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I curdi

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I curdi un popolo senza stato e senza lingua e diviso in medio oriente

Chi sono i curdi. I curdi sono un’etnia che abita le regioni montuose a cavallo tra Turchia, Iraq, Siria, Iran e Armenia. Spesso ci si riferisce al loro territorio con espressioni come “enclave” e “regione autonoma” oppure usiamo il termine “Kurdistan” associato a uno di questi quattro Paesi. Mai una volta, invece, abbiamo sentito la parola “Stato curdo” perché il Kurdistan non è uno Stato. Ed è proprio questo il problema, il dramma se vogliamo, che attanaglia questa popolazione. I curdi sono in totale circa 30 milioni di persone, la maggior parte delle quali vive all’interno del territorio turco, e costituiscono il quarto gruppo etnico in Medio Oriente.

La loro storia è caratterizzata da nomadismo: storicamente i curdi erano pastori erranti che pascolavano per le pianure della Mesopotamia e gli altopiani che vanno dalla Turchia sud-orientale fino all’area sud-occidentale dell’Armenia. I curdi non hanno una vera e propria lingua né un’unica religione, sebbene per la maggior parte siano musulmani sunniti. Kurdistan. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Aree popolate del Kurdistan.

Aree con presenza curda nel Medio Oriente Il Kurdistan o Curdistan[1] (in curdo e persiano Kurdistān, Paese dei curdi) è un vasto altopiano situato nel Medio Oriente e più precisamente nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia. Il Kurdistan è una nazione ma non uno Stato indipendente; il termine Kurdistan indicava la regione geografica abitata in prevalenza da curdi, ma ha poi acquistato anche una connotazione politica. Geografia e collocazione geografica[modifica | modifica wikitesto] Il Kurdistan è un vasto altopiano situato nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia, che include l'alto bacino dell'Eufrate e del Tigri, il lago di Van e il lago di Urmia e le catene dei monti Zagros e Tauro.

Bandiera del Kurdistan settentrionaleBandiera del Kurdistan occidentaleBandiera del Kurdistan meridionaleBandiera del Kurdistan orientale Popolazione[modifica | modifica wikitesto] Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (in curdo Partîya Karkerén Kurdîstan, sigla PKK; in turco: Kürdistan İşçi Partisi) è un partito politico e organizzazione paramilitare, sostenuto dalle masse popolari (prevalentemente agricole) del sud-est della Turchia, zona popolata dall'etnia curda, ma attivo anche nel Kurdistan iracheno.

In Turchia è un partito illegale. Inizialmente il gruppo si ispirava al marxismo-leninismo, rivendicando inoltre, similmente agli iracheni Partito Democratico Curdo (KDP o PDK) e Unione Patriottica del Kurdistan (KPU), ai partiti iraniani Partito Democratico del Kurdistan Iraniano e Partito per la Libertà del Kurdistan (PJAK), al siriano Partito dell'Unione Democratica (PYD) e altri partiti curdi minori, la fondazione di uno stato indipendente nella regione storico-linguistica del Kurdistan, a cavallo tra Turchia, Iraq, Iran e Siria.

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto] La vicenda Öcalan[modifica | modifica wikitesto] Partito Democratico del Kurdistan. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il Partito Democratico del Kurdistan, PDK, (in curdo: پارتی دیموکراتی کوردستان‎‎, Pārtī Dīmūkrātī Kūrdistān) è un partito politico curdo, attualmente guidato dall'attuale Presidente del Kurdistan iracheno, Mas'ud Barzani. La fondazione del PDK[modifica | modifica wikitesto] Fondato nel 1946 dal Mullah Mustafa Barzani, leader degli insorti curdi degli anni sessanta, esso ha rappresentato per due decenni l'unico partito militante per la causa curda. Il PDK e la sua lotta[modifica | modifica wikitesto] Il PDK e la Repubblica di Mahabad[modifica | modifica wikitesto] Il PDK e la sua lotta contro l'Iraq[modifica | modifica wikitesto] Al suo ritorno, Mustafa Barzani, che aveva comandato le forze militari della effimera Repubblica di Mahabad, radunò i suoi uomini sotto il suo comando, con un unico obiettivo: l'autonomia.

