
Obama a Selma: "La marcia non è ancora finita" SELMA (ALABAMA) - "Il lavoro non è terminato, la marcia non è ancora finita". Il presidente Usa Barack Obama ha ricordato a Selma, in Alabama, la marcia per i diritti civili che ha segnato una svolta nella storia degli Stati Uniti, garantendo il diritto di voto agli afroamericani degli Stati del Sud. E lo ha fatto a poche ore di distanza dall'uccisione di un 19enne nero da parte di un agente della polizia a Madison, nel Winsconsin. Sul palco a fianco a lui, oltre alla moglie Michelle, anche l'ex inquilino della Casa Bianca George Bush e la consorte Laura, presenza istituzionale e bipartisan. A cinquant'anni dalla famosa marcia di Selma in Alabama, in cui diverse centinaia di manifestanti, che si battevano per il diritto di voto ai neri, furono violentemente attaccati dalla polizia con manganelli e gas lacrimogeni, l'America si ferma per ricordare. undefined undefined
50 anni dalla “bloody sunday” - Obama a Selma a 50 anni dalla “Bloody Sunday” | mondo A 50 anni dalla marcia in Alabama per i diritti delle persone di colore, Obama è sul posto dove avvenne la “Bloody Sunday” Il lavoro avviato dagli uomini e le donne di Selma non è completo, la marcia non è finita, è un errore comune suggerire che il razzismo è stato allontanato: «Basta aprire gli occhi per sapere che la storia razziale del Paese getta ancora un’ombra su di noi». Barack Obama guarda al futuro («la vera America è qui») senza dimenticare i sanguinosi fatti di 50 anni fa, quando manifestanti pacifici cercarono di attraversare il ponte Pettus e furono attaccati dalla polizia. Le immagini scioccarono l’America e spinsero all’approvazione del Voting Rights del 1965 che mise fine all’esclusione dal voto degli afroamericani. Da allora passi in avanti sono stati compiuti. Ma la strada è ancora lunga - come ammette in un messaggio Obama, giunto a Selma con tutta la famiglia - e i neri muoiono ancora. Foto: la famiglia Obama arriva a Selma Paura alla Casa Bianca prima della partenza
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