modifica | modifica sorgente] La parola "cimitero" deriva dal greco κοιμητήριον (koimetérion, "luogo di riposo": il verbo κοιμᾶν ("koimân") significa "fare addormentare"), attraverso il tardo latino cœmeterium. Storia[modifica | modifica sorgente] Il famedio, qui sono sepolti i personaggi illustri del panorama italiano otto-novecentesco. Aspetto rituale[modifica | modifica sorgente] Nella maggior parte delle religioni occidentali i riti funebri prevedono il loro completamento presso il cimitero, con il pio ufficio della sepoltura. Note[modifica | modifica sorgente] ^ Universo, De Agostini, Novara, 1964, Vol. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Giuseppe Marcenaro, Cimiteri. Voci correlate[modifica | modifica sorgente] Altri progetti[modifica | modifica sorgente] Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

storia storia Pila (elettrotecnica) Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Simbolo utilizzato per indicare una batteria Alcune batterie usate Nel 1799 Alessandro Volta riprese gli studi di Luigi Galvani sulla corrente elettrica, riuscendo a realizzare la prima pila (oggi detta voltaica), con i seguenti costituenti: un supporto di legno posto verticalmente su una base circolare;dischetti di rame e zincopanno imbevuto di una soluzione acida formata da acqua e acido solforicodue fili di rame. La pila di Volta consiste in dischetti di rame e zinco alternati, secondo lo schema rame-zinco-umido-rame-zinco, e così via, il tutto mantenuto verticalmente dalla struttura di legno esterna. Il dispositivo così costituito permise a Volta di produrre una corrente elettrica, di cui osservò il flusso riuscendo a indurre la contrazione dei muscoli di una rana morta. Fino al 1869, anno dell'invenzione della dinamo, la pila fu l'unico mezzo di produzione della corrente elettrica. Schema di funzionamento di una pila Daniell Cu2+(aq) + 2 e− → Cu(s)

ecocentro servizi Energia ricavata da scarti e rifiuti Oltre che dal sole, dal vento e dall'acqua si può ricavare energia elettrica anche dai rifiuti. Parliamo di biomassa. Per biomassa si intende ogni sostanza organica vegetale, prodotta cioè da fotosintesi e composta di lignina e/o cellulosa. Vengono raccolti gli scarti provenienti da cinque sorgenti di base legate alle attività dell’uomo: dal settore forestale, dall’industria del legno, da agricoltura e industria agroalimentare, inoltre dai rifiuti derivati dal consumo. Vuol dire per esempio scarti dell’industria di lavorazione del legno, attualmente smaltiti in discarica, i residui delle operazioni agricole di potatura, taglio e mietitura e simili. Bruciando questo materiale in impianti di combustione appositi, con tecniche dette di cogenerazione, è possibile ottenere contemporaneamente energia elettrica e calore. Rita Imwinkelried

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