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Genera un nome a caso - Fake Name Generator

Genera un nome a caso - Fake Name Generator
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Antipublic pubblica le nostre password. Non vi agitate, lo fa da tempo Hibp, segnatevi questo acronimo. Magari in un futuro abbastanza prossimo, vi potrebbe riguardare e forse vi toccherà utilizzarlo per scoprire di essere stati fregati. Ne ho parlato una decina di giorni fa in un corso periferico di formazione che la Scuola superiore della magistratura ha tenuto a Bari. E oggi mi tocca tornare sull’argomento perché quella dannata sigla è “tornata su”, come capita con gli indigesti peperoni negli incubi notturni degli irriducibili golosi, impenitenti ma non inappetenti. La traduzione è Have I been pwned e corrisponde alla terribile domanda Sono stato posseduto da qualche pirata informatico? Il quesito, senza dubbio drammatico, è diventato di interesse collettivo quando in queste ore anche in Italia si è cominciato a parlare di quell’oltre un miliardo di account (tra questi, indirizzi di posta elettronica con relative password di accesso) finiti nelle mani sbagliate e pubblicati nei sotterranei di Internet. Chi pensa che questa sia una novità si sbaglia.

Mi hanno rubato la foto su Facebook e violato l'identità: ho scoperto di essere indifesa Io e Mariella non abbiamo niente in comune. Non i gusti né il modo di scrivere (e, per la verità, neanche le caviglie). Però abbiamo lo stesso volto, lo stesso sorriso. O meglio, lei ha il mio volto e il mio sorriso. Mariella non è il mio alter ego e neanche la mia coscienza (avrei scelto altre foto per rappresentarla). 'Mariella Pinto' è un profilo Facebook che per costruirsi una identità ha scelto - e rubato - le mie foto. Per qualche giorno - dopo aver 'conosciuto' Mariella per caso - ho cercato aggettivi per descrivere la sensazione provata. Quelle immagini non sono più tue e tu puoi farci poco o niente. Forse Mariella una identità vera, quella che va oltre e viene prima di un post o una foto in posa, non ce l'ha. Restiamo davvero padroni di quel che pubblichiamo? pubblicare foto di vita personale. Non è bastato.

Ragazze, fatevi furbe: niente telefonini mentre fate l'amore Sul Fatto del 12 maggio, Selvaggia Lucarelli racconta di un nuovo episodio di diffusione di un filmato hot, glorificato ed esaltato dal popolo smargiasso e spietato del web, in cui una coppia fa l’amore mentre viene ripresa da un amico di lui. Il video è diventato virale e il timore (lecito) della Lucarelli è che la sua condivisione, nata dal furto del cellulare (sì va beh), possa generare un caso analogo a quello di Tiziana Cantone, morta suicida otto mesi fa per le medesime dinamiche. Questo tipo di sberleffo e incitamento brutale da parte di uomini e donne (già, perché la solidarietà femminile fa posto all’omologazione con il divertimento maschile invece di indignarsi) è umanamente ributtante. Eppure, tocca trasversalmente diverse fasce di utenti, anche tra i più inimmaginabili. È indispensabile avere la furbizia di spegnere tutti i cellulari quando si è a letto con il proprio compagno. È fin troppo chiaro che nella coppia messa in mostra è la donna ad avere tutto da perdere.

Ecco come vengono sfruttati in concreto i dati delle nostre navigazioni L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/06/06 14:00. Se volete farvi un’idea di come vengono utilizzati in pratica i dati che riversiamo più o meno inconsapevolmente in Internet, c’è una ricerca molto interessante pubblicata dall’austriaca Cracked Labs: s’intitola Corporate Surveillance in Everyday Life: How Companies Collect, Combine, Analyze, Trade, and Use Personal Data on Billions. Ne cito giusto tre esempi: – A Singapore, un’azienda calcola l’affidabilità delle persone per i prestiti basandosi sull'uso del telefonino, sulle applicazioni adoperate, sulle transazioni con le società di telecomunicazioni e sui dati immessi nel Web e nei social network, compresi i clic e il modo in cui vengono immessi i dati nei moduli da compilare online. Fonte aggiuntiva: The Register.

Web e adolescenti, il 35% convinto che l'uso sbagliato non porti conseguenze - Orizzonte Scuola Una ricerca realizzata dall’università Sapienza di Roma e dalla Polizia Postale, in collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia Minorile descrive gli adolescenti italiani connessi ai social network 24 ore su 24, inconsapevoli dei rischi legati alla condivisione dei contenuti in rete, come quelli legati al cyberbullismo, all’adescamento on line e al sexting. “E tu quanto #condividi?” è il nome del progetto che ha coinvolto 1.874 ragazzi tra gli 11 e i 19 anni con l’obiettivo di indagare non solo l’uso di Facebook, Instagram, Twitter e Whatsapp, ma anche le reazioni dei giovani di fronte ai comportamenti illegali in rete. Secondo i dati la maggior parte dei ragazzi utilizza i social network per varie ore dal telefonino, con Whatsapp che è il loro preferito: dichiarano di farne uso 9 ragazzini su 10. Cinque su 10 preferiscono Instagram mentre solo uno su dieci usa Twitter.

