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Tesina Arte - " Graffiti art"

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15 february 2014

Tesina Arte - " Graffiti art"

Si denomina "Muralismo" una forma d'arte visiva realizzata su superfici murarie, una forma d'arte a grande valenza ideologica, rivolta alla collettività che la ospita, in grado di essere fruita da larghi strati di popolazione: i murales sono in genere opere di grandi dimensioni collocate in spazi pubblici molto frequentati, i temi sono prevalentemente narrativi, il linguaggio dichiaratamente realista e raccontano in chiave epica episodi che riguardano la comunità, celebrando in un lessico semplice e comprensibile fatti appartenenti alla storia passata, ma anche alla saga popolare, al racconto orale, alla memoria collettiva. La manifestazione più nota del Muralismo nasce in Messico, negli anni '20 della guerra civile, dove una pittura istintiva, legata alle radici pre-ispaniche, contrapposta all'aristocratica pittura da cavalletto, propone una rivoluzione formale che riecheggia la rivoluzione politica di quegli anni con precisi intenti educativi, in una visione democratica sia della società che dell'arte che essa esprime.

Il murales è infatti un'arte collettiva a funzione comunicativa che appartiene a chi la guarda, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, non riconosce gli angusti limiti della tela, i racchiusi spazi dei musei, è un'arte per la folla, per l'uomo della strada, per chiunque passi in un luogo, un'arte sociale che può contribuire alla crescita di un paese e della sua cultura. Il maggior esponente fu Diego Rivera che sposò Frida Kahlo. Frequentò Pablo Ricasso per cui artisticamente nasce come cubista ma trovò la sua più ampia ispirazione nell’adesione agli ideali rivoluzionari del Messico, alla cui propaganda contribuì attivamente con murales ispirati alla storia antica e recente del suo Paese.

IL GRAFFITISMO Mentre il Muralismo, vero e proprio mezzo di denuncia sociale, si diffonde anche in Uruguay, Argentina e soprattutto nel Cile di Salvador Allende, verso gli anni '30 Rivera, Siqueiros e Orozco si trasferiscono dal Messico negli Stati Uniti, dove esportano la loro esperienza artistica. Da questa commistione culturale prende l'avvio un fenomeno artistico di portata mondiale, il graffitismo metropolitano, che pur avendo, rispetto al murale messicano, sostanziali differenze di fondo, formalmente tuttavia ha con esso strette analogie. Come il murale, il graffito è espressione di protesta, soprattutto giovanile e generazionale, vuole appropriarsi dello spazio pubblico per trasmettere un messaggio forte ed esteso, ma nasce non con intenti narrativi, bensì legato al lettering, alla pittura segnico-calligrafica in senso stretto, dato che il risultato grafico deriva, almeno in origine, dal disegno di varie lettere (quelle che compongono il nome del writer, della gang di appartenenza, del quartiere ecc..) con effetto tridimensionale.

Il popolo dei graffitisti nasce così dalla periferia urbana prevalentemente nera o ispano-americana dei quartieri degradati del South Bronx. I "tags" (così vengono chiamate in gergo le firme dei graffitisti) si sviluppano soprattutto nelle metropolitane dove transitano un gran numero di persone. E' subito chiaro che il graffito è strettamente legato alla metropoli e al disagio metropolitano infatti molti artisti anonimi avevano scelto i grandi spazi lasciati vuoti dal degrado urbano o dalle strutture d'uso della città (metropolitana) per esprimere una loro idea di plasticità e decoro. Dopo qualche anno - siamo già alla fine degli anni Settanta - si passa ai muri. E il disegno diventa più complesso e articolato. l’arte del graffito risponde ad un’autentica esigenza espressiva, alla rivendicazione di un proprio diritto alla parola. Il graffito contrappone all’impersonalità e all’oggettività dello stile adottato dai “bianchi” una modalità espressiva cromaticamente aggressiva. Le pareti ed i convogli della metropolitana diventano il supporto ideale per i colori industriali utilizzati per rappresentare i colori della vita, accesi e sbiaditi al tempo stesso, a volte sovrapposti gli uni agli altri come manifesti sui pannelli. I muri sono decorati con un linguaggio grafico fatto di immagini e parole - slogan politici, frasi erotiche, richiami ermetici - tracciate con bombolette spray, che danno vita ad un intreccio tra le forme d’arte più disparate. I turisti europei colpiti da questo fenomeno lo importano in Europa. Ma il grande veicolo di quest'arte è l'hip-hop e le migliaia di giovani che seguono questo movimento. Film, videocassette e libri descrivono e diffondono la cultura della musica rap, della break dance e dei graffiti, rendono famosi personaggi come Africa Bambata, Phase 2, Blade e Lee.

