
Open data per scuole più sicure: il progetto degli studenti di Palermo Mi piace narrare di storie vissute con persone e dati come protagonisti. Questa è una storia che deve nascere, quindi vi racconto di come persone che utilizzano dati, comunicazione e tecnologia si pongono l'obiettivo di conoscere la sicurezza delle scuole in cui si formano. Il MIUR pubblica il bando sui Curricoli Digitali per stimolare la crescita della cultura e competenze digitali nella scuola italiana. 25 progetti in partenariato interscuola da finanziare, con una sezione che focalizza l'attenzione sugli open data, una scommessa interessante considerata l'età dei destinatari del bando: studenti delle scuole inferiori e superiori. Il MIUR chiede, come primo step per la selezione, di presentare un video di pochi minuti in cui condensare le idee progettuali che le scuole associate intendono sviluppare. Una vera e propria prova di comunicazione con la tecnologia degli strumenti "digitali".
Cosa sono i dati aperti (open data)? Ma cosa sono questi open data di cui si occupa questo manuale? In particolare, cos’è che rende aperti i dati e di quale tipo di dati stiamo parlando? Cosa si intende per “aperto”? Il presente manuale si occupa dei dati aperti, ma cosa sono esattamente i dati aperti? Per i nostri fini i dati aperti sono quelli che rientrano nella Open Definition:
Qualita PA - Rendicontazione sociale La rendicontazione sociale rappresenta una delle principali frontiere di innovazione della comunicazione pubblica. Come indicato nella Copenhagen Charter2, il processo di rendicontazione sociale è un processo ciclico, le cui fasi fondamentali sono: la definizione degli elementi di fondoprincipi di rendicontazione sociale all’interno dell’organizzazionela comunicazione dei risultati Infine è importante sottolineare che esistono diverse forme di bilancio sociale:- bilancio sociale annuale- bilancio sociale di mandato- bilancio ambientale- bilancio di settore- bilancio di genereNon esiste una modalità di rendere conto più corretta delle altre: va di volta in volta scelta la più idone a seconda del soggetto, degli utenti, delle finalità che ha il processo di rendicontazione, del contesto sociale e politico di riferimento.
Interoperabilità, Linked Open Data L’interoperabilità è uno dei vantaggi più importanti del modello Open Data. I dati, se isolati, hanno poco valore; viceversa, il loro valore aumenta sensibilmente quando data set differenti, prodotti e pubblicati in modo indipendente da diversi soggetti, possono essere incrociati liberamente da terze parti. Questo è alla base del processo di creazione di valore aggiunto sui dati: le applicazioni. Le applicazioni, di valore sociale e/o economico, sfruttano quello che può essere visto come un grande database aperto e distribuito per offrire viste e servizi. L’interoperabilità è dunque un elemento chiave di uno degli aspetti più innovativi offerti dagli open data: l’uso dei dati in modi e per scopi “inattesi”, nuovi in quanto non previsti dai singoli enti e soggetti che pubblicano i “dati grezzi”. Per consentire il riuso dei dati occorre poter combinare e mescolare liberamente i dataset.
Gli Open Data formano cittadini attivi (e vanno insegnati a scuola) Ho saputo con grande piacere che tra qualche mese il coding diventa obbligatorio nel sistema scolastico italiano. Non perché me ne occupi e sia anche un formatore degli Animatori Digitali nella mia regione, ma perché il pensiero computazionale e la sua esplicitazione informatica e logica (codifica) sono fondamentali per la formazione dei ragazzi. Mi occupo ormai da qualche anno di Open Data della Pubblica Amministrazione ed anche Comunitari (vedi openstreetmap) e a parte le svariate occasioni di disseminazione, informazione e formazione, avverto che manca un sistema formativo. E la scuola dovrebbe essere il luogo per eccellenza in cui iniziare. In Italia c’è il bel progetto di A Scuola di openCoesione che è sicuramente da spingere, sostenere, diffondere, replicare.
A scuola di Big Data - Scuola.net “Diffondere e incentivare la cultura dei Big Data a scuola e nelle università”: questo uno degli obiettivi individuati dal Piano Nazionale Scuola Digitale del Miur nel corso della presentazione del Rapporto prodotto dal Gruppo di lavoro sui Big Data del 2016. Il rapporto prevede l’inserimento di moduli di data science nei corsi di studio universitari, percorsi di laurea magistrale e master dedicati, e una maggiore educazione al valore del dato nelle scuole come parte dello sviluppo delle competenze digitali, oltre a percorsi didattici sui dati Big e Open. Proprio di recente è stato lanciato il Portale unico dei dati della scuola, lo strumento che il Miur mette a disposizione dei cittadini per dare concreta attuazione al principio della trasparenza, che dà a tutti accesso libero alle informazioni e ai dati della scuola senza autenticazione o identificazione, così come previsto dalla normativa vigente. Ma cosa sono i “Big Data”? Come affrontare i Big Data in classe?