Il PDK oggi[modifica | modifica wikitesto] Il partito è diretto da Mas'ud Barzani, attuale Presidente del Kurdistan iracheno. Turchia, Erdogan: "L'America è stata scoperta da noi musulmani, non da Colombo" - Esteri. Altro che Cristoforo Colombo, l'America è stata scoperta ben tre secoli prima dai musulmani. E' questo ciò che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto al primo Summit dei leader musulmani dell'America latina, svoltosi a Istanbul. "Già nel 1178 i marinai musulmani arrivarono in America, tanto che Colombo, veleggiando davanti a Cuba, potè addirittura scorgere una moschea in lontananza", queste le affermazioni del presidente turco ed ex premier, Erdogan. Tanto vale il suo orgoglio nazionale da dichiarare una tale affermazione totalmente basata sul suo credo islamico, più che su teorie accreditate. Un'ipotesi non nuova - Il sito inglese dell'autorevole quotidiano turco Hurriyet, ricorda che la teoria di una moschea a Cuba era stata diffusa nel 1996 da Youssef Mroueh dell' "As-Sunnah Fundation of America".

TURCHIA La Corte costituzionale turca annulla la legge di Erdogan contro gli istituti scolastici privati. » 16/07/2015TURCHIALa Corte costituzionale turca annulla la legge di Erdogan contro gli istituti scolastici privatiEnnesimo capitolo della lotta del Presidente contro Gulen, l’imam autoesiliato negli Usa, capo del potente movimento Hizmet. I centri di istruzione privata, i “dershanes”, sono molto popolari e diffuse in Turchia: in 3.800 centri, essi raccolgono circa 1,2 milioni di studenti, che vi si preparano per vincere i concorsi di ingresso nelle scuole di élite e nelle università.

Ankara (AsiaNews/Agenzie) – La Corte costituzionale turca ha annullato la legge voluta dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che ordinava la chiusura dei centri di istruzione privata, i “dershanes” (nella foto), la maggior parte dei quali sono gestiti dal movimento Hizmet di Fethullah Gulen, l’imam autoesiliato negli Usa, grande rivale del presidente. Renzi erdogan affari italia turchia. Il sultano e il rottamatore hanno parlato di affari importanti.

Per l'Italia, quarto partner commerciale al mondo di Ankara (dopo Germania, Russia e Cina). E per la Turchia, potenza emergente del blocco euroasiatico che attrae grandi investimenti. LE SPARATE DI ERDOGAN? PRIMA GLI AFFARI. Matteo Renzi l'11 dicembre ha incontrato Recep Tayyip Erdogan glissando, con ogni probabilità, su quella che, tra le ultime rivendicazioni del presidente turco, più colpisce la storia e l'orgoglio italiano: «L'America», ha detto il leader islamista, «non fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492. Ma da marinai musulmani tre secoli prima». 1. Il premier italiano Matteo Renzi con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. © Ansa «Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati», declamò pubblicamente, parafrasando il poeta Ziya Gökalp e finendo agli arresti, nel 1998. 2.

Papa Francesco durante la visita in Turchia. © Getty 3. 4. Il manifesto. Le Iene - I SERVIZI NINA: Donne curde contro l’ISIS | Mediaset On Demand. DONNE CURDE CONTRO ISIS. Le donne curde nelle rivolte del Kurdistan settentrionale. Le donne in prima linea nella resistenza nella città curda di Silvan hanno annunciato di non voler più riconoscere l'autorità dello Stato Turco e di essere pronte a combattere fino a quando la città non sarà liberata. A partire dalla città di Silopi, diverse città in tutto il Kurdistan settentrionale (ovvero la regione interna alla Turchia) hanno proclamato l'autogoverno di fronte agli attacchi della polizia. Dopo le città di Cizre, Nusaybin, Yüksekova e Varto, anche Silvan, distretto della provincia di Diyarbakır, ha dichiarato l'autogoverno. Nei quartieri di Tekel, Mescid e Konak, la gente di Silvan si è impegnata negli sforzi per scavare trincee, sotto la guida della gioventù del quartiere.

