Tesina maturità, idee

TwitterFacebook
Get flash to fully experience Pearltrees
http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga

Coda lunga

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. L'espressione coda lunga , in inglese The Long Tail , è stata coniata da Chris Anderson in un articolo dell'ottobre 2004 su Wired Magazine [1] per descrivere alcuni modelli economici e commerciali, come ad esempio Amazon.com o Netflix . Il termine è anche utilizzato comunemente nelle scienze statistiche , ad esempio per definire modelli di distribuzione della ricchezza e di usi lessicali.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. La produzione paritaria o produzione sociale o produzione orizzontale (dall'inglese Commons-based peer production o social production ) è un termine coniato dal professore Yochai Benkler della Scuola di legge di Harvard per descrivere un nuovo modello economico di produzione nel quale l'energia creativa di un grande numero di persone è coordinata (di solito con l'aiuto di Internet ) in grandi e significativi progetti per lo più senza la tradizionale organizzazione gerarchica (e spesso, ma non sempre, senza o con una compensazione finanziaria decentralizzata). Il termine fu introdotto nel suo articolo Coase's Penguin . Il suo libro La ricchezza della rete del 2006 estende significativamente queste idee. http://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_paritaria

Produzione paritaria

http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Cultura/Domenica/2011/intervista-helguera/Intervista-Helguera.php

Pablo Helguera: "L'arte partecipativa dal MoMa a Bologna" - Cultura - Il Sole 24 ORE

Il direttore del dipartimento educativo del MoMa di New York Pablo Helguera racconta la sua esperienza di educatore culturale e spiega cosa significa fare arte partecipativa nel XXI secolo. Helguera ha vinto la prima edizione del Premio internazionale di arte partecipativa - promosso dall'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna in collaborazione con LaRete Art Projects e goodwill - con il progetto Ælia Media: una stazione radio mobile che inizierà le trasmissioni il 15 ottobre.
Pablo Helguera - Ælia Media Vorrei prima fare due distinzioni: la prima riguarda la differenza fra oggetti e processi. Mi sembra che ‘arte partecipata’, visto che utilizza una forma grammaticale che sembra riferirsi a un dato di fatto definitivo e concluso, si dovrebbe applicare a oggetti prodotti insieme a un gruppo. L’aggettivo ‘partecipativo’, applicabile anche ad azioni in corso, invece, mi sembra più adeguato a descrivere i processi. Una grande scultura di Pinocchio in una piazza fiorentina – creata da un gruppo di persone, ognuna delle quali ha portato una confezione di cubetti di zucchero per posizionarla dove indicava l’artista e per creare tutti insieme questo dolce pupazzo – la chiamerei in un primo istante ‘arte partecipata’. ‘Partecipativo’, invece, è un aggettivo che si applica al lavoro in corso.

Che cosa non è arte partecipativa?

http://www.artribune.com/2012/04/che-cosa-non-e-arte-partecipativa/
http://www.ragionpolitica.it/testo.153.html La pubblicità è un forma d'arte oppure l'arte è già di per sé una multiforme attività pubblicitaria? Come sarà la pubblicità del futuro? Così avvolgente e perfettamente aderente alla realtà da non poter più distinguere la distinzione fra messaggio pubblicitario e segno artististico? E, in questo caso, sarà ancora possibile parlare di pubblicità? Per quanto riguarda l'arte: confluirà totalmente nella pubblicità, rinunciando al suo statuto di attività autonoma?

Arte e pubblicità

http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=16664 L’indagine che pongo in essere in questo lavoro vede come oggetto il nostro tempo che vive il protagonismo dell’immagine. Si tratta di un tempo che ha annientato il mondo del romantico che celebrava la grandezza dell’arte e la verità della bellezza e della poesia ma che di recente ne ha riscoperto il volto assoluto ed autentico mettendo in campo tutto il suo potenziale scientifico e tecnologico che lega la bellezza all’idea di positività di una qualità che esprime un sentimento positivo di fronte agli eventi della vita. L’indagine parte dall’analisi dell’arte come espressione del sentimento personale dell’artista che attraverso i vari stadi della vita dall’infanzia alla maturità, giunge alla realizzazione della grande arte. L’indagine prosegue con l’analisi dell’arte come espressione di un io altrui commissionato e stilizzato secondo i canoni accademici del tempo, lontano all’espressione di un proprio io.