Progetto Rete Bioscienze: “Gli open data a scuola e nella ricerca” L'Aristofane, insieme ad altri quattro licei romani ("Giulio Cesare", "Mamiani", "Manara", "Pasteur") e al CNR ha costituito la Rete Bioscienze per partecipare al Bando ex L. 6/2000 DD 26 giugno 2012, n. 369 che ha come finalità la "promozione della cultura tecnico-scientifica nelle scuole (…), attraverso iniziative capaci di favorire la comunicazione con il mondo della ricerca e della produzione, così da far crescere una diffusa consapevolezza sull'importanza della scienza e della tecnologia per la vita quotidiana e per lo sviluppo sostenibile della società". Il progetto, nel quale sono coinvolti i cento migliori studenti del quarto anno di ciascun liceo, è denominato "Gli open data a scuola e nella ricerca"; dopo la giornata di studio che si è svolta a gennaio ora sta proseguendo con le attività di stage che si svolgono presso la Regione Lazio, la LUISS, il CNR. A maggio, nel convegno conclusivo, gli studenti restituiranno ai compagni le esperienze maturate in stage.
Definizione di Conoscenza Aperta - Open Definition - Defining Open in Open Data, Open Content and Open Knowledge Versione: 2.0 La Definizione di Conoscenza Aperta precisa il significato di ‘’aperto’’ (open) rispetto alla conoscenza, promuove beni comuni (commons) robusti a cui chiunque può partecipare, ed offre una interoperabilità efficace. Sommario: La conoscenza è aperta quando chiunque ha libertà di accesso, uso, modifica e condivisione ad essa – avendo al massimo come limite misure che ne preservino la provenienza e l’apertura. Il significato essenziale corrisponde con quello di ‘’aperto’’ rispetto al software, come nel caso della Open Source Definition, dove è sinonimo di ‘’libero’’ secondo quanto descritto dalla Definition of Free Cultural Works. La Definizione di Conoscenza Aperta originariamente derivava dalla Open Source Definition che a sua volta eredita il concetto dalle linee guida Debian Debian Free Software Guidelines.
L’ISTRUZIONE BASATA SUI DATI: BENEFICI E LIMITI – ADi Provate a pensare all’impatto che la tecnologia ha oggi sulle nostre vite, gli algoritmi analizzano in continuazione il nostro comportamento – online e offline. In ogni momento forgiano ciò che facciamo e spesso ciò che faremo. In molti negozi online – Amazon è l’esempio più noto – le idee, i consigli e i prodotti che ci vengono offerti si basano sui dati relativi alla sequenza degli acquisti fatti nel tempo, alle nostre navigazioni in internet e a molti altri fattori.
Istat - Open Data Il portale Linked Open Data (LOD) di Istat consente di accedere e navigare dati in formato aperto sulla base di tecnologie e standard del web semantico. Il portale, che permette la pubblicazione di dati come Linked Open Data - LOD (massimo livello di apertura – 5 stelle - nella scala dei dati open), costituisce il primo sistema di diffusione che l’Istat pubblica in piena ottemperanza delle linee guida per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico. I LOD, interrogabili direttamente da qualsiasi applicazione, rispondono in tal modo alle esigenze di disporre di dati standardizzati e interoperabili espresse dalle comunità di utilizzatori. In poco più di un anno di pubblicazione (il sistema è disponibile dal mese di maggio 2015) il portale ha avuto oltre 23.000 diversi visitatori, con quasi 400.000 pagine visitate e circa 900 mila singoli accessi.
Scuola italiana: habemus open data! Per chi vive il mondo della scuola, ragiona in termini di “openness”, trasparenza, e magari lavora o – perché no – gioca con gli open data, il gran giorno è arrivato… è stato finalmente lanciato il Portale unico dei dati della scuola, già previsto dal comma 136 della Legge 107 del 2015, la Buona Scuola, che lo istituiva formalmente. Fu una delle cose che personalmente mi colpì in maniera positiva, e ne scrissi nell’ormai lontano marzo 2015 in un articolo nel quale tentai di mettere in evidenza proprio gli aspetti più innovativi nella tanto vituperata L. 107/2015. Come specificato sul portale stesso “è lo strumento che il Miur mette a disposizione dei cittadini per dare concreta attuazione al principio della trasparenza, garantendo così un accesso libero alle informazioni e ai dati della scuola senza autenticazione o identificazione, così come previsto dalla normativa vigente”. Cosa contiene A chi si rivolge Politiche di riuso dei dati