Dai primi Anni '80, dopo un famoso documentario ad esso dedicato (StyleWars) e la proiezione di un film dedicato allo stile dei writers, il graffitismo si diffuse anche in Europa a partire dalle città di Amsterdam e Parigi per arrivare poco dopo alla Germania, alla Spagna e alla Svezia. Diventando più internazionale la graffiti art si è sviluppata in stili più complessi ed evoluti come lo Wild Style fondato sempre su lettere e numeri combinati e legati tra loro fino a diventare macchie di colore, si riconoscono personaggi dei cartoni animati (puppets) e si individua così un'atmosfera parallela, un mondo artistico underground completamente scisso dalla realtà. Si parla a questo punto di Street Art, l'arte della strada, riconoscendo con questo termine una vera e propria forma d'arte superando il concetto della firma identificativa e approdando all'idea di un'opera interamente contestualizzata nella città. Per alcuni, ancora oggi, il graffitismo viene inteso come una forma di vandalismo, in particolar modo quando si vedono imbrattati anche monumenti e opere architettoniche che possedevano una loro identità storica ma con il passare dei decenni dalla dura repressione si è giunti ad alcuni compromessi utili sia per gli artisti che per le amministrazioni. Qualche comune decide di mettere a disposizione dei writers delle superfici o delle zone particolarmente spoglie del quartiere per poter dar loro la possibilità di espressione e al contempo favorire una valorizzazione del territorio. Un chiaro esempio di questa tendenza è sicuramente la East Side Gallery che può essere considerata la più grande galleria d’arte “open air” del mondo. Si tratta del più lungo tratto (circa 1,3 km) del muro di Berlino, o almeno di quella parte rimasta intatta nella sua posizione originale. Essa costituisce, grazie ai suoi graffiti ad opera di numerosi artisti provenienti da tutto il mondo, un vero e proprio simbolo di libertà e di pace. La East Side Gallery è, infatti, interamente tempestata di murales, tutti dipinti sulla parte orientale del muro. Uno spazio espositivo che sviscera fino a diventare un vero e proprio inno alla libertà e da ogni tipo di totalitarismo, un inno alla pace che dall’ormai lontano 1989 ha demolito i confini che dividevano l’Est dall’Ovest.

Chris Mac Lean è l’artista scozzese che ha creato il primo murale e, successivamente, numerosissimi sono stati i contributi che hanno reso il muro così conosciuto per i colori sgargianti e le diversissime immagini che lo caratterizzano. Fra i graffiti presenti, i più noti sono quelli del bacio fra Erich Honecker ed Est Leonid Brežnev ad opera di Kani Alavi,

quello della Trabant che squarcia il muro, realizzato da diversi artisti tedeschi e “Dio mio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale” dell'artista russo Dmitrij Vrubel. In seguito alla distruzione di alcuni graffiti dipinti sul muro,la galleria open air si trova coinvolta in un misterioso intrigo di copyright. Molti dei murales, infatti, sono stati coperti da altre pitture o graffiti senza il permesso degli artisti originali. Ciò ha fatto scattare una serie di querele da parte di numerosi “graffitari” contro la città di Berlino, accusata di aver gestito male i lavori di restauro e di aver permesso un simile scempio. Molti artisti chiedono, infatti, il risarcimento per l’alterazione dei loro dipinti durante i lavori di restaurato effettuati nel 2008-2009 per celebrare il ventesimo anniversario della caduta del muro. Inizialmente il Consiglio di Berlino aveva offerto per ciascun artista circa tremila euro per ricreare i loro graffiti ma gli artisti hanno ritenuto che l’importo era troppo basso e hanno così deciso di far causa al Consiglio.

Una strana controversia di copyright che rischia, dunque, di creare un vero e proprio dibattito sull’arte dei graffiti. Dipinti anch’essi da tutelare. Dipinti portavoce di quell’arte di strada che ha portato all’incontro di culture appartenenti a mondi diversi ma, da un punto di vista artistico, capaci di amalgamarsi. Dipinti metafore di libertà, di democrazia, ma anche di gioia e di disagio.

DIZIONARIO

• Bombing. Ovvero bombardare di vernice un muro, un vagone. L'esecuzione non dura più di un paio d'ore e consiste in un primo "schizzo", poi riempito di colori.

• Bubble style. Ingrandimento esagerato e deformazione delle lettere dei messaggi che compongono il disegno. Tecnica inventata dai mitici "Phase 2" di New York.

• Block style. Graffiti in cui le lettere sono dritte, semplici e squadrate, con effetto blocco (genere opposto al più confuso "wild style").

• Caps. Sono i tappi delle bombolette. Ce ne sono di differenti misure a seconda dell'effetto che si vuole ottenere. I "fat caps" servono ad ottenere una riga larga mentre per linee più sottili si utilizzano i "thin caps".

• Outline. Contorno delle lettere.

• Piece. E' l'opera, il "pezzo" realizzato dal graffitista. Se è di dimensioni molto importanti si chiama "masterpiece".

• Puppets. Sono i graffiti che rappresentano pupazzi, ispirati spesso alla cultura dei fumetti.

• Nitex. La migliore marca di bombolette spray per dipingere.

• Tag. E' il marchio che dà la paternità di un graffito al suo autore. Spesso serve anche per delimitare i territori delle bande aerosol.

• Throw up. L'esecuzione più semplice, la scritta è comprensibile ed eseguita molto velocemente.

• Wild Style. Il genere, nato negli anni '70, più complicato da leggere. Le lettere vengono deformate, colorate e si inseriscono ombre, tagli, spirali, frecce, bolli, rettangoli.

• Writers. E' il termine che si sono dati i graffitisti newyorkesi. Di solito riconoscono nel loro messaggio anche un'espressione artistica.