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Il male

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PENSIERO DEL GIORNO del 07 04 2017 Padre Antonio Spadaro. Lo spirito di domanda. Sull’onda del post precedente ecco che mi imbatto in queste parole di Paolo De Benedetti nel libro Quale Dio?

Lo spirito di domanda

Una domanda dalla storia: “Dopo Auschwitz (perché è stata la Shoà a far “ricominciare” la teologia, come afferma Johann B. Metz), la domanda sul male ha assunto molte voci, secondo il credere o il non credere degli interroganti: c’è chi, come Elie Wiesel, si è chiesto dov’era Dio, e chi come Primo Levi, dov’era l’uomo. Se la spiegazione è forse in quel volto divino dal quale la morte ci separa, non per questo Dio ci ha liberati dalla domanda: anzi, vien quasi da pensare che quell’alito insufflato nel primo uomo altro non sia che lo spirito di domanda. E tuttavia non c’è dubbio che anche nelle domande più “aperte”, cioè senza risposta, c’è un progresso rispetto alle certezze precedenti. Mi piace: Mi piace Caricamento... Zettel presenta: Arendt e la banalità del male – Adriana Cavarero. Hannah Arendt nasce il 14 ottobre 1906 vicino a Hannover, da una famiglia ebrea benestante.

Zettel presenta: Arendt e la banalità del male – Adriana Cavarero

Studia filosofia e diventa allieva di Martin Heidegger a Marburgo, con il quale ha un relazione sentimentale. Con lui concorda una tesi sul concetto di amore in sant’Agostino, che completerà però con Karl Jaspers a Heidelberg, dopo essersi allontanata dal maestro e amante. Dal mondo cristiano passa a occuparsi di ebraismo, studiando Rahel Varnhagen, un’intellettuale ebrea vissuta a Berlino a cavallo tra Sette e Ottocento. Una donna che criticava sia la ghettizzazione nel mondo ebraico, sia l’integrazione con il rischio della perdita di identità. Da questa figura, Hannah Arendt trae ispirazione per le sue future scelte di piena autonomia rispetto al movimento sionista, fautore della costruzione di uno stato ebraico.

Negli anni Trenta, con l’ascesa del regime nazista, la filosofa si trasferisce a Parigi, per poi fuggire a New York nel 1941. Tags Condividi questo articolo. Problema del male. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Problema del male

Sebbene già nelle religioni preistoriche e politeiste sia presente l'idea della contrapposizione tra bene e male (anche nelle forme del totemismo, sciamanesimo, animismo ecc.), secondo l'analisi dello storico delle religioni Julien Ries vi è assente tuttavia una visione lineare della storia come percorso di riscatto verso la salvezza[4]. Sempre intorno al II secolo a.C. si diffonde il mitraismo, incentrato sul culto di Mitra come vincitore del male e delle tenebre[6]. Veronesi e il male che fa perdere la fede in Dio. Umberto Veronesi ha spiegato perché non crede in Dio: la perdita della fede a causa della presenza del male di cui ha parlato su questo giornale è un’ esperienza comune a molti, descritta in numerose opere filosofiche e letterarie del passato e sorgente di perenne inquietudine per i cristiani.

Veronesi e il male che fa perdere la fede in Dio

Si tratta infatti di un’esperienza peculiare del mondo occidentale formato dal cristianesimo, perché nei termini raccontati da Veronesi essa non potrebbe avvenire né nell’islam, né nell’hinduismo e in nessun’altra tradizione religiosa. Se Dio è buono, perché c’è il male? Zettel. Filosofia in movimento. Male. Givone: il concetto di male. Il male e la colpa. Che cos`è il male?

Givone: il concetto di male. Il male e la colpa.

Sergio Givone, docente di Estetica all`Università di Firenze, ne parla con gli allievi del Liceo Newton di Roma. Sulla scorta di sequenze tratte dal film Edipo re di Pasolini e dalle guerre nella ex-Jugoslavia, una scheda introduce al problema all`argomento della puntata, risolvibile nel seguente interrogativo: il male appartiene alla condizione umana?

Male leibnizdostoevskij miligi07. Conversazione sul Problema del Male. Elio Rindone Il problema del male nella Bibbia. Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della FilosofiaOttobre 2002 Elio RindoneIl problema del male nella Bibbia [Vedi anche: Bibbia - Percorsi] Forse non è inutile ricordare che come quello greco, anche quello biblico è un mondo estremamente complesso, per cui sono costretto a procedere per inevitabili semplificazioni e facendo scelte sicuramente opinabili.

Elio Rindone Il problema del male nella Bibbia

Sento poi la necessità di sottolineare che le tesi che sostengo sono frutto delle acquisizioni esegetiche più recenti e possono certo risultare sconcertanti per coloro che conoscono solo la predicazione cattolica corrente, sia che l’accettino sia che la rifiutino, essendo anzi questi ultimi non di rado ancor più dei primi restii ad ammettere la possibilità di una rivisitazione critica delle credenze tradizionali. Elio Rindone Il problema del male nel Medioevo. Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della FilosofiaFebbraio 2002 Elio RindoneIl problema del male nel Medioevo[Vedi anche: Agostino - Gnosi - Percorsi - Tommaso d'Aquino] È noto che la storia dell’Occidente è erede di due grandi visioni del mondo, quella greca e quella biblica e, ancor più, della fusione, gradualmente realizzatasi, di questi due paradigmi.

Elio Rindone Il problema del male nel Medioevo

Per comprendere la concezione del male ancora oggi diffusa in Occidente è quindi necessario vedere come quelle due prospettive si sono intrecciate nel Medioevo. La cultura moderna ha a lungo dato un giudizio negativo sulla civiltà medievale mentre gli studiosi cattolici hanno visto nel pensiero di quell’età la sintesi insuperabile della ragione greca e della fede biblica. Enzo Bianchi. Il problema del male. Massimo Cacciari La filosofia di fronte al male. Massimo Cacciari - Il male. Male. 2. Sant'Agostino. Il problema del Male. “Si Deus est unde Malum?”

Il problema del Male

(Boezio, De consolatione philosophiae) La domanda su Dio, che è poi la domanda sul Male, esiste da tempo immemorabile: basti pensare alla Bibbia stessa, nel libro di Giobbe o nel Qohèlet (Ecclesiaste), o semplicemente le parole di Gesù Cristo sulla croce: “Elì, Elì, lamà sabactanì?” (Mt 27,46; cfr. Mc 15,34), ovvero “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Si pone nella storia inevitabilmente il problema delle domande su e a Dio, ma il quesito che più tormenta i pensatori è quello ben espresso da Epicuro : «La divinità o vuol togliere i mali e non può o può e non vuole o non vuole né può o vuole e può. “Mi è stato più facile pensare un mondo senza creatore, che un creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo.”

(Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza perbene) Perché tanto dolore a creature che non hanno commesso alcun peccato, a famiglie che nel metterle al mondo hanno compiuto un atto di speranza, di amore? Schweitzer. Paradiso e miseria.