Google Maps permette di farsi pedinare. Volontariamente, s’intende Mi capita spesso di parlare di problemi di privacy e di come non farsi tracciare commercialmente nei propri spostamenti e nelle proprie attività dai vari sensori di cui è dotato uno smartphone. Ma a volte capita di voler essere tracciati, magari da una persona specifica: per esempio perché vi trovate in una città che non conoscete e dovete incontrare qualcuno nella grande piazza principale ma non vi trovate per via della folla; oppure perché vi siete separati dai vostri amici durante una gita e vorreste ritrovarli; o magari perché avete dato appuntamento a un cliente, vorreste far sapere che state arrivando e quanto manca al vostro arrivo, ma avete le mani impegnate nella guida per cercare un parcheggio e quindi non potete telefonare o mandare messaggi. Probabilmente avete già sul vostro smartphone l’app che risolve questi problemi: è Google Maps, che ha aggiunto da poco la funzione Condividi posizione. Fonti aggiuntive: Ars Technica, The Verge, Wired.

“Perché mai dovrebbero rubarmi il profilo Facebook?” Per esempio per questa truffa L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/04/05 23:15. Quando faccio raccomandazioni di sicurezza su come proteggere gli account sui social network, una delle obiezioni più frequenti che sento è “Ma perché mai qualcuno dovrebbe tentare di rubarmi il profilo Facebook? Io non sono nessuno.” E a quel punto scatta l’apatia. Una risposta molto chiara a questa domanda arriva in queste ore da una truffa che sta facendo parecchie vittime in Svizzera e particolarmente nel Canton Ticino, dove abito, e che toglie dalla bolletta o dal credito telefonico 100 franchi (poco meno di cento euro). La truffa inizia così: l’utente preso di mira riceve su Facebook (via Messenger), da un amico o un’amica, una richiesta apparentemente innocua, del tipo “Mi mandi il tuo numero di telefono? Sulla base del resoconto pubblicato da Tio.ch, la dinamica della truffa dovrebbe essere la seguente. 1. 2. 3. 4. 5. 6. Come difendersi Risarcimento e rintracciamento dei truffatori

Trapelano in rete foto private di Emma Watson e altre attrici - HDblog.it Nelle scorse hanno iniziato a circolare su Reddit e 4chan le foto private di alcune attrici e celebrità di Hollywood, tra cui Emma Watson, Amanda Seyfried e Jillian Murra. Il contenuto delle immagini varia molto da un caso all'altro: alcune sono esplicite, altre no. Par che la fonte iniziale sia come prevedibile il cosiddetto "Dark Web". Il portavoce di Emma Watson, peraltro molto attiva nella battaglia per la difesa dei diritti delle donne, hanno confermato che il furto di foto c'è stato e alcune di quelle comparse in rete sono autentiche, ma hanno escluso che ci siano nudi. Amanda Seyfried invece non ha commentato sulla natura delle foto trapelate, ma ha denunciato il furto e minacciato di fare causa a chi le diffonderà in rete.

Bebe Vio minacce sessuali su Facebook: chiusa la pagina Una pagina Facebook, non più raggiungibile, avrebbe invitato a usare violenza sulla campionessa paralimpica di scherma Bebe Vio. A renderlo noto è il Codacons che ha denunciato il social network all’Autorità giudiziaria. Purtroppo, monitorando i social, le pagine contro la campionessa non sono un episodio isolato. LEGGI ANCHE: Bebe Vio ti amo. Per come sei, l’oro e il selfie stick. E grazie, il sogno ce lo regali tu, ogni giorno «Tale pagina – scrive il Codacons nell’esposto – inneggiando pratiche violente e sessuali nei riguardi di una disabile facendo leva sul suo stesso handicap, non rispetta affatto gli standard del sito dal momento che attraverso di essa vengono inevitabilmente veicolati i seguenti messaggi: incitamento all’odio, al razzismo, alla discriminazione per una disabilità, alla violenza, che costituiscono, invero, tutti elementi presenti nella policy di Facebook e dallo stesso vietati. (foto via Instagram Bebe Vio)

Cosa sa Facebook di me? Scoprilo ora con Data Selfie Tutti ce lo siamo chiesti “Cosa sa Facebook di me”? Una nuova estensione di Chrome che si chiama Data Selfie rivela una serie di informazioni che Facebook possiede su di voi, su tutti noi. Se vi dessero la possibilità di prendere le misure alle informazioni sul vostro conto, tra tutte quelle presenti online, che cosa scoprireste e cosa non sapete di aver già condiviso? Cosa sa Facebook di me: come puoi scoprirlo Data Selfie raccoglie i dati sulla base dei post sui quali cliccate, su quelli che condividete, su quello che digitate, su quello che guardate e per quanto tempo lo fate. Cosa sa Facebook di te: Data Salfie Le diverse sezioni di Data Selfie sono organizzate in riquadri, ognuno dei quali fornisce precise informazioni riguardo a: orientamento politico, religione, alcune delle relazioni che avete con ciò che accade nel mondo. La panoramica di te stesso sui social dati accurati al 100%? Quindi che cosa sa di voi Facebook? Differenza tra personalità reale e virtuale

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