Le giovani donne della città hanno assunto un ruolo chiave nello sforzo di tenere la polizia fuori dei quartieri, affrontando i turni di di guardia alle trincee e difendendo le zone amministrate. "Silvan non è solo. Tradotto da InfoAut, link originale da Kurdish Question qui. Guerriere Curde: chi sono, perché coombattono. Mentre le mogli islamicamente corrette dei guerriglieri dell’Isis sono velate dalla testa ai piedi e vivono rinchiuse tra le quattro mura di casa per dare il loro contributo al jihad con la completa sottomissione, a pochi chilometri da loro, nella provincia curda di Jazira, regione della Siria nord-orientale resasi praticamente indipendente negli ultimi anni di guerra civile, le donne imbracciano i fucili accanto agli uomini per difendere la loro terra. E ora la parità tra i sessi è anche sancita dalla legge: i leader che governano l’area (un curdo e un arabo) hanno infatti emanato un decreto in 30 punti per difendere e rafforzare i diritti delle donne, “uguali agli uomini in tutte le sfere della vita pubblica e privata”, incluso quelli relativi alle candidature per le cariche politiche, al lavoro, a uno stipendio equo e all’eredità.

Non è una novità per i curdi: il partito dei lavoratori (PKK) sostiene da sempre una società egalitaria e l’eliminazione del patriarcato. Turchia in piazza dopo la strage. Ankara: "L'Is dietro l'attentato" ANKARA - All'indomani dell'attentato alla marcia pacifista di Ankara in cui sono morte, secondo fonti curde, 128 persone (mentre per il governo le vittime sarebbero 95) e 508 sono rimaste ferite, la stampa turca riferisce che uno dei due kamikaze sarebbe stato identificato. Si tratta di un uomo di 20/25 anni. Secondo il quotidiano filo-governativo turco Yeni Safak gli inquirenti sarebbero riusciti a recuperare frammenti di impronte digitali dai resti dell'ordigno. Il giornale Haberturk riporta che la polizia turca sospetta che uno dei due attentatori possa essere il fratello più grande dell'attentatore suicida di Suruc, al confine con la Siria, dove il 20 luglio scorso morirono 34 persone.

Secondo il quotidiano Milliyet, l'altro responsabile della strage potrebbe essere una donna. La tensione nel paese resta comunque alta. Intanto questa mattina ad Ankara in migliaia sono scesi in piazza per commemorare le vittime della strage (vedi la diretta tv). undefined [x] undefined. Strage Ankara, Davutoglu: "Responsabili due jihadisti"

Non c'è ancora una rivendicazione ufficiale, ma per le autorità turche è l'Is il sospettato numero uno per il terribile attentato di sabato ad Ankara, costato la vita a un centinaio di persone (97 secondo il governo, di cui 91 identificate, 128 secondo le fonti curde). La conferma è arrivata dal primo ministro turco, Ahmet Davutoglu: "Se si esamina il modo in cui questo attentato è stato compiuto, noi consideriamo le indagini sul Daesh (acronimo arabo dell'Is) la nostra priorità", ha dichiarato Davutoglu durante un'intervista concessa all'emittente televisiva Ntv. "E' un tentativo di influenzare le elezioni del primo novembre e di gettare un'ombra sul loro risultato", ha poi aggiunto. Due uomini. Lo stesso Davutoglu ha anche confermato che l'attentato è stato compiuto da due uomini kamikaze: "Sono in corso test del dna e siamo vicini a un nome, molto probabilmente vicino allo Stato islamico", ha confermato il primo ministro.

Mehmet Hayta [x] I bambini uccisi. Dimissioni del ministro. Ankara, strage al corteo pacifista, quasi 100 morti. In migliaia in piazza contro il governo. Il più sanguinoso attacco terroristico nella storia della Turchia ha colpito una marcia per la pace nella capitale Ankara ad appena 20 giorni dalle cruciali elezioni politiche anticipate. Due violente esplosioni in pochi secondi e a pochi passi dalla stazione ferroviaria, le vittime almeno 97, oltre 400 i feriti. Secondo il patiro-curdo le vittime sarebbero invece 128. In migliaia si erano radunati nel centro della città per chiedere di fermare l'escalation del conflitto con il Pkk curdo e riaprire i negoziati di pace. Nessuna rivendicazione ha fatto sapere il governo che parla di un probabile attacco kamikaze, probabilmente due persone. Un attentatore sarebbe stato identificato: secondo la stampa locale si tratta di un uomo tra i 25 e i 30 anni.

"È l'episodio più doloroso della storia della Repubblica" ha commentato il premier turco, Ahmet Davutoglu e ha indicato come potenziali sospetti Isis e Pkk ma anche le sigle di estrema sinistra Dhkp-c e Mlkp. Turchia: curdi, altissima tensione a Ankara.