Tesi di Laurea - Arte e Pubblicità: evoluzione, utilizzo e sfruttamento dell'arte nella comunicazione pubblicitaria

“Buongiorno, mi chiamo Marcin Jakubowski , ho 38 anni e sono un agricoltore tecnologo”. Così l’uomo che ha inventato il trattore open source si è presentato lo scorso febbraio al pubblico del Ted (vedi video in basso). Con macchine costruite in garage sta allestendo un civilization starter kit per creare villaggi autosufficienti muniti di tutti i comfort della vita moderna. http://life.wired.it/news/designarchitettura/2011/11/10/marcin-jakubowski-open-source-ecology-villaggio.html

Nella nuova fattoria open source

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Arte_collaborativa Per arte collaborativa si intende un processo creativo, organizzato da un ideatore più o meno intenzionale, al quale alcune persone partecipano attivamente per creare un'opera finale. Una delle caratteristiche fondamentali dell'arte collaborativa rispetto a quella tradizionale è l'attenzione spostata sul momento della creazione più che sulla fruizione dell'opera compiuta. Il pubblico può partecipare, in una relazione di creazione dell'opera e non solo di fruizione.

Arte collaborativa

Luciana Andreani, Arte e Pubblicità

L'esistenza di un rapporto molto stretto fra arte e pubblicità è a questo punto indiscutibile. Sia nel passato che nel presente ci sono stati artisti che hanno lavorato per la pubblicità e con la pubblicità nelle loro opere d'arte; oltre a ciò si assiste nel contemporaneo alla presenza di pubblicità, sia sotto forma di spot che su carta stampata, che sono entrate a far parte della sfera artistica al punto che alcune di esse, oltre ai famosi manifesti tra cui quelli di Lautrec e Depero, sono state esposte in musei tra i quali il Louvre, ad esempio, che ospita una collezione di manifesti stampati della campagna "Esselunga" prodotta dalla famosa agenzia Armando Testa. http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_3/9.htm

The digital economy and the age old problem of immaterial labor « Raincoat Optimism

The digital economy, and it’s main drivers in the knowledge industry, have opened up some rather unorthodox questions for economists who theorise the value of an individual’s labor. However they are not new questions; Karl Marx himself differentiated a person’s abstract from concrete labor in order to extrapolate what he called the “provision of time for the production of value regardless of the useful qualities of the product”. From this perspective it almost looks as though Marx anticipated the difficulty dealing with abstract labor in the knowledge and digital economy, although for some, the opposite is the case. http://raincoatoptimism.wordpress.com/2010/11/29/the-digital-economy-and-the-age-old-problem-of-immaterial-labor/

Ikoniadou, Immaterial Labour in the Digital Economy

Eleni Ikoniadou In the nineteen sixties, Canadian media guru Marshall McLuhan challenged the general assumptions about communication technologies, with his accurate predictions about the impact of the electric light enabling the immediate processing of information. McLuhan's assertion was that electric speed would eventually "compress" our globe to the size of "a village [and] bring all social and political functions together in a sudden implosion."[1] Accelerated rhythms of technological development have triggered the digitalization of the media that has affected the way we live at every level. However, digitalization is never merely a technological process, but a social and cultural one as well, which can potentially affect and even alter our perception of knowledge, power relations, the nature of labour and even our own bodies.
The door of a dry-cleaner-size storefront in an industrial park in Wareham, Massachusetts, an hour south of Boston, might not look like a portal to the future of American manufacturing, but it is. This is the headquarters of Local Motors , the first open source car company to reach production. Step inside and the office reveals itself as a mind-blowing example of the power of micro-factories. In June, Local Motors will officially release the Rally Fighter , a $50,000 off-road (but street-legal) racer. The design was crowdsourced, as was the selection of mostly off-the-shelf components, and the final assembly will be done by the customers themselves in local assembly centers as part of a “build experience.” Several more designs are in the pipeline, and the company says it can take a new vehicle from sketch to market in 18 months, about the time it takes Detroit to change the specs on some door trim.

In the Next Industrial Revolution, Atoms Are the New Bits | Wired Magazine

While the global financial meltdown and its aftershocks have unleashed a flood of indignation, condemnation, and protest upon Wall Street, the crisis has exposed a deeper distrust and implacable resentment of capitalism itself. Capitalism might be the greatest engine of prosperity and progress ever devised, but in recent years, individuals and communities have grown increasingly disgruntled with the implicit contract that governs the rights and responsibilities of business . The global economy and the Internet have heightened our sense of interconnectedness and sharpened our awareness that when a business focuses only on enriching investors, managers view the interests of customers, employees, communities—and the fate of the planet—as little more than cost trade-offs in a quarter-by-quarter game. It’s time to radically revise the deeply-etched beliefs about what business is for, whose interests it serves, and how it creates value.

Reimagining capitalism—as principled, patient, and truly social

Open innovation is good for business

Open innovation is an area only beginning to enter mainstream enterprises, despite years of success in open source communities. It allows people both inside and outside the company to get involved and collaborate on new products and processes that result in beneficial change. Dr. Andrew McAfee, who coined the term " Enterprise 2.0 ," recently highlighted " open innovation " as an area ripe for mainstream business adoption.

Ma Twitter serve veramente?

Esiste da sei anni, ma da noi è esploso negli ultimi mesi. Scatenando anche aspre polemiche. C'è chi lo accusa di essere un inutile cicaleccio. Ma tutto dipende da come lo si usa. L'analisi di un fenomeno