Follow you follow me. Dice, non sei mai contento. E lo capisco: li conosco, quelli che stanno appostati in rete solo aspettando che esca una preda qualunque per sfotterla, attaccarla, criticarla, con ogni argomento e il suo contrario. Su Twitter, poi, dove ragionare è impedito per forza di cose, dismettere (dismiss) con sarcasmo senza argomenti ha l’alibi perfetto – non c’è spazio -, oltre che consentire l’affermazione di sé che da che mondo e mondo si realizza meglio con le critiche che con le lodi (mi si nota di più se dico che la penso come te o che ho un micropensiero tutto mio, qualsivoglia?). E insomma, ci ho pensato, a perché mi fa questo effetto (ci sto arrivando, eh): in cerca di una ragione meno capricciosa per cui gli sbracamenti infantili e amiconi dei politici su Twitter mi suonino deludenti e imbarazzanti. Quello che commenta da tifoso teenager le partite di calcio (parecchi), quello che annuncia che si è iscritto a un concorso per vincere un iPad, quelli che si scrivono tvb, eccetera.
AGENDA DIGITALE: ECCO IL DOCUMENTO UFFICIALE della cabina di regia. Agenda Digitale. 15 marzo 2012 · di gigicogo · in cloud, conoscenza, creatività, cultura, democrazia, economia, educazione, eGovernment, governo, informazione, innovazione, internet, knowledge, lavoro, leggi, maggioranza, mondo reale, mondo virtuale, Open Data, PA, politica, sistema, social, Società, tecnologie, Web · Sull’Agenda Digitale del Governo tornerò con riflessioni più circonstanziate non appena avrò elementi più significativi rispetto a questo libro dei sogni.
Di primo acchito vorrei far notare un paio di cose: A) Già dalla prima settimana (ormai conclusa) si doveva stilare il piano finanziario. Qualcuno ne sa qualcosa? B) Chi decide quali e quanti sono gli stakeholders da convocare face-to-face? C) I Data Center sono le nuove fabbriche del futuro e se non sono green, meglio lasciar perdere. D) Il primo collo di bottiglia è l’alfabettizzazione digitale. E) Le aziende sono più analfabete dei cittadini. F) Non è tutto riconducibile a smart. H) Il logo è orribile! E guardo Twitter da un oblò (sporco) La sotterranea crociata di Michele Serra contro Internet non è cosa recente. Per quello che ricordo si tratta in genere di una critica di pelle, da sempre poco o nulla argomentata. Del resto nessuno lo pretende da un bravo opinionista del piccolo spazio.
Le Amache di Serra (a me piacciono!) Sono esercizi di stile in poche centinaia di caratteri: dentro una gabbia del genere conta il colpo secco e non ci si può perdere in eccessivi distinguo. Io non mi scandalizzo che qualcuno possa pensare di Internet tutto il male possibile, preferirei ovviamente una critica in qualche modo argomentata (e mi rendo conto, non è semplice) ma in certi casi mi sta bene anche il motto di spirito o la battuta secca. Però oggi Serra accennando una rapida implacabile critica a Twitter ha fatto peggio del solito. Ricopio: “L’altra sera guardavo un programma tivù in compagnia di un amico molto più giovane di me, e molto interconnesso. Sovraccarico informativo, alcuni suggerimenti. Nei giorni scorsi ho terminato la prima bozza del libro “Sopravvivere all’informazione in rete“, e, nella pausa prima dell’ennesima rilettura, voglio condividere alcuni suggerimenti su come gestire il sovraccarico di informazioni in cui siamo immersi.
In un post di qualche giorno fa, Massimo Mantellini invocava un software capace di stabilire al suo posto le priorità delle informazioni, spegnendo alcune notifiche nei momenti in cui lui vuole concentrarsi su qualcosa. Io non sono convinta che la soluzione stia in un software, che è solo uno strumento al servizio di una decisione che dobbiamo prendere noi. Peraltro di software che limitano il tempo che passiamo sui social network o in attività “improduttive” ce ne sono tantissimi, basta cercare le parole chiave blocking distractions su Google (*). Ecco i primi passi da fare. 1. Chiudete la posta Tenere la posta elettronica sempre aperta offre una scusa perfetta per non metterci a lavorare davvero. 2.
Le notifiche sono il male